La mostra su “I prigionieri di guerra italiani” presso il Museo Storico del Centro Fieristico “Le Ciminiere” di Catania

Articolo di Domenico Interdonato

E’ ancora visitabile la mostra fotografica dal titolo “I prigionieri di guerra italiani a Camp Letterkenny, di Chambersburg”, Pennsylvania 1944-1945, presso il Museo Storico del Centro Fieristico “Le Ciminiere” di Catania.

La mostra su “I prigionieri di guerra italiani”, non poteva quindi avere location più appropriata del Museo Storico dello sbarco in Sicilia 1943 catanese che si estende su un’area di 3.500 mq, offrendo in diversi livelli espositivi e attraverso filmati, testimonianze audio e video, armi, divise, ricostruzioni di ambienti civili, bunker, rifugi antiaerei, la baracchetta chirurgica e altro materiale ancora, oltre a riproduzioni in cera di protagonisti degli eventi (Roosevelt, Churchill, Vittorio Emanuele III, Mussolini, Hitler, il generale Castellano e il comandante Bedell Smith dentro la tenda in cui firmarono l’armistizio a Cassibile), e che rappresentano uno spaccato significativo nella storia della seconda guerra mondiale, offrendo agli adulti che hanno vissuto quel triste periodo ma soprattutto ai giovani delle scuole e degli istituti superiori, profondi motivi di riflessione.

Quei cruciali mesi compresi tra il luglio e il 3 settembre del ’43, giorno in cui venne firmato l’armistizio diedero il via proprio dall’isola alla liberazione dall’occupazione nazista e dalla dittatura fascista. Il Museo – come luogo di memoria, tutela e valorizzazione quindi – ospitando la mostra fotografica, ha approfondito l’argomento storico, per far conoscere l’esperienza di quanti catturati e fatti prigionieri dagli alleati, hanno vissuto il tempo di prigionia nel campo di Letterkenny. E’ questo, motivo non solo di riflessione ma anche di studio, un “ripasso di memoria”, che ci riporta quando, in quel lontano 1943, gli anglo/americani ebbero il sopravvento sulle truppe dell’asse catturando sul continente africano circa 5000 soldati italiani che trasferirono su navi dirette in diversi campi di prigionia americani.

Tra questi campi in particolare – grazie all’opera meritoria svolta da Antonio Brescianini, figlio di Luigi, uno dei prigionieri, e dello studioso Flavio Giovanni Conti si è accentrata l’attenzione sul campo di Letterkenny. E se quest’ultimo ha raccolto anche con la collaborazione del prof. Alan Perry del Gettysburg College della Pennsylvania, il materiale per la pubblicazione di diversi saggi visitando e consultando archivi di guerra in Italia e negli Stati Uniti; a Brescianini si deve l’idea di contattare i familiari dei 1.200 reduci ed eventualmente quelli ancora in vita, formando l’associazione A.M.P.I.L. (Associazione per la Memoria dei Prigionieri Italiani a Letterkenny).

Migliaia sono state le telefonate che indefessamente Brescianini si è adoperato ad effettuare, cercando i figli o i nipoti dei prigionieri, attraverso i comuni di nascita o di residenza anche quando si erano trasferiti in altre città sparsi in tutte le regioni italiane e anche oltre, rendendo oltremodo difficoltoso rintracciarli, ma alla fine, con risultati altamente positivi. Infatti, fu così che un pomeriggio, Pino, figlio del prigioniero Francesco Longhitano di Bronte in provincia di Catania, trasferitosi da decine d’anni in altra provincia, riceve una telefonata dal già sindaco di Vimodrone, Antonio Brescianini, e con lui intesse un’emozionante telefonata alla scoperta dei mesi di prigionia dei rispettivi padri. Per conoscersi e trovarsi, infine, durante l’inaugurazione della mostra fotografica (mostra fotografica itinerante che ha già toccato 13 località della penisola, tra le quali Milano e Roma), a Catania, radunati assieme ai figli degli altri reduci provenienti da diverse città siciliane e del sud Italia.

Ma l’opera del presidente Brescianini e del direttivo dell’associazione tutta, non si è fermata qui. Era già iniziata con una visita ufficiale effettuata nel 2015 al campo di Letterkenny, dove a imperitura memoria svetta la chiesa in stile romanico che i prigionieri italiani avevano eretto in soli cinquanta giorni nel desiderio di realizzare un luogo nel quale trovare un momento di intimità religiosa e conforto spirituale. La chiesa, simbolo di pace e aperta alle tre religioni monoteiste è stata dichiarata Monumento Storico Nazionale, rappresentando l’emblema della pacifica convivenza

tra popoli di nazionalità e religioni diverse. Purtroppo i festeggiamenti che avrebbero visto un ulteriore incontro tra le autorità e la comunità di Chambersburg in Pennsylvania, già programmati per il prossimo ottobre di quest’anno, a ricordo dell’anniversario dei 75 anni dalla costruzione, a causa della pandemia Covid 19, sono stati momentaneamente rinviati. La delegazione dell’A.M.P.I.L. dovrà quindi ridefinire un’altra data da destinarsi in sicurezza in altro periodo.

All’inaugurazione della mostra fotografica sono intervenuti e hanno offerto il loro patrocinio l’Amministrazione comunale, il Sindaco Salvo Pogliese e l’Assessore alla cultura Barbara Mirabella, il Rotary Club nel suo presidente Sebastiano Catalano, Lia Ragusa del Rotary International, distretto 2110 di Sicilia e Malta, oltre al Rotary club di Chamsberburg – Pennsylvania – Distretto 7360 e il Consulate General of the United States of America che così si è espresso nell’aderire al progetto: “Sono felice di avallare un’iniziativa di grande valore quale la Mostra fotografica.

L’obiettivo dell’evento è quello di commemorare lo sbarco attraverso le testimonianze di alcuni prigionieri italiani detenuti a Camp Letterkenny, tra i quali figura Antonio Falanga che contribuirono allo sforzo americano contro le potenze dell’Asse. Il Consolato Americano supporta con orgoglio ogni iniziativa finalizzata a preservare la memoria storica di un evento crucciale e a celebrare le relazioni tra l’Italia e gli Stati Uniti, ulteriormente cementate dal virtuoso inserimento dei prigionieri di guerra italiani nei progetti di liberazione della penisola”. Console Karen Schinnerer.

Senz’altro, i nostri prigionieri italiani, ritornati nella Madre Patria – considerati i disastri prodotti dalla guerra con l’urgenza di dovere ricostruire la nazione distrutta oltre alla ricerca dei rapporti familiari da riallacciare – non si rividero più, ma tramite i discendenti si sono adesso ritrovati, grazie al lavoro svolto dall’A.N.P.I.L. attraverso le immagini, i diari, le lettere e tutto quanto custodito come reliquie ciascuno nella memoria dei propri cari ne rimarrà vivo il loro ricordo, dal quale scaturisce la consapevolezza convergente che fino a quando l’uomo non si comporterà come una semplice macchina bellica, ma si lascerà guidare dal cuore, ci sarà speranza e ricerca della pace tra gli uomini.

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