Pedopornografia e Revenge Porn, ormai è allarme sociale

Articolo di Francesco Pira

E’ di poche ore fa la sconvolgente notizia: la polizia postale dopo un’indagina accurata ha scoperto una chat “degli orrori” tra adolescenti : in tutto 20 minori tra i 13 e i 17 anni. Si sarebbero scambiati immagini “di orribili violenze e con contenuti di alta crudeltà”. L’inchiesta, coordinata dalla procura dei minori fiorentina, è nata dalla denuncia a Lucca di una madre che aveva scoperto sul cellulare del figlio 15enne filmati hard con anche bimbi. Sul telefono trovati poi file provenienti anche dal dark web con video di suicidi e di mutilazioni e decapitazioni di persone e animali.

Nei giorni di quarantena i casi sono aumentati e i casi di pedopornografia ma anche di Revenge Porn. La legge approvata pochi mesi fa non è riuscita a fermare una pericolosa devianza della rete. Il coronavirus ha contribuito a usare molto di più smartphone, tablet e pc e cosi il revenge-porn, la diffusione di immagini pornografiche senza il consenso delle persone interessate, l’invio di foto e video privati che solitamente dopo una lite di coppia o dopo l’addio vengono postate in rete o inviate con la messaggeria veloce, Telegram o WhatsApp. L’effetto è veramente terribile per le vittime.

La società giapponese Tone Mobile ha lanciato un suo modello Tone e20, il primo smartphone al mondo che impedisce agli utenti di scattare foto “non appropriate”, cioè con persone senza vestiti nell’immagine. Il Tone e20 è un telefono nella media: purtroppo il design, non è particolarmente bello e la sua scheda tecnica non è impressionante, ma ingloba un sistema di intelligenza artificiale per impedire agli utenti di scattare foto nude di sè stessi o di chiunque altro. Il telefono è apparentemente pensato principalmente per i genitori che vogliono “proteggere i figli dai predatori”, il telefono può anche “connettersi” con altri dispositivi e avvisare se qualcuno ha tentato di scattare una foto inappropriata.

La funzione principale del nuovo telefono si chiama Protezione smartphone e il modo in cui funziona è piuttosto semplice: ogni foto scattata viene analizzata da un algoritmo di elaborazione delle immagini, e se questo identifica un soggetto nudo, la elimina. E mentre i giapponesi provano a sperimentare questa nuova tecnologia in Italia è allarme vero. Va ricordato che il revenge-porn è un reato in Italia, grazie all’approvazione del DDL Codice Rosso’ che tutela le vittime di violenza domestica, di genere e di – appunto – revenge porn, come specifica il terzo comma dell’art. 612 del Codice Penale relativo alla “diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”.

La pena prevista va dagli uno ai sei anni e la multa dai 5.000 ai 15.000 euro. PornHub, il più grande aggregatore di video pornografici al mondo ha avvertito gli utenti che quando i video amatoriali, dove i protagonisti non sono attori porno professionisti, sono comunque caricati da account verificati e quindi da persone consenzienti. Ma non sempre è così. L’Italia ha deciso di legiferare dopo tanti altri stati. Primi le Filippine con l’Anti-Photo and Video Voyeurism Act of 2009. Poi molti Stati Europei e in tutto il mondo: Israele (2014), Giappone (2014), Inghilterra e Galles (2015), Scozia (2016), Francia (2016) e 46 Stati Usa (a cui si aggiungono il District of Columbia e Guam).

E’ importante subito rivolgersi alla Polizia Postale se si è vittime di sextortion, se si è in possesso delle immagini con le quali si è ricattati, è possibile rintracciarle ed eliminarle. Facebook o YouTube conoscendo già l’impronta del file sono in grado di impedirne la pubblicazione. Il Sextortion è un fenomeno in grande crescita in Italia. Spesso sono cybercriminali che si organizzano per estorcere euro a vittime ignare, che vengono contattate e a cui vengono chiesti foto e video osé: la richiesta è una somma consistente per non pubblicarli in rete. Secondo quanto spiegato nella pagina Facebook dalla Polizia Postale la tecnica è semplice: la vittima viene adescata su Facebook o su Instagram poi tutto si sposta su Skype e il cybercriminale riesce sempre ad ottenere immagini compromettenti che generano il ricatto e l’estorsione.

I nuovi modelli relazionali stanno contribuendo in modo significativo a definire i contorni della società. L’identità di genere, la sessualità e l’uso del corpo sono parte integrante di questo percorso e in particolare proprio corpo e sessualità, assumono una centralità che sembra attribuire loro una rilevanza ben maggiore rispetto alla propria costruzione identitaria. I social network sono ormai i luoghi prevalenti di costruzione identitaria, dove definire anche la propria intimità, sessualità, genere. Una delle caratteristiche principali che emergono dallo studio delle dinamiche comunicative social è l’individualismo e la concentrazione su di sé.

I social sono il luogo della democratizzazione del privato, dell’autorappresentazione, dell’autonarrazione, dell’autocomunicazione di massa, dove si realizza la proiezione che ciascuno vuole dare di se stesso agli altri ed anche il luogo per eccellenza dove gli altri attraverso il loro gradimento ci ridefiniscono. Il risultato è un’identità iperfluida, in continuo divenire che si plasma per ottenere il miglior gradimento all’interno delle reti social. La connessione ci consente di relazionarci con più pubblici contemporaneamente attribuendo nuovo significato allo spazio e al tempo, dove prevale il tutto e ora, il presente che annulla passato e futuro.

In questo senso l’estrema fluidità diventa fragilità se si concretizza nel bisogno di incontrare il gradimento degli altri come unico obiettivo, piuttosto che quello di esercitare un ruolo sociale. Per questo i cyber criminali del Revenge Porn hanno vita facile, così come gli ex che si devono vendicare. Giocano sulla nostra fragilità e sul nostro essere soli anche se pieni di like e connessioni.

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