Giovanni Falcone e “il senso dello Stato”

Articolo di Merelinda Staita

“Il senso dello Stato”, come scrive lo storico Rosario Romeo, appartiene ad un funzionario cosciente di essere al servizio del Paese e fa di tutto per rispettare, e far rispettare, le leggi e gli ordinamenti. Tantissime le personalità importanti che, per onorare questo principio e compiere il proprio dovere, sono state uccise dalla mafia.

Oggi, 23 maggio 2020, ricorre l’anniversario della strage di Capaci e chi non ricorda la strage di Capaci? Sono trascorsi 28 anni da quando uno dei più grandi servitori dello Stato è stato assassinato, sto parlando di Giovanni Falcone.

Ricordo ancora quel pomeriggio dell’ormai lontano 1992, avevo solo 12 anni, e rimasi sconcertata dalle immagini che i telegiornali continuavano a trasmettere ora per ora. La mia famiglia, incredula e attonita, continuava a parlarne a cena e a seguire ogni notizia che arrivava, in maniera concitata, durante tutta la sera. Tante le edizioni speciali e tanto il dolore della Sicilia e dell’Italia intera. Ricordo le lacrime delle persone intervistate e le loro espressioni d’angoscia.

Proprio così Giovanni Falcone, magistrato impegnato nella lotta contro Cosa Nostra, è stato ucciso, il 23 maggio 1992, in un attentato, insieme alla moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e a tre uomini della scorta: Rocco Dicilo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.

L’attentato fu compiuto mediante esplosivo (500 Kg di tritolo) da almeno cinque esecutori materiali, sull’autostrada A29, presso lo svincolo di Capaci (da cui il nome “strage di Capaci”), mentre Falcone e i suoi accompagnatori rientravano a Palermo dall’aeroporto di Punta Raisi.

I mafiosi, rinchiusi nel carcere dell’Ucciardone, festeggiarono il “magnifico” risultato ottenuto, dopo il fallimento di un precedente tentativo (1989), il loro nemico storico era stato finalmente eliminato.

Falcone, da sempre in “prima linea”, coordinatore delle indagini e tenace accusatore nei più importanti processi di mafia tenuti a Palermo fin dagli inizi degli anni Novanta, in che cosa credeva? Credeva in un insieme di norme etiche, scelte di vita e di emozioni per cui un funzionario della pubblica amministrazione, sia egli magistrato o ambasciatore, prefetto o professore, medico o bibliotecario, questore o ufficiale dei carabinieri, è cosciente di essere al servizio del popolo e del Paese e per questo motivo cerca di impegnarsi con la massima onestà, al di là dei propri interessi personali, del proprio credo religioso, della propria idea politica. Una regola per rispettare la quale in Italia sono morte centinaia e centinaia di persone.

Lo stesso senso dello Stato avevano, infatti, gli uomini della scorta di Falcone che, pur conoscendo i rischi cui andavano incontro, svolgevano ogni giorno il proprio dovere senza paura e senza abbassare la testa. Purtroppo pagarono il loro coraggio con la vita.

La stage di Capaci segnò uno dei punti più intensamente drammatici della lotta alla mafia e fu seguita a poca distanza, il 19 luglio, da quella di Via D’Amelio, pure a Palermo, nella quale mediante un’auto imbottita di esplosivo furono uccisi il magistrato Paolo Borsellino, amico e collega di Falcone, e i cinque agenti della sua scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina.

Per le due stragi si ebbero successivamente varie condanne, ma le indagini svolte per identificarne i veri mandanti e i possibili intrecci con la politica, ancora oggi, vanno approfonditi e studiati.

Quest’anno la ricorrenza, in emergenza Covid 19, ha certamente un sapore diverso. Non ci saranno sfilate, manifestazioni in piazza per ricordarlo e non potremo abbracciarci in maniera solidale e fraterna. Ma la gente non dimentica un evento che ha segnato la storia, la vita e il cuore dei Siciliani e dell’Italia intera. Il web lo ricorda con affetto e con iniziative che si svolgeranno online nelle “piazze virtuali.”

Mi piace ricordare Giovanni Falcone attraverso queste sue parole: “Credo che ognuno di noi debba essere giudicato per ciò che ha fatto. Contano le azioni non le parole. Se dovessimo dar credito ai discorsi saremmo tutti bravi e irreprensibili…”

Come dargli torto? I fatti contano più di ogni parola. Falcone ha donato la sua vita perché: “Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta.”

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