Coronavirus: la corsa sfrenata verso un vaccino efficace ma soprattutto “vendibile”

Articolo di C. Alessandro Mauceri

In tutto il mondo è in atto una corsa sfrenata al vaccino per il corona virus. Un vaccino efficace ma soprattutto “vendibile”.

Il vaccino “made in Italy” al quale sta lavorando lo Spallanzani di Roma sarebbe solo l’ultimo di una linga lista: a breve dovrebbero iniziare i test sui “volontari” scelti che riceveranno un compenso di 700 euro ciascuno. In Italia, a farsi carico delle spese per il vaccino non saranno solo imprese e istituti dotati di senso civico e di spirito umanitario: per questa ricerca  sono già stati stanziati 5 milioni di Euro a carico della Regione Lazio e altri 3 milioni a carico del Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica. Ma il vaccino che verrà testato a breve sarebbe già stato brevettato dalla società biotecnologica italiana ReiThera….

In Russia, il presidente Vladimir Putin ha annunciato di aver già registrato il suo vaccino anti-coronavirus. “Si tratta di un momento Sputnik”, ha detto Kirill Dmitriev, a capo del Fondo russo per gli investimenti diretti che sta finanziando la ricerca del vaccino (con un chiaro riferimento al lancio dello Sputnik sovietico, nel 1957, primo satellite messo in orbita al mondo una chiara allusione alla lotta con gli USA anche su questo fronte). “Gli americani sono rimasti sorpresi allora e lo stesso è col vaccino, la Russia ci arriverà per prima”.

Anche negli USA si è ormai in dirittura d’arrivo: il governo americano ha annunciato di aver concesso un altro miliardo di dollari al progetto del gruppo farmaceutico Johnson & Johnson per un farmaco che possa combattere l’epidemia. Anche la californiana Gilead sarebbe in corsa. E pure AbbVie che produce la co-formulazione lopinavir / ritonavir, attulamente utilizzata per il trattamento dell’HIV.

In Brasile, dove la diffusione del virus è la seconda al mondo, il governo avrebbe stanziato 1,99 miliardi di reais (358 milioni di dollari) per lo studio del vaccino. E in India, la società farmaceutica Eli Lilly starebbe mettendo a punto un trattamento contro Covid-19 a base di anticorpi.

Anzi pare che abbiano già scoperto “centinaia” di anticorpi che potrebbero essere efficaci contro la malattia. “In 11 giorni, abbiamo scoperto centinaia di anticorpi contro il virus SARS-CoV-2 responsabili dell’attuale epidemia”, ha dichiarato il CEO di AbCellera Carl Hansen in una nota.

Stando ai dati dell’Istituto Milken di Pasadena sarebbero quasi duecento i nuovi prodotti già in fase di sviluppo. Una ventina sarebbero già arrivati alla fase clinica di sperimentazione. E tra questi, 5 sarebbero addirittura all’ultimo step della sperimentazione sull’uomo, la cosiddetta fase III. Si tratta di tre vaccini cinesi – due prodotti da Sinopharm nei suoi laboratori di Wuhan e di Pechino, e uno prodotto da Sinovac – di quello prodotto dallo Jenner Institute (Università di Oxford) in collaborazione con Irbm-Advent e di quello americano prodotto da Moderna, società biotech di Cambridge, cittadella della ricerca nei pressi di Boston.

A confermarlo l’Oms: “Attualmente ci sono centinaia di vaccini in fase di sperimentazione e devono essere conformi alle linee guida e ai regolamenti per procedere in sicurezza”, ha detto  Christian Lindmeier, aggiungendo che a volte “sono stati riportati risultati che poi richiedono tempo per passare tutte le fasi necessarie”.

Sviluppare un vaccino richiede  anni e anni. Com’è possibile che, in così poco tempo dalla comparsa del corona virus siano quasi pronti così tanti vaccini? In realtà molte delle società che stanno testando i vaccini contro il corona virus  non avrebbero inventato nulla di nuovo, ma semplicemente modificato “vecchi” farmaci già esistenti. E ora starebbero verificando la loro efficacia anche contro il “nuovo” corona virus.  In poche parole un modo vecchio di fare soldi con un vaccino nuovo.

“Le aziende farmaceutiche vedono Covid-19 come un’opportunità di business irripetibile”, ha affermato Gerald Posner, autore di “Pharma: Greed, Lies, and the Poisoning of America”.

Non bisogna dimenticare che la redditività dei farmaci è spesso doppia o tripla rispetto a quella dei vaccini. E la pandemia in atto è un’opportunità irripetibile per le grandi case farmaceutiche per fare soldi. A cominciare da quelle più grandi. Aziende con fatturati a dieci zeri. Come la GlaxoSmithKline (Regno Unito, 34,2 miliardi di fatturato globale nel 2018) o la Merck (Usa, 36,83 miliardi di euro il fatturato 2018) o la francese Sanofi(34,46 miliardi di fatturato nel 2018) e la  Pfizer (Usa, 46,72 miliardi di fatturato nel 2018) o la Gilead Sciences (Usa, 19,3 miliardi i ricavi 2018).

Quattro di loro (la britannica GlaxoSmithKline, la francese Sanofi e le americane Merck e Pfizer. Secondo la società di gestione Ab Berrnstein) avrebbero già in mano l’85% del settore (che vale complessivamente 35 miliardi di dollari). Sei volte di più di quanto valeva 20 anni fa (già questo dovrebbe essere un dato significativo).

E dove ci sono soldi non tardano a comparire le società di investimenti. Come Morgan &Stanley, che, in corsa per scommettere su chi vincerà la gara per i vaccini, ha indicato Moderna e Regeneron come i possibili vincitori. Ben quotate sono anche Abbvie, Geovax, Gilead, J&J e Vaxvart. Il  governo giapponese, invece, avrebbe scommesso tutto sull’Avigan (favipiravir) prodotto dal laboratorio della Toyama Chemical, che fa parte del gruppo Fujifilm. 

Ma non basta. Nessuno ha parlato del prezzo al quale verranno venduti questi vaccini. Negli USA la questione è già diventata oggetto di scontro politico accesso tra democratici e repubblicani (e già da Aprile ben prima della diffusione in massa sul territorio nazionale). Una guerra che ha visto scendere in campo grandi gruppi: in una lettera pubblicata il 7 maggio scorso, i rappresentanti di enti come l’Hudson Institute, il Council for Citizens Against Government Waste e Consumer Action for a Strong Economy, hanno invitato il Congresso a respingere le linee guida sui prezzi dei farmaci e difendere i brevetti e il diritto esclusivo di trarre profitto dai farmaci come “le grandi risorse d’America”.

Forse è proprio questo che dovrebbe far comprendere non solo agli americani, ma a tutti che per le grandi aziende, la “grande risorsa” non è la vita delle persone (gli ultimi dati parlano di oltre 750mila morti a causa del corona virus in tutto il mondo, ma anche su questi numeri no mancano le polemiche), ma la possibilità per le aziende di trarne profitto. L’opportunità di fare soldi sulla vita (e sulla morte) delle persone.

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