La paura, le fake news e le mascherine in classe

Articolo di Francesco Pira

“La libertà vera non è fare quello che ci pare, ma vivere come creature libere dalla paura”. Come non condividere il pensiero di Susanna Tamaro. E come non associarlo a quello di uno dei più grandi pensatori dei nostri tempi il sociologo Zygmunt Bauman, che sosteneva che la paura è uno dei sentimenti fondamentali del nostro vivere odierno. Per Bauman la paura è un sentimento molto simile all’ansia, ovvero a quell’incessante e pervasiva sensazione di allarme, che è di fatto esasperante nella sua vaghezza.

Nell’era Covid 19 le nostre paure sono certamente cresciute e difficilmente siamo in grado di distinguere le notizie false da quelle vere. E’ vero che lo siamo in generale, ma in questo periodo esageriamo.

Il rientro a scuola ha generato una serie di fake news che hanno amplificato le paure dei genitori. Tra queste emerge, il dibattito ansiogeno se è giusto o meno far indossare le mascherine ai bambini a scuola per tutto il tempo delle lezioni.

Perplessità ancora più forti che sorgono anche alla luce di recenti dichiarazioni, che sosterrebbero che la mascherina chirurgica può causare ai bambini difficoltà respiratorie, irritazione, fastidio, difficoltà di concentrazione, distrazione.

A chiarire molti interrogativi è la Società Italiana di Pediatria (SIP) che spiega come sulla mascherine siano davvero apparse tante fake news. Per esempio: la pericolosità perché un bambino respira la propria anidride carbonica. A confermarlo è il dottor Alberto Villani che dirige l’unità operativa di pediatria e malattie infettive all’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma.

E’ importante, per esempio sapere, che la mascherina non è così aderente e quindi l’aria passa e la quantità di anidride carbonica respirata dal bambino è minima “e non dà alcun tipo di problema di ipossia o addirittura rischio di morte, come si è arrivato a dire sui social” spiega su “Dottore ma è vero che”, il portale della Fnomceo, Elena Bozzola, segretario e consigliere nazionale della SIP.

E a chi si chiede se la mascherina chirurgica possa causare una alterazione della flora intestinale nei bambini, i pediatri della SIP rispondono che si tratta di un’altra fake news. Non ci sono, infatti, evidenze scientifiche in letteratura che documentino che un corretto utilizzo della mascherina possa comportare un’alterazione della flora batterica.

Al contrario, ricordano, la mascherina chirurgica non può indebolire il sistema immunitario nei bambini. Anzi, previene il diffondersi di infezioni e va indossata anche dai bambini per evitare la trasmissione del coronavirus tra soggetti anche asintomatici.

Nessun obbligo di mascherina è invece previsto per i bambini che frequentano il nido e la scuola materna (al contrario di quanto invece previsto per i loro insegnanti). Questo perché, come spiegato da Susanna Esposito, direttore della clinica pediatrica dell’azienda ospedaliera universitaria di Parma, in un articolo pubblicato sull’European Journal of Pediatrics, “le loro vie aeree sono ancora molto piccole e, non potendo liberarsene da soli, con le mascherine rischierebbero di avere difficoltà a respirare”. In questo caso, oltre che sul distanziamento sociale e sull’igiene delle mani, “la prevenzione del contagio sarà basata sul mancato contatto degli oggetti con la bocca”, aggiunge l’esperta, che presiede l’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini immunologici (WAidid).

In Italia, infatti, non devono indossare la mascherina i bambini sotto i 6 anni di età. Non in tutti i Paesi il limite di età è lo stesso: ad esempio negli Stati Uniti la mascherina va indossata dai 2 anni in avanti. A questo proposito si sono espresse anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’UNICEF ricordando che, nonostante ogni Paese sia libero di agire come meglio crede, ai bambini di età pari o inferiore ai 5 anni non dovrebbe essere richiesto di indossare mascherine, basandosi sulla sicurezza e sull’interesse generale del bambino e sulla capacità di utilizzare in modo appropriato una maschera con l’assistenza minima.

