Il dovere e l’amore per la «memoria»

Articolo di Pietro Salvatore Reina

Il dovere e l’amore per la «memoria» tessono il nostro passato ma costruiscono il futuro. A Palermo il 25 settembre del 1979, verso le ore 8,30, un’automobile, una Fiat 131 di scorta arriva sotto la casa del giudice Cesare Terranova per accompagnarlo al lavoro. Il magistrato Terranova si mette alla guida della vettura, mentre accanto a lui siede il maresciallo Lenin Mancuso, l’unico uomo della sua scorta. All’improvviso, da una seconda auto, scendono un paio d’assassini che aprono il fuoco contro la 131.

Il giudice Cesare Terranova, nato a Petralia Sottana, il 15 agosto 1921 entra in magistratura nel 1946. Da poco si era concluso il secondo conflitto mondiale. Dapprima esercita la carica di pretore nella città di Messina e poi nella vicina Rometta. Il giudice Terranova si occupa di mafia già alla fine degli anni Cinquanta. Ma soprattutto egli, dotato di grande acume umano e giuridico, comprende la «trasformazione della mafia siciliana». Il principe-scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo fa dire al principe protagonista: «Noi fummo i Gattopardi, i Leoni: quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene…».

Il giudice Terranova per primo intuisce la, meglio, le metamorfosi della mafia che a fine anni Settanta inizia a «cambiare pelle» a trasformarsi da fenomeno rurale ad associazione criminale intrecciata con gli ambienti dell’imprenditoria e della politica.

Il mese di settembre nella sua distribuzione di giorni è un libro di memoria sul quale sono trascritti nomi di grandi uomini e donne servitori e servitrici dello Stato. Il 3 settembre viene ucciso, sempre nel capoluogo palermitano, il generale e prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa insieme alla moglie l’infermiera Emanuela Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico Russo. Il 15 settembre 1993, giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, viene ucciso il presbitero, l’educatore don pino Puglisi. Il 23 settembre 1985 viene assassinato dalla camorra il giornalista Giancarlo Siani. Un uomo di penna, dotato di una scrittura semplice, essenziale ma diretta, forte e chiara. Una scrittura che non solo emoziona ma fotografa compiutamente la realtà che narra. Una realtà che vive, conosce, ama.

Il professore Andrea Giardina, allievo del più grande e brillante storico dell’Antichità classica il siciliano Santo Mazzarino, ci ricorda che «imparare la Storia è un diritto». La Storia è un bene comune. La Lezione del prefetto-generale Dalla Chiesa, del prete-educatore don Pino Puglisi, dell’uomo di inchiesta Siani ci invitano a non perdere la memoria. Ma a coltivarla e a viverla nella ruota dei nostri giorni e delle nostre stagioni. A viverla da uomini e donne che per «natura», ci insegna il sommo poeta nazionale Dante Alighieri, siamo costituiti per «seguir virtute e canoscenza».

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