Django 2 – Il grande ritorno di Nello Rossati

Articolo di Gordiano Lupi

Ventidue anni dopo – era da poco uscito Tex e il Signore degli Abissi (1985) di Duccio Tessari – il produttore Luciano Martino tenta di rivitalizzare il genere rispolverando il mitico personaggio e cerca di convincere Sergio Corbucci a girare un nuovo film con protagonista il pistolero armato di bara e mitraglia. Visto il rifiuto del regista romano (scoraggiato dal flop di Tex) Franco Nero e Luciano Martino si affidano a Nello Rossati (sotto lo pseudonimo di Ted Archer), del tutto digiuno di western, esperto di erotico, di commedia, persino di action-movie a imitazione dei Rambo nordamericani.

Ne viene fuori un film stranissimo girato in Colombia, pieno zeppo di incongruenze storiche, sceneggiato sulla base di un canovaccio fantastico che vorrebbe rendere credibile la figura di un cattivo che compie eccessi sadici e pirateschi vagando per mare a bordo di un battello. Si parte con un duello tra due vecchi pistoleri, con William Berger che recita: “Il vecchio west non c’è più, è finito il tempo dei duelli”.

Infatti la morte degli anziani pistoleri sarà poco romantica, provocata da un colpo di cannone sparato da un piroscafo. Rossati non è certo un regista d’azione, ma se la cava con trovate originali e bislacche, contaminando il cinema western – che conosce poco – con elementi desunti dalle pellicole di Rambo e Indiana Jones, ma anche dal cinema erotico (con alcune sequenze maliziose), corredandolo di elementi trash (il generale ungherese capo dei cattivi).

Django 2 è un prodotto indefinibile, un ibrido di western, action, erotico, avventuroso che non si lascia catalogare e incasellare in un genere. La figura del cattivo (il generale Orlowsky) è indimenticabile, grazie al fascinoso Christopher Connelly – al suo ultimo film, morirà per un tumore pochi mesi dopo – che conferisce tratti fumettistici di marcata violenza e sadismo a un ex ufficiale ungherese diventato pirata. Il perfido Orlowsky viaggia a bordo di una nave composta da una ciurma adorante, tra schiavi maltrattati e vilipesi, contornato da teste mozzate e da un’amante nera vogliosa e gelosa di una contessa bianca (Lentini) che presto diventa la favorita del generale.

Personaggio ben disegnato, un mix di raffinato esteta collezionista di farfalle e sadico esecutore di giustizia sommaria che appende per il collo i suoi nemici e fa lavorare i poveri schiavi nelle miniere. Ambientazione messicana, anche se siamo in Colombia, tra saccheggi ed eccessi di violenza, colpi di cannone ed esplosioni. Franco Nero è un Django ritirato in convento, vecchio ma non domo, che torna in auge dopo aver disseppellito la bara contenente la mitraglia. Il suo personaggio risulta meno affascinante del meraviglioso cattivo, perché più ordinario e stereotipato.

Tra gli attori citiamo Donald Pleasence, figura ricorrente nel cinema italiano, in un ruolo abbastanza comico che tende a sdrammatizzare il clima della pellicola. Licinia Lentini contende a una bellissima nera colombiana (ignota) il ruolo dell’attrice più sexy del film, entrambe valorizzate dal mestiere di Rossati.

Django 2 è stato stroncato da quasi tutti i critici cinematografici contemporanei al film ma anche da buona parte dei successivi. Resta un prodotto uscito fuori tempo massimo, bizzarro quanto si vuole ma non disprezzabile, dedicato soprattutto agli amanti dei B-movies. La storia è sceneggiata dal poco noto Franco Reggiani, le musiche (ben più ordinarie rispetto al primo Django) sono di Gianfranco Plenizio, la scenografia finto messicana di Marco Canevari. Sandro Mancori realizza una fotografia solare e luminosa, l’esatto contrario della primitiva idea di Django. Produce Luciano Martino con quel che resta della sua Dania Film, in collaborazione con Reteitalia. Gli effetti speciali di Aldo Gasparri – esplosioni e bombe stile Rambo – sono importanti.

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