Trent’anni dalla morte di Rosa Balistreri, la Cuntastorie di Licata

Articolo di Francesco Pira

In Sicilia il canto popolare è l’archivio socio culturale di un popolo dominato, tra gli altri, da normanni, greci, arabi e spagnoli. Rosa Balistreri è nota non solo per aver recuperato testi di arcaica memoria, ma soprattutto per averli reinterpretati attualizzandoli al suo ambiente culturale. Per capire Rosa non è possibile tralasciare la sua biografia. I suoi canti non sono che grida di una donna nata in una terra bruciata dal sole che vuole scrollarsi di dosso miseria e dolore.

“Si può fare politica e protestare in mille modi, io canto. Ma non sono una cantante… sono diversa, diciamo che sono un’attivista che fa comizi con la chitarra”. Così amava definirsi Rosa Balistreri, la grande cunstastorie nata a Licata il 21 marzo del 1927, “un’attivista con la chitarra”.

La sua vita è stata interrotta quel tragico 20 settembre del 1990 quando un ictus l’ha uccisa durante un concerto in Calabria.

Fin da piccolo, mio papà, Giacinto all’anagrafe, ma chiamato Gino da tutti mi ha trasmesso l’amore per Rosa Balistreri. Mi ha fatto sentire i suoi dischi, mi ha raccontato la sua storia tragica ma avvincente per certi aspetti. Un giorno per strada mi ha fatto vedere anche il suo ex marito Iachinazzo. Mi piace ripetere questa storia per trasmetterla a chi non l’ha conosciuta. Ai tanti giovani che amano la musica folk e che vogliono conoscere anche piccoli pezzi di questa storia. La incontrai pochi mesi prima della morte per strada a Licata.

Aveva consegnato alla biblioteca comunale tutti i suoi libri. Era sudatissima. Li aveva portati in viaggio da Firenze. Seppur giovane ero il direttore del telegiornale dell’unica emittente televisiva, Tele Video Faro. Mi spiegò che le avevano fatto fare un concerto in piazza Sant’Angelo, quasi al buio. Le chiesi se aveva piacere di venire in televisione con la chitarra. Le avrei dedicato uno speciale. Mi guardò e mi disse: “ma sei sicuro? Non sono venuti ad ascoltarmi al concerto vuoi che mi vedano in televisione?” . La tranquillizai. Per me era un onore intervistarla. Un grandissimo onore.

Chiesi ai tecnici di preparare lo studio con ore di anticipo. Cercai anche di far sistemare un microfono all’altezza della chitarra per far sentire bene tutte le sue canzoni. Lei si presentò in perfetto orario. Io ero quasi balbettante, visibilmente emozionato. Ero al cospetto di una delle più grandi artiste folk del mondo. Io piccolo giornalista di paese. Cercai di farle delle domande utili a far raccontare la sua storia. Rosa mi rispondeva a modo suo. Ma alla fine mi confessò di essersi divertita. Dopo pochi mesi, mentre cantava, morì.

Quell’intervista è rimasta un documento da consegnare non soltanto alla storia di Licata ma anche della musica. Non avevo mai raccontato questa storia così.

In quei tanti minuti televisivi (durò oltre mezzora lo speciale) Rosa fece trasparire il suo amore per Licata. Più volte ripetette : “forse da morta mi apprezzeranno”. A Rosa vogliamo in tanti bene. E’ stata una grande “cuntastorie” come amava autodefinirsi, una grande interprete della Sicilia e come i grandi autori siciliani le sue canzoni sono senza tempo. Belle per sempre. Oggi quando sento Carmen Consoli interpretare testi e musiche di Rosa i brividi mi attraversano come quel pomeriggio a Tele Video Faro in cui conobbi una grande donna … Rosa “a licatisi”.

La cantante Lucilla Galeazzi ha detto a proposito del modo di cantare di Rosa: “Fare politica attraverso la canzone popolare non è solo qualcosa di esplicito e legato ai fatti del momento, ed è nel “come” non solo nel “cosa”. Lei portava avanti la voce del popolo, cantava le canzoni che appartengono a tutti, che sono “comuni” fin dalla loro radice e alle quali non è possibile apporre alcun tipo di copyright. […] A me Rosa piace come canta e cosa canta, cose che non vanno mai distinte, anche la ninna nanna è contestataria: la ninna nanna non la canta certo la donna borghese che può permettersi la balia, ma la mamma proletaria che l’indomani deve svegliarsi alle quattro di mattina per andare a lavorare, e si sente disperata perché il bambino non vuole dormire. Ecco allora che Rosa aveva la capacità di trasmettere la disperazione, di renderti compartecipe del lamento di questa donna: e anche questo è fare politica”.

“Rosa si ribella con il suo pensiero e la forza della propria voce – disse di lei la cantautrice Carmen Consoli – una voce che supera le barriere culturali e sopravvive al suo corpo”.

Da giornalista Rosa mi ha regalato una delle più belle interviste della mia vita ricordata in articoli, libri e film. Da licatese ripeto quanto le ho confessato quel giorno della registrazione a TVF, sono orgoglioso di lei. Da siciliano vorrei che ancor di più il mondo conoscesse i suoi testi, le sue musiche, il suo modo di raccontare una Sicilia che rimane una delle terre più belle del mondo.

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