A non essere costretti all’utilizzo delle mascherine in classe saranno anche «i bambini affetti da una disabilità non compatibile con un uso prolungato mascherina», spiega Alberto Villani, che presiede la Società Italiana di Pediatria ed è membro del Comitato. A fare chiarezza su questo punto sono state anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Unicef. Sui loro documenti è scritto che, in questi casi, l’utilizzo delle mascherine deve essere valutato caso per caso dai genitori, da un tutore, da un educatore o da un pediatra. In ogni caso, ai bambini con gravi disabilità cognitive non dovrebbe essere richiesto l’uso della mascherina. Bisognerà decidere singolarmente, invece, nel momento in cui dovesse esserci un bambino con una grave malattia respiratoria, autoimmune o oncologica. In alcune di queste situazioni, dietro indicazione specialistica, potrebbe essere opportuno ricorrere a una mascherina FFP2 o FFP3.

Le due istituzioni sovranazionali affermano, anche che, per quanto riguarda i bambini di età pari o superiore a 12 anni, invece, si consiglia di indossare una mascherina alle stesse condizioni degli adulti, in particolare quando non può essere garantita una distanza di almeno 1 metro dagli altri e il virus circola in misura elevata nella zona. Nonostante sia vero che i bambini sono meno colpiti da Covid-19 rispetto agli adulti, è importante che anche loro rispettino tutte le misure di prevenzione, tra cui mantenere le distanze e lavarsi spesso le mani in modo prolungato e accurato.

Molto importante è insegnare ai bambini come indossare correttamente una mascherina. Bisogna educare il bambino a non toccarla, per esempio, continuamente con le mani, con cui poi si sfregano gli occhi, la bocca o il naso, perché in tal caso può diventare addirittura dannosa.

Fondamentale che gli adulti diano il primo esempio: tornare spesso sull’argomento diverse volte, facendo con loro delle prove di utilizzo.

E se il bimbo ha paura della mascherina, l’American Academy of Pediatrics (APP) ha diffuso alcuni suggerimenti ai genitori: guardati allo specchio insieme a tuo figlio indossando le mascherine e parlane con lui; fai indossare delle mascherine di stoffa anche ai peluche preferiti di tuo figlio; decora le mascherine in modo che siano personalizzate e divertenti; mostra a tuo figlio le foto di altri bambini che le indossano; disegnane una sul suo personaggio preferito di un libro; indossa in alcuni momenti la mascherina anche a casa per aiutare il tuo bambino ad abituarsi.

Inoltre, per i bambini sotto i 3 anni è meglio rispondere alle loro domande in modo semplice. Se, ad esempio, chiedono perché le persone indossano le mascherine, spiegagli che a volte le persone le indossano quando sono malate e che a volte le indossano in modo da non ammalarsi. Se tuo figlio ha più di 3 anni, invece, puoi provare a parlargli anche dei virus: i virus cattivi possono farti ammalare e le mascherine aiutano a mantenerli lontani dal tuo corpo. “I genitori vanno rasserenati”, conclude Elena Bozzola “perché i bambini hanno quella plasticità ed elasticità mentale più che sufficiente per capire e adeguarsi alle novità se gli viene spiegata la situazione e l’importanza di adattamento alle nuove situazioni e alle nuove esigenze”.

Insomma è necessario non trasmettere ai nostri figli le nostre fragilità. Nel volume Modernità liquida Bauman ha scritto: “Siamo la generazione meglio equipaggiata tecnologicamente di tutta la storia umana è anche la generazione afflitta come nessun’altra da sensazioni di insicurezza e di impotenza”. Cerchiamo di guardare oltre le nostre insicurezze e discernere il vero dal falso per il bene delle nuove generazioni. E soprattutto è necessario fare buona comunicazione: il miglior modo per combattere le fake news.

Foto: malpensa24.it

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