“Lo sceicco bianco” (1952), con un giovanissimo Alberto Sordi che interpreta un meschino divo dei fotoromanzi

Articolo di Gordiano Lupi

Regia: Federico Fellini. Soggetto: Federico Fellini, Tullio Pinelli, Michelangelo Antonioni. Sceneggiatura. Tullio Pinelli, Federico Fellini, Ennio Flaiano. Produttore. Luigi Rovere. Fotografia: Arturo Gallea. Montaggio: Rolando Benedetti. Musiche: Nino Rota. Scenografia: Raffaello Tolfo. Interpreti: Alberto Sordi, Brunella Bovo, Leopoldo Trieste, Giulietta Masina, Lilia Landi, Ernesto Almirante, Fanny Marchiò, Gina Mascetti, Giulio Moreschi, Ugo Attanasio, Jole Silvani, Antonio Acqua. Durata. 85’. Bianco e Nero.

Lo sceicco bianco (1952) porta sul grande schermo un giovanissimo Alberto Sordi che interpreta un meschino divo dei fotoromanzi. Brunella Bovo è Wanda, una sposina in viaggio di nozze a Roma, innamorata di un eroe di carta che segue sulle riviste per signore. Wanda si firma bambola appassionata e scrive focose lettere d’amore al suo Sceicco Bianco che vuole assolutamente conoscere. Per questo motivo scappa dal marito (Leopoldo Trieste), incontra l’autrice dei fotoromanzi e viene inserita nella troupe che gira un episodio della serie. Leopoldo Trieste è il vero protagonista della pellicola – nei panni di un marito sconvolto dall’improvvisa fuga della moglie – il suo carattere pignolo e programmatore, legato alle tradizioni di famiglia, fa intuire un personaggio che ritroveremo nel cinema di Carlo Verdone.

La moglie è una donna ingenua e sognatrice, irretita da Fernando Rivoli (Sordi), lo sceicco dei fotoromanzi, ma alla fine delusa dal suo comportamento. Roberto Benigni ne Il pap’occhio (1980) di Renzo Arbore realizzerà una sorta di parodia del personaggio con il suo Sceicco Beige, che entra in scena facendo l’altalena tra gli alberi. Fellini realizza una sorta di cinema nel cinema, filma le riprese di un fotoromanzo ambientato nel deserto, tra pinete che si affacciano sul mare e l’arenile di Ostia. La breve avventura con il divo dei fotoromanzi si conclude in rissa tra la ragazza e la moglie che richiama all’ordine il marito. Alberto Sordi impersona la meschinità di un attore che inventa una serie di fandonie per portarsi a letto la donna ingenua, ma è succube di una moglie giunonica. Il marito abbandonato inventa scuse con i parenti, prova a denunciare la scomparsa alla polizia, ma viene preso per pazzo e alla fine incontra una prostituta di nome Cabiria, interpretata da un’intensa Giulietta Masina. Fellini inserisce una breve citazione del circo con un numero da mangiatore di fuoco che si esibisce nella piazza, mentre Cabiria consola il marito e mangia i confetti. Tutto finisce bene, perché la moglie, ricoverata in ospedale dopo un tentato suicidio, ritrova il al marito appena in tempo per l’udienza papale organizzata dai parenti.

Lo sceicco bianco è una pellicola importante, perché rivela la vena autobiografico – fantastica permeata di umorismo grottesco tipica di Fellini. Il regista racconta la mediocrità dei provinciali a Roma, affascinati dal mito cinematografico, costruisce un personaggio perfetto sulla vis comica di Alberto Sordi, a metà strada tra il seduttore e il succube di una moglie bisbetica. Fellini affonda lo  sguardo ironico e partecipe all’interno del mondo piccolo – borghese e ne mette a nudo vizi e sogni meschini. Il regista scrive la storia insieme a Tullio Pinelli e Michelangelo Antonioni, la sceneggiatura è firmata da Ennio Flaiano, mentre le musiche (con alcuni accenni al mondo del circo) sono di Nino Rota.  

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