Alberto Sordi e la commedia all’Italiana

Articolo di Gordiano Lupi

La vera e propria satira di costume nel cinema comincia con Alberto Sordi, un grande attore che si fa le ossa nell’avanspettacolo e nel doppiaggio, ma che inventa i migliori personaggi per la radio. La caratterizzazione che Sordi porta sul grande schermo è quella di un italiano quasi totalmente negativo, senza sentimenti, poco simpatico, meschino, ipocrita, fanfarone, mammone, esterofilo, una vera accozzaglia di difetti. Alberto Sordi (Roma, 1920 – 2003) è uno dei più importanti attori italiani del Novecento e non è azzardato dire che nessuno meglio di lui rappresenta la commedia all’italiana.

Raccontare la vita artistica di Sordi significa fare la storia di un genere che dà molte soddisfazioni al cinema italiano e che fa conoscere fuori dai confini la nostra storia. Il nome di Sordi è importante pure negli Stati Uniti, anche se per un nordamericano non è facile apprezzare la comicità romanesca. Nel 1956 viene nominato governatore onorario di Kansas City, grazie a Nando Moriconi che in Un americano a Roma cita quella città, e nel 1985 viene programmata addirittura una retrospettiva a New York, nella sede della Carnagie Hall. Billy Wilder era un fan sfegatato di Sordi, vedeva volentieri tutti i suoi film e quando non li trovava se li faceva spedire.  

Alberto Sordi interpreta un centinaio di pellicole, per la maggior parte commedie, tutte di buon livello, ma alcune sono vere e proprie pietre miliari del cinema italiano. L’attore romano può scegliere e a volte si lascia sfuggire per un soffio film interessanti come I mostri (1963) di Dino Risi. Sordi è un attore tenace, caparbio, determinato, uomo dal carattere forte che lavora con impegno, passione e voglia di arrivare. Insiste nella sua passione anche se non viene ammesso alla scuola di recitazione, ma è la sua fortuna, perché vuol parlare come i romani di strada e non secondo le regole.

Figlio del direttore d’orchestra Pietro Sordi e della maestra elementare Maria Righetti, cresce in un modesto appartamento di Trastevere, in una tipica famiglia italiana che tante volte porterà sul grande schermo. A dieci anni manifesta le prime doti, recita in un teatrino per ragazzi e canta da soprano nel coro di voci bianche della Cappella Sistina. A sedici incide un disco di fiabe per bambini e comincia a fare la comparsa cinematografica, ma la prima cosa importante è l’attività come doppiatore di Oliver Hardy.

Presta la sua inconfondibile voce anche a Anthony Quinn e Robert Mitchum, ma in Una domenica d’agosto (1950) di Luciano Emmer doppia pure Marcello Mastroianni. Alberto Sordi debutta in teatro a metà degli anni Trenta, dividendosi tra avanspettacolo e rivista, ma si fa strada anche nella programmazione della radio nazionale interpretando gustose macchiette comiche.

Il personaggio di Mario Pio, imitato persino da Alighiero Noschese, è una delle cose migliori, ma il conte Claro e i compagnucci della parrocchietta non sono da meno. Negli anni Quaranta la sua carriera si divide tra teatro leggero e radio, dove inventa una galleria di personaggi che porterà sul grande schermo, ritraendo un uomo medio pieno di difetti. I personaggi di Sordi sono dei cattivi ingenui, cialtroni senza speranza, vigliacchi succubi delle circostanze, sbruffoni in bilico tra farsa e tragedia.

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