“American Life”, l’insoddisfazione verso una società in guerra raccontata da Madonna

Articolo di Alberto Maccagno

Il 22 aprile 2003, per Maverick Records (distribuito da Warner Bros), usciva American Life, il nono album in studio di Madonna. Il filo rosso che lega tra loro le canzoni di American Life è l’insoddisfazione.

L’insoddisfazione verso un’America in guerra, verso una società arrivista e materialista che disconosce l’amore e i sentimenti delle persone e verso sé stessi in quanto individui tristemente inadeguati di questa.

Le composizioni godono di una produzione strabiliante e futurista (visto l’anno di pubblicazione dell’opera) che, partendo da una base elettro pop, esplora mondi dark, acustici, emotional, rock e persino rap.

American Life è anche il singolo che apre le danze, denso di una forte invettiva contro gli Stati Uniti riguardo alla sanguinosa guerra con l’Iraq; l’accusa viene ulteriormente amplificata dal videoclip legato al brano, il quale all’epoca suscitò parecchio clamore.

Sull’onda della provocazione e della critica sociale segue Hollywood, secondo pezzo (e secondo singolo) estratto dal lavoro, che tratta l’illusione e l’ossessione per la fama e per il successo e che in un solo passaggio racchiude tutto il mistero e l’illusione della vita da star: “Come può farti del male se è così bella?”.

Dopo un’apertura caratterizzata da sintetizzatori e suoni avveniristici, il progetto conosce una svolta acustica più incentrata sulle emozioni e sulle sensazioni.

Tracce come Nothing Fails, la bellissima Intervention e la profonda X-Static Process mostrano l’anima e l’intimità della popstar, portando un messaggio sofferente ma propositivo alla ricerca di futuri (personali e universali) migliori.

A livello vocale, Madonna non si fa mancare nulla. La cantante passa da melodie forti e aggressive a stesure dolci e commuoventi con maestria, facendo uso di un quasi inedito auto-tune (per i tempi) in episodi quali Nobody Knows Me, Intervention (solamente per quanto riguarda le voci secondarie) e Die Another Day, singolo dalle sfumature dark e immersive.

L’artista lascia spazio anche al rap nella title-track del progetto, mostrando tutto sommato delle buone doti nell’arte, e in alcuni frangenti di Mother And Father, seppur con una delivery più vicina allo spoken che all’hip hop.

Il capitolo maggiormente esplicativo dell’intera release è il conclusivo Easy Ride, una sorta di dichiarazione di intenti che funge anche da chiave di lettura per una migliore interpretazione delle liriche, incentrata sulla necessità di realizzarsi con il lavoro (“sentendo il sangue e il sudore sulle dita”) e rinunciando alle scorciatoie malsane.

In conclusione, possiamo affermare che American Life sia un album simil-perfetto dove le mille sfumature musicali di Madonna si fondono e si toccano continuamente senza perdere, ma anzi rinforzando, l’identità centrale del disco.

TRACKLIST:

01. American Life

02. Hollywood

03. I’m So Stupid

04. Love Profusion

05. Nobody Knows Me

06. Nothing Fails

07. Intervention

08. X-Static Process

09. Mother And Father

10. Die Another Day

11. Easy Ride

FORMAZIONE:

Madonna – voce, chitarra acustica.

Mirwais Ahmadzai – produzione, tastiere, chitarra acustica, cori.

Stuart Price – piano, sintetizzatori, tastiere, sequenziamento, programmazione.

London Community Gospel Choir – coro in Nothing Fails.

Monte Pittman – chitarra in Easy Ride.

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