Una vita difficile (1961), un eccellente affresco del dopoguerra italiano

Articolo di Gordiano Lupi

Regia: Dino Risi. Soggetto e Sceneggiatura: Rodolfo Sonego. Fotografia: Leonida Barboni. Montaggio: Tatiana Casini. Musiche: Carlo Savina. Scenografia: Mario Chiari, Mario Scissi. Costumi: Lucia Mirisola. Produttore: Dino De Laurentiis. Bianco e Nero. Durata 118’. Interpreti: Alberto Sordi, Lea Massari, Franco Fabrizi, Lina Volonghi, Claudio Gora, Antonio Centa, Loredana Nusciak (Cappelletti), Daniele Vargas, Franco Scandurra, Mino Doro, Carlo Kechler, Renato Tagliani, Edith Peters delle Peters Sisters, Ennio Balbo, Renato Tagliani. David di Donatello 1962 al Miglior Produttore.

Una vita difficile (1961) è un eccellente affresco del dopoguerra italiano che punta il dito sul clima di opportunismo politico e di stagnazione intellettuale. Sordi è un ex partigiano collaboratore di un giornale di sinistra, cerca di mantenere anche nella vita una coerenza politica, ma non è facile. Il regista mostra la caduta negli inferi di un personaggio positivo, che finisce in miseria, si trova in galera e viene abbandonato dalla moglie. Il riscatto e la riconquista della moglie arrivano soltanto quando accetta di diventare segretario di un uomo che aveva denunciato come esportatore di capitali.

Un finale eclatante vede Sordi ribellarsi alle umiliazioni del datore di lavoro che getta in piscina con uno schiaffone memorabile. Il futuro è accanto alla sua donna (Lea Massari) e può affrontare con la vecchia coerenza ciò che verrà. Rodolfo Sonego firma una delle sceneggiature più belle della sua carriera e Alberto Sordi interpreta un eroe positivo raccontato in chiave grottesca, senza concessioni alla retorica. Molte sequenze sono diventate talmente celebri da essere annoverate tra le parti migliori del cinema italiano, una vera e propria antologia della commedia. Ricordiamo l’esame universitario con Sordi che si ritira dopo aver tentato di impietosire la commissione, la cena dei monarchici durante la vittoria della Repubblica al referendum, il protagonista che si rifugia in un night, il dialogo assurdo sulla felicità tra Sordi ubriaco e un pastore, infine Sordi (ubriaco) che sputa sulle auto che passano sul lungomare di Viareggio. 

Rassegna critica. Paolo Mereghetti (quattro stelle): “Straordinario affresco dell’Italia del dopoguerra e della sua democrazia, dagli entusiasmi della ricostruzione alla rapida involuzione, di cui sottolinea con vigore il clima di opportunismo politico, di stagnazione intellettuale e di lassismo morale che si è instaurato a pochi anni di distanza dalla Liberazione (Spinazzola). Il film registra il processo di disillusione che si sta impadronendo della società italiana e lo fa con grande abilità narrativa, in perfetto equilibrio tra ambizioni sociologiche, gravità ideologica, humour, ironia e amarezza. Davvero eccezionale la prova di Alberto Sordi, eroe positivo ma raccontato vistosamente in chiave grottesca, in modo da far decantare l’inevitabile retorica che poteva accompagnarsi con questo tipo di personaggi”. A parere di Mereghetti, il film sta alla base del futuro C’eravamo tanto amati di Ettore Scola.

Morando Morandini (tre stelle e mezzo la critica, quattro stelle il pubblico): “Panoramica su vent’anni di vita italiana attraverso le vicende di un ex partigiano giornalista che si inserisce nella borghesia reazionaria. Una delle più felici interpretazioni di Sordi in un personaggio per lui insolito, scritto su misura dalla sua eminenza grigia Sonego. Nonostante la contraddizione di fondo non risolta – essere commedia satirica o far posto alla tirannia di un mattatore – il film pullula di sequenze eccellenti e ha un momento di poesia: Sordi ubriaco all’alba in un vialone di Viareggio”. Pino Farinotti (quattro stelle): “Titolo chiave di un’epoca del nostro cinema. La guerra e il dopo immediato visti quindici anni più tardi. (…) Alcuni episodi della Vita sono nel libro del grande cinema italiano. (…). Magnifica stagione, corale, del cinema italiano. (…). Silvio Magnozzi è il magnifico rappresentante delle cose che noi italiani abbiamo fatto, non solo sognato”

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