“Testa Plastica” dei Prozac+: come combattere la solitudine

Articolo di Alberto Maccagno

Nel 1996, per la famosa etichetta indipendente Vox Pop, venne pubblicato Testa Plastica, la prima “fatica” dei Prozac+.

Musicalmente, è difficile definire questo album (così come anche la successiva produzione della band) “pop punk”, soprattutto per via della prima parola di questo contraddittorio binomio.

Certo, non mancano i cantati melodici e i giri di chitarra più catchy, ma la venatura “pop” è ampiamente compromessa dai contenuti delle canzoni e dagli episodi più hardcore e potenti.

Fin dall’apertura del progetto, col brano Diversi, vengono messe in luce alcune delle caratteristiche principali del trio: la voce soave e sensuale di Eva Poles, la ripetizione ossessiva di una o più parole al fine di rendere vivido l’immaginario poetico dei testi, i devastanti giri di basso di Elisabetta Imelio e la “grinta” creativa di Gian Maria Accusani.

Il disco segue il filo rosso del punk anni ’90, proveniente dalla California, per la quasi totalità delle canzoni in esso contenute, con l’eccezione di momenti più energici e crudi come Sceglimi o la goliardica e “improvvisata” Testa Plastica (che fa anche da title track).

Nella sua semplicità, comunque, il lavoro compositivo del gruppo si conferma impeccabile, con tutti gli strumenti che si sposano tra di loro alla perfezione, andando a creare un concept sonoro uniforme e profondamente godibile.

L’aspetto lirico è determinante: l’immaginario “poetico”, se così vogliamo definirlo, dei Prozac+ (che rimbalzerà in seguito anche ai Sick Tamburo) risulta sempre piuttosto toccante, emozionale e sofferente, ma occorre una certa predisposizione all’ascolto e un filo di sensibilità (che non guasta mai) per coglierne tutte le sfumature.

Non manca, tra gli argomenti trattati, la droga (in brani come Niki, Legami, Pastiglie e Senja), la quale viene però chiamata in causa sempre come un “pretesto” per raccontare storie di emarginazione sociale, dipendenza emozionale da farmaci, incomprensione, senso di abbandono e solitudine.

Tutti questi sotto-temi vengono sviscerati ulteriormente e intensamente in Niente, Prima o Poi, Sola e, soprattutto, Sto Cadendo, capitolo più sofferente e emotivamente coinvolgente dell’intero LP.

Degni di menzione sono anche Rendimi La Vita, racconto decadente e quotidiano che culmina nel peggiore dei modi possibili, ossia con la scomparsa della persona amata e conseguentemente di una parte di sé, e Sceglimi, che, con la sua atmosfera aggressiva e tagliente, tratta il tema delle tentazioni.

Vi sarà facile, quindi, constatare come quasi tutti i pezzi presenti nel lavoro siano meritevoli di citazione dal punto di vista della scrittura, caratteristica più che rara nel panorama musicale, anche indipendente, italiano (e non solo).

La vocalità di Eva Poles si dimostra, quindi, perfetta per dare un colore vellutato ma carico di sfumature a tutte queste tematiche, riuscendo (ovviamente con l’apporto decisivo delle strumentali) a far scivolare piacevolmente, sotto un sottile velo di malinconia e disagio, i versi e le parole da lei cantate per tutta la durata dell’opera.

Insomma, i Prozac+ sono stati una delle pagine più belle del punk e del rock alternativo nostrano e la loro eredità brilla ancora di luce propria, luccichio perfettamente riscontrabile in lavori come Testa Plastica, un’ottima guida su come combattere la solitudine (se non ora, quando?).

TRACKLIST:

01. Diversi

02. Niki

03. Legami

04. Pastiglie

05. Rendimi La Vita

06. Niente

07. Senja

08. Sola

09. Prima o Poi

10. Sceglimi

11. Sto Cadendo

12. Testa Plastica

FORMAZIONE:

Eva Poles – voce.

Gian Maria Accusani – chitarra, batteria e voce (in “Testa Plastica”).

Elisabetta Imelio – basso.

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