Quickly – Spari e baci a colazione (1971): un film anomalo e con una produzione scarna

Articolo di Gordiano Lupi

Regia: Alberto Cavallone. Soggetto e Sceneggiatura: Alberto Cavallone, Guido Leoni, Mario Imperoli. Fotografia (Eastmancolor): Maurizio Centini. Montaggio: Alberto Cavallone. Animazioni: Alberto Cavallone. Musiche: Franco Potenza. Produzione: Golden Star Film. Interpreti: Magda Konopka, Jane Avril (Maria Pia Luzi), Sergio Leonardi, Beryl Cunningham, Claudie Lange, Anthony Vernon (Antonio Casale), Barth Warren, Ge Willington. Titolo in lavorazione: Follow Me.

Quickly – Spari e baci a colazione, nato come Follow Me, è un film anomalo nella scarna produzione di Alberto Cavallone, anche se non meno trasgressivo e folle di altri. Vero e proprio divertissement, un film – fumetto, stralunato e sperimentale, persino demenziale, giocoso e beffardo, di puro intrattenimento, anche se non rinuncia a una visione surrealista. Terza pellicola distribuita, ma per la prima volta si divaga da sesso e impegno politico – sociale per demitizzare un genere, il gangster-movie all’americana, fino ai limiti dell’irrisione. 

Quickly è girato in location esotiche – alcune vere, altre ricostruite nei teatri di posa Elios e nelle campagne romane – tra le quali spicca la tanto amata Tunisia, già vista ne Le salamandre e che ritroveremo in Zelda. La storia non si può raccontare per quanto è confusa e volutamente strampalata, ma l’intrigo principale ruota attorno a una valigetta di diamanti contesa tra un quartetto di assurdi malviventi e un paio di ispettori assicurativi. Regista e sceneggiatori costruiscono un folle helzapoppin di situazioni surreali, condito da ironiche didascalie, costellato di onomatopee fumettistiche e da incursioni a disegni animati.

Cavallone ci presenta i protagonisti nelle sequenze iniziali descrivendo un’assurda aggressione a una banca di Kansas City, il sequestro di un matador dopo una corrida, alcune scaramucce tra banditi e polizia, catture di malviventi e rocambolesche fughe, il tutto condito da un umorismo impacciato e goffo. Cavallone mette in burletta i mafia-movies e i noir internazionali, elegge protagonisti una prostituta polacca (Konopka), un nazistoide con i baffetti alla Hitler, un siciliano e un ragazzotto di bell’aspetto.

Il montaggio è talmente rapido da apparire scombinato, una serie di orologi – assurde truffe ai danni di chiunque – vengono messi in scena tra citazioni cinematografiche (Un maggiolino tutto matto) e originali trovate fumettistiche. La parte più divertente si registra quando Cavallone ironizza sulla rivoluzione cubana: un attore imita Fidel Castro per raccontare un dirottamento praticato dai rivoluzionari di Martica – amici dei russi – guidati dalla sexy presidente Beryl Cunningham. Il film è talmente confuso da sembrare un lavoro a episodi, tenuti insieme dal tenue collante del gangster-movie ironico. 

Ottima la musica di Potenza, allegra e scanzonata, perfetta colonna sonora per una serie di assurde trovate. Cavallone gira una commedia farsesca, strampalata e psichedelica, ironizza sul genere bellico e sul western, piazza anacronismi comici come un vigile che regola il traffico nel deserto, a tratti sembra citare I due parà di Lucio Fulci interpretato da Franco e Ciccio. Si ricordano per originalità le voci fuori campo e i disegni animati che commentano la pellicola, cose come: “Co’è questo film?”, “Sono piccolo, ma rivoluzionario”, “Hai messo la pellicola al contrario?”, “No, è la pellicola riflessa nell’acqua: una trovata del regista”, “Niente parolacce, se no si rischia il sequestro del film!”… Molte comparse e stupende location tunisine tra deserto e scogliere per un lavoro che gode di un budget abbastanza buono, intervalli con i cammelli che sfilano, disegni artigianali in bianco e nero sopra la pellicola eseguiti dallo stesso regista. Un film folle, assurdo, un gangster-movie zeppo di battute insulse e di comicità slapstick, da cartone animato, che vorrebbe demitizzare un genere. Bella fotografia araba curata dall’esperto Centini che riproduce il colore delle città, le case bianche e i tetti calpestabili, immortala stupendi tramonti tra mare e deserto, utilizzando identici sfondi già visti ne Le salamandreQuickly  ricorda il noir comico alla Di Leo, cita i fumetti neri, ma è un film troppo fuori dalle corde di Cavallone per essere definito un’operazione riuscita.

Alberto Cavallone (Nocturno Cinema): “Era un film un po’ squinternato, perché non poteva nascere che in quel maniera ed io, invece di coprirlo, ho deciso di calcare la mano sul fatto che doveva apparire un film squinternato. Ci fosse stata un pochino più di disponibilità si potevano curare maggiormente, ad esempio, gli inserti animati”.

Rassegna critica. Marco Giusti (Stracult): “Buffo thriller”. Thriller? Non ho parole. Morando Morandini – che per la prima e unica volta cita un film di Cavallone nel suo Dizionario – (una stella per la critica, due per il pubblico): “C’è in Cavallone, pessimo autore in senso pieno, un’evidente intenzione di mettere alla berlina il genere criminale, ma i risultati sono deludenti per incapacità tecnica e creativa”. Incapacità tecnica e creativa? Idem come sopra. Pino Farinotti assegna due stelle ma non commenta. Paolo Mereghetti conferma due stelle: “Cavallone cerca di dare brio a uno sgangherato canovaccio giallo – rosa tipico dell’epoca con inserti surreali, disegni animati che dialogano con i personaggi e commentano il film, voci over che esaltano la bellezza delle scelte registiche, tecniche d’avanguardia (come graffi e disegni fatti direttamente sulla pellicola). L’ironia è spesso forzata e le spiritosaggini sono da Settimana enigmistica, ma il tutto merita di essere ricordato per il bizzarro ingegno che esibisce”. Bizzarro ingegno. Ecco una recensione condivisibile.

Maurizio Centini ricorda che il film fu realizzato anche con del materiale che era stato recuperato da Il ragazzo che fece fumare il Vesuvio, film musicale mai completato da Cavallone. Pare che prima di Quickly fu commissionato a Cavallone da Rai e Messaggerie Musicali un film mai realizzato: Operazione Circeo. Quickly fu girato in Persia, Tunisia  (Sidi Bousaid) e Sabaudia, in location italiane che sembrano Africa. Produttori: Mario Imperioli (anche sceneggiatore), la tunisina Saftec e Tamir Movie.  Tra le curiosità ricordiamo la prima apparizione del figlio Giulio in un’opera del padre: è un bambino in mezzo all’aia che gioca con una bomba a mano.

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