“Fiorina la vacca”, un decamerotico colto, ben recitato in dialetto veneto

Articolo di Gordiano Lupi

Vittorio De Sisti (1940 – 2006)comincia come aiuto regista alla scuola di Marco Bellocchio, lavora come fonico, debutta alla regia nel 1968 con i documentari di argomento erotico Inghilterra nuda (1968) e Scusi, lei conosce il sesso? (1968). Realizza gialli come L’interrogatorio (1970) e Chi l’ha vista morire? (1972 – regista della seconda unità insieme ad Aldo Lado), resta famoso per aver diretto alcuni film di argomento erotico. La commedia boccaccesca lo vede all’opera con Fiorina la vacca (1972), un decamerotico colto, ben recitato in dialetto veneto (reso antico) pure da attori lombardi (Montagnani) e romani (Carotenuto), ispirato alle commedie del Ruzante. I critici del cinema bis lo ricordano soltanto come una delle prime prove di Ornella Muti (molto acerba, appena diciassettenne), una servetta che crede di aver perduto l’onore e di averlo recuperato in modo divertente e originale (facendo l’amore con un servo). La pubblicità della vecchia VHS Avo Film insisteva sulla presenza della Muti, persino in copertina, come se mostrasse chissà quali nudità, soprattutto che fosse la protagonista, mentre il film è piuttosto casto e la bella attrice si vede lo spazio di poche sequenze. De Sisti gira un ottimo film in dialetto veneto che ha per filo conduttore le peripezie di una vacca che passa di mano in mano. Ewa Aulin è la vendicativa moglie Giacomina che alla fine conclude: è meglio perdere una bella vacca che un bell’oseo (non occorre essere veneti per capire il doppio senso legato alla parola oseo). Nel film recitano molte dive del genere erotico, da Janet Agren a Jenny Tamburi, passando per Ornella Muti (non è il primo film perché La moglie giovane è del 1970) e Graziella Galvani. La pellicola è dignitosa, ancora oggi riesce a divertire, ricorrendo a espressioni volgari desunte dalla saggezza popolare e a doppi sensi triviali, sulla falsariga della commedia plautina e boccaccesca. Niente è inutile e pretestuoso in un film che si basa sulle commedie e sui personaggi del Ruzante, con un regista capace di collegare le varie storie in maniera circolare con la partenza di Gastone Moschin (Ruzante) per la guerra, il suo ritorno (becco e bastonato, perché la moglie se la fa con un signore) e la nuova partenza per altre sconfitte. Un episodio che vede protagonista Ewa Aulin è girato con il bravissimo Renzo Montagnani nei panni del classico marito cornuto che si fa becco da solo per scoprire se è vero che la moglie fa la puttana. Felice Andreasi, altrettanto espressivo e teatrale, è l’amico subdolo che sobilla la vendetta per approfittare della bella consorte. Ewa Aulin si vendica, incorna per davvero il grullo marito, infine scappa con l’amante. La morale delle storie è espressa da un dialogo dello scaltro (ma non troppo) Andreasi: “Io faccio soltanto la volontà di Dio. Se lui ha mandato sulla terra i minchioni voleva che fossero minchionati!”. Tutto il film gioca tra il nome della vacca e della moglie, visto che entrambe si chiamano Fiorina e dati i comportamenti piuttosto liberi della donna ne conseguono i giochi di parole scollacciati. Montagnani a un certo punto preferirebbe lasciare la moglie all’amante ma vorrebbe indietro la vacca perché almeno fa il latte e garantisce la sussistenza alimentare. Un altro episodio divertente vede protagonista Mario Carotenuto (che si chiama Beolco di cognome, il vero nome del Ruzante) che conquista con i denari le mogli altrui ma poi si lascia turlupinare da un sarto, che si finge gay per godere delle grazie delle donne mentre prova loro i vestiti. La colonna sonora è niente meno che di Ennio Morricone, che non compone molte musiche originali, piuttosto si dedica a scegliere alcune canzonette popolari delle campagne venete di derivazione medievale. Ottime scenografie di Canevari, che rispettano l’ambientazione, pure se tutto è girato nelle campagne laziali e non in quelle padovane del Ruzante, così come i costumi d’epoca non presentano difetti. Tra i luoghi del film sono indimenticabili il Castello di Corcolle e soprattutto le cascate di Monte Gelato di Mezzano Romano (dove Ewa Aulin si reca con Felice Andreasi per lavare i panni e bagnarsi le gambe), vero e proprio luogo di culto per il cinema bis. La sceneggiatura di Fabio Pittorru, che collabora con De Sisti, pesca dialoghi, personaggi e situazioni da ben precisi testi letterari, alcune commedie pastorali di Angelo Beolco (1496 – 1542), detto il Ruzante (ispirate a Plauto e a certa drammaturgia transalpina) – che Dario Fo definiva un maestro poco studiato in Italia – come Primo Dialogo de Ruzante, Bilora, Fiorina e Moscheta (1529 – 1532).

Scheda tecnica di Fiorina la vacca – Regia: Vittorio De Sisti. Soggetto: Fabio Pittorru (liberamente tratto dai racconti del Ruzante). Sceneggiatura: Fabio Pittorru, Vittorio De Sisti. Fotografia: Enrico Menczer. Montaggio: Gabriella Cristiani. Musiche: Ennio Morricone. Scenografia e Costumi: Sergio Canevari. Casa di Produzione: Juma Film. Durata: 103’. Genere: Commedia erotica in costume (decamerotico). Interpreti: Janet Agren (Tazia), Felice Andreasi (compare Michelon), Ewa Aulin (Giacomina), Rodolfo Baldini (amante di Teresa), Mario Carotenuto (padron Beolco), Angela Covello (Fiorina), Attilio Duse (Sandron), Graziella Galvani (Betta), Ornella Muti (Teresa), