Coronavirus: confini e frontiere in tempi di crisi

Articolo di C. Alessandro Mauceri

Il problema dei “confini” e delle “frontiere” in tempi di crisi è forse uno degli più delicati emerso nelle ultime settimane. “L’unica conclusione che puoi raggiungere sul perché tacciono è che fintanto che i confini saranno rafforzati, gli obblighi in materia di diritti umani potranno essere comodamente ignorati”, ha affermato la rappresentante di una organizzazione umanitaria. “Tutti sono felici dell’ampliamento di Schengen per motivi commerciali. Poco importa se i rifugiati e i migranti vengono sacrificati […]

Negli ultimi giorni, l’Italia è stata messa sotto un fuoco incrociato da parte di molti paesi della cosiddetta e sempre più fantomatica “Unione” europea. L’accusa rivolta da molti paesi europei (non solo UE) all’Italia riguarda chiaramente il modo in cui è stato gestito il problema Covid-19. Per questo motivo molti hanno chiuso le frontiere ai cittadini da e per il Bel Paese, causando danni economici enormi al turismo del Bel Paese proprio quando stava cercando di capire se e come è possibile ripartire.

Eppure in molti di questi paesi, però, la pandemia non è stata gestita in modo migliore alle frontiere. Anzi. Cartina di tornasole, come in molti altri settori, per quello che da anni ormai è un tema bollente: i migranti.

La Spagna è il paese europeo in cui arriva il maggior numero di migranti. Molti finiscono a lavorare nell’agricoltura che sopravvive proprio grazie ai lavoratori extracomunitari, molti privi di documenti che vivono in condizioni terribili, a volte costretti a vivere in rifugi di cartone e plastica, senza facile accesso a cibo o acqua corrente. Circa la metà dei prodotti agricoli spagnoli attraversa ogni giorno le frontiere diretta a mercati esteri (il 93{4b17928d5b020eda99092df6404d8c5fed75328874c76bb9411b476d5f081a38} è destinata  a paesi UE). Da tempo, alcune associazioni, come  Ethical Consumer, denunciano le condizioni di sfruttamento dei lavoratori extracomunitari in Spagna, specie dopo la diffusione del Covid-19: molti lavoratori temono di non essere protetti contro il virus, sia negli insediamenti dovo sono alloggiati che mentre lavorano fianco a fianco nelle fattorie. Philip Alston, relatore delle Nazioni Unite, dopo la sua visita in Spagna ha presentato una relazione fortemente critica circa le condizioni per i lavoratori migranti. “Ho visitato aree che sospetto che molti spagnoli non riconoscessero come parte del loro paese”, ha detto Alston. “A Huelva, ho incontrato lavoratori che vivono in un insediamento di migranti in condizioni che rivaleggiano con il peggio che abbia mai visto in tutto il mondo. Sono a chilometri di distanza dall’acqua e vivono senza elettricità o servizi igienici adeguati”. Lo stesso ha fatto la Caritas spagnola: “Nei campi e in molti impianti di trasformazione alimentare, i lavoratori si sforzano l’uno vicino all’altro senza dispositivi di protezione”. 

Il secondo paese europeo per numero di migranti in entrata è la Grecia. Nei giorni scorsi il governo di Atene ha deciso di aprire le frontiere ai turisti provenienti da 29 stati, ma non ai turisti italiani (limite cancellato ma con condizioni dopo le proteste del governo Conte). Ma anche in Grecia la gestione dell’epidemia da Covid-19 e i flussi di migranti mancano di lati oscuri. Da anni alcuni centri di accoglienza appaiono più come discariche umane che violano ogni diritto internazionale e dove i  migranti sono accumulati in attesa di essere trasferiti oltre confine. Qui, il concetto di sicurezza è una mera chimera: solo pochi giorni fa un bambino ha perso la vita in un incendio scoppiato nel “campo profughi”. Dimitra Kalogeropoulou, direttore nazionale dell’International Rescue Committee (IRC) in Grecia , ha dichiarato che “è necessario fare di più per il sovraffollamento e le cattive condizioni” nei campi profughi di Lesbo e Mikonos dove “i rifugiati che vivono nei campi hanno modi limitati di proteggersi dal coronavirus”. L’unica soluzione che ha trovato il governo greco è stata chiedere ad altri paesi europei di accogliere parte dei migranti. Nelle scorse settimane alcuni di loro sono partiti per la Germania e il Belgio. Anche il Regno Unito ha organizzato un volo di persone provenienti da Atene (ma solo in base alle leggi sul ricongiungimento familiare).

