La vita di Alberto Moravia: la sua scrittura, le sue donne, la nostra Sicilia

Articolo di Pietro Salvatore Reina

Il 26 settembre 1990 nella sua casa di Roma muore Alberto Moravia. Alberto Pincherle Moravia (1907-1990) è uno «scrittore-intellettuale-viaggiatore a tempo pieno» (G. Tellini). Lettore precoce e onnivoro di testi italiani (Dante, Manzoni, Svevo, Pirandello) e stranieri (in particolare Dostoevskij e Joyce). Nel 1929 con la pubblicazione del romanzo Gli indifferenti conquista fama internazionale. Moravia è uno scrittore molto produttivo e fecondo; nei suoi trenta e più romanzi indaga con «acuminata perizia» (Tellini) i sentimenti dell’uomo moderno, in particolare dell’alto uomo borghese romano, come la noia, l’alienazione, l’ipocrisia, il vuoto spirituale, la sessualità, il desiderio, l’accettazione passiva e «indifferente» della propria caduta e disfacimento. A Moravia interessa l’analisi, l’azione, la scansione narrativa, l’essenziale linearità cronologica. Collabora contestualmente con La Stampa, Il Corriere della Sera e dal 1957 con L’Espresso con una rubrica di critica cinematografica. Con il suo amico Alberto Carocci fonda la rivista «Nuovi argomenti» che ha diretto fino all’ultimo.

Attivo ed instancabile viaggiatore in ogni parte del mondo, grande viveur, Moravia scorge nell’arte del viaggiare l’espressione del moto del pensiero. Nel viaggio è fondamentale la ricerca dell’umanità, in un mondo sempre più contraffatto dal neocapitalismo.

Alberto Moravia ha avuto due mogli Elsa Morante, dal 1941 al 1962, e Carmen Llera, dal 1986 al 1990. Nel 1962, dopo un viaggio in India con Elsa Morante e con Pier Paolo Pasolini, Moravia si separa da Elsa Morante e si lega alla giovane scrittrice Dacia Maraini con cui vivrà insieme fino ai primi anni Ottanta.

Alberto Moravia conosce Elsa Morante nel novembre del 1936 alla birreria Dreher di Roma tramite il pittore romano Giuseppe Capogrossi. Nell’autobiografia Vita di Moravia (p. 125) lo scrittore racconta uno dei primi ma più significativi viaggi con la Morante vissuto nel 1937. Insieme ai primi di novembre del 1937 visitano la Sicilia. Un viaggio di soli tre giorni. Ed è in questi «soli tre giorni» che Elsa Morante concepisce «con geniale capacità immaginativa» le «ottocento pagine di Menzogna e sortilegio».

La Sicilia, forgiata dal vento e dal mare, ritorna protagonista nel racconto autobiografico Bagheria (1993) nelle cui pagine ricostruisce l’amore incondizionato per Alberto Moravia, l’amicizia con Enzo Siciliano, Leonardo Sciascia. La Sicilia, ma soprattutto Bagheria, ritorna nell’intenso romanzo La lunga vita di Marianna Ucria (Premio Campiello, 1990) di Dacia Maraini.

Il mestiere di scrivere è per Moravia «un’incessante costruzione di sé, una difesa sistematica da una minaccia distruttiva che è alla radice del suo stesso essere» (Giulio Ferroni). Ma nella letteratura italiana e per osmosi nella cultura italiana Alberto Moravia è un modello intellettuale che con acume guarda analiticamente e semplicemente un mondo che gli appare sempre più «indifferente».

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