Il 30 luglio di ogni anno si celebra la Giornata Internazionale dell’Amicizia

Articolo di C. Alessandro Mauceri

Il calendario delle Nazioni Unite è pieno di date, ricorrenze, momenti per ricordare eventi o giornate sanciti dall’Assemblea Generale con risoluzioni specifiche. Sono un’occasione per ricordare a tutti argomenti importanti, ma anche per sensibilizzare quanta più gente possibile e convincere i governi ad adottare soluzioni locali a problemi globali.

Dal 2011, il 30 luglio di ogni anno si celebra la Giornata Internazionale dell’Amicizia, una ricorrenza che aspira a dare forza alla pace nel mondo e costruire ponti tra le comunità sottolineando l’importanza dell’amicizia tra popoli, paesi, culture e individui (risoluzione n. A/65/L.72 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite). Perno centrale della risoluzione i giovani, “futuri leader nelle attività della comunità che includono culture diverse e promuovono la comprensione internazionale e il rispetto della diversità”. Per loro spesso l’amicizia è un bene prezioso.

Un bene al quale, purtroppo, molti adolescenti oggi devono rinunciare. Come Rita, una ragazzina irachena di 12 anni che ora vive in Giordania che ricorda la tristezza di quando suonava con i suoi amici davanti la porta di casa, in Iraq. O come Rosaline, una tredicenne siriana che ora vive in Turchia che ricorda bene quando, in Siria, giocava con i suoi amici, con loro faceva i compiti o andava nei parchi di divertimento. Ora non sa che fine hanno fatto il suoi amici. Non sa neanche se sono ancora vivi. E poi centinaia di migliaia di bambini fuggiti da guerre o da persecuzioni razziali (come i rohinga nell’ex Birmania): per loro, l’amicizia è un lusso che non possono permettersi. Lo stesso vale molti Minori Stranieri Non Accompagnati che hanno raccontato ai loro Tutori Volontari (molti formati dal Kiwanis Int. Distr. Italia S.Marino) la propria solitudine e il dolore che deriva dall’incompresione. E poi ancora le migliaia di ragazzi scomparsi: gli “irreperibili” che ogni anno fuggono e non vengono più ritrovati. Nessuno dice che, spesso, queste sparizioni sono frutto del non avere un amico, qualcuno con cui parlare e con il quale condividere i propri disagi.

Ragazzi come Khalid che scrive: “L’amicizia è un sentimento indispensabile nella vita di un uomo, al pari di sentimenti come l’amore, sia esso inteso come genitoriale sia come relazione sentimentale; anzi, secondo me, quest’ultimo, se dovessi classificare, è addirittura un gradino al di sotto dell’amicizia, perché l’amore è un sentimento rinnovabile una volta finito è possibile ricostruire un rapporto di quel valore, non sempre, perché questo tipo di sentimento fa leva sull’istinto e sensazioni. L’amicizia è una relazione alla base della quale ci sono i rapporti umani come l’affetto, la stima reciproca ma con un approccio diverso, un approccio più leggero e spensierato. Con questo non voglio dire che sentimenti come l’amore siano pesanti, ma che questi rapporti specialmente quelli duraturi, con il passare del tempo sono corrosi dalla razionalità e se non sì riesce a trovare il giusto equilibrio, c’è il rischio che sì si rompono. Tuttavia se apparentemente questo sentimento di amicizia può sembrare leggero è facile da trovare, beh non è proprio così, per vari motivi”. Parole che fanno capire quanto possa essere importante l’amicizia per un giovane.

Di amicizia parla anche il Kiwanis International. Lo fa da un secolo (molto prima delle Nazioni Unite). Nel giugno del 1924, vennero adottati i nuovi Obiettivi del Kiwanis. Il quinto di questi Obiettivi riporta: “Offrire, attraverso i club Kiwanis, un pratico mezzo per formare amicizie durature, rendere servizi a favore della collettività e creare comunità migliori”. Sono passati quasi cento anni, ma quei principi sono ancora alla base della mission di tutti i kiwaniani, quasi seicentomila persone riunite in migliaia di club su tutti e cinque i continenti.

“Questo sentimento si presenta nella vita di un individuo sin dall’infanzia, in una forma più blanda, chiaro, perché trova il giusto equilibrio con l’affetto e la razionalità genitoriale” – dice ancora Khalid – “I primi effetti si vedono nell’adolescenza dove c’è la costante paura dell’emarginazione sociale, per non essere esclusi dal gruppo di amici si cerca l’omologazione e ci si assume il rischio inconsapevole di fare qualche sciocchezza per non essere attaccati dai ragazzi apparentemente più forti e temperati. Gioca un ruolo importante in queste fasi l’attenzione, la lucidità, la razionalità e l’affetto delle persone care per evitare ripercussioni future. Questi rimedi tuttavia non funzionano per tutti i casi, anzi per qualcuno possono diventare degli ulteriori ostacoli. Mi riferisco alle persone diversamente abili come me i quali però devono essere bravi ed assottigliare questa piccola grande differenza”.

Khalid ha 19 anni ed è affetto da una malattia invalidante che a volte rende difficile per lui trovare persone disposte ad essergli amiche. Il suo è un appello che, come il silenzio assordante di molti bambini in tutto il mondo, dovrebbe far capire quanto può essere importante l’amicizia nel mondo difficile in cui viviamo.

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