Regno Unito che, dopo il fallimento della tecnica dell’ “immunità di gregge” voluta dal primo ministro Johnson e costata la vita non si sa a quante persone, ha deciso di adottare il lockdown. Chiudere tutto non ha impedito ad uno dei tanti problemi sociali di cui soffre il Regno Unito di uscire fuori dal territorio e attraversare i confini. L’organizzazione per i diritti delle donne IKWRO  ha denunciato il rischio di un aumento esponenziale durante gli ultimi mesi dei casi di matrimoni infantili. Pare che le autorità non siano nemmeno in grado di sapere quanti sono esattamente i casi in Inghilterra e nel Galles dato che nel 56{4b17928d5b020eda99092df6404d8c5fed75328874c76bb9411b476d5f081a38} dei dipartimenti responsabili dell’assistenza sociale dei bambini mancherebbe qualsiasi dato relativo a minori a rischio di matrimonio infantile. Le ultime stime, risalenti al 2018, parlano di 1.764 casi di possibili matrimoni forzati. I dati per il 2019 non sono mai stati pubblicati. Dopo, specie durante la pandemia, il nulla.

Problemi per i minori durante il Covid-19 sono emersi anche nei paesi della ex Jugoslavia. Qui, l’organizzazione Human Rights in Childbirth (HRiC) ha pubblicato un rapporto contenente prove che l’assistenza sanitaria durante la maternità sarebbe stata minata dalla pandemia: molte neo-mamme sarebbero state costrette a lasciare l’ospedale per lasciare spazio ai pazienti di Covid-19 e avrebbero potuto rivedere il proprio bambino solo dopo settimane. “Invece di un abbraccio, sono andato a casa a mani vuote solo con la testa piena di domande”, ha dichiarato una di loro, “Ogni giorno senza il mio bambino stava togliendo la mia forza e danneggiando la mia salute mentale”. Anche l’associazione Women’s Circles avrebbe criticato duramente il governo per aver consentito agli ospedali di applicare regole arbitrarie in mancanza di norme chiare al riguardo. Oltre 4.500 persone hanno firmato una lettera aperta al governo avvertendo che la separazione dei bambini prematuri dai loro genitori è una violazione dei diritti umani.

Un problema che si sarebbe verificato anche in Polonia, dove secondo Dignity Foundation sarebbe stato raccomandato di separare le madri positive al Covid-19 dai loro neonati e di allattare al seno “con cautela”.

Tra i paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo, non si placano le polemiche sulle procedure di salvataggio/accoglienza dei migranti da parte delle autorità maltesi. L’ultimo caso risale  a pochi giorni fa: forze armate maltesi avrebbero allontanato una barca di migranti delle acque maltesi minacciandola con le armi e imponendole di raggiungere l’Italia, dopo aver fornito carburante e coordinate GPS per giungere in Italia. Pochi giorni fa l’autorevole The Guardian e il quotidiano Avvenire hanno pubblicato un’esclusiva con le dichiarazioni dei migranti e i video di una nave delle Forze Armate di Malta (AFM): dalle immagini emergerebbe il rifiuto di assistere (come prevede anche il diritto marittimo) decine e decine di persone saltati in acqua dal gommone su cui si trovavano nel tentativo di raggiungere la barca militare per ricevere soccorsi. “Ci hanno dato giubbotti di salvataggio rossi, un nuovo motore e carburante e ci hanno detto che ci avrebbero mostrato la strada per l’ Italia . Poi ci hanno puntato le pistole e ci hanno detto: “Ti diamo 30 minuti”, ha dichiarato al Guardian uno dei migranti dopo il suo arrivo ​in Sicilia. Un comportamento non nuovo quello delle autorità maltesi che “hanno spesso eluso gli obblighi stabiliti nelle convenzioni internazionali in materia di salvataggio in mare”.

I casi di violazioni dei diritti umani e degli accordi internazionali in molti altri paesi europei non si contano più. In Bosnia Erzegovina, stando a quanto riportato dal Guardian, 29 delle 33 persone intervistate dal Danish Refugee Council (DRC), uno dei principali enti che fornisce assistenza sanitaria ai migranti in questo paese, avrebbero detto di essere stati picchiati dalla polizia. Un gruppo di europarlamentari ha richiesto l’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente per indagare su tali abusi. “Riteniamo che la Commissione europea dovrebbe unirsi agli sforzi investigativi delle Nazioni Unite per fermare il presunto abuso e ritenere gli autori responsabili delle loro azioni”, si legge in una nota interna che circola tra i deputati.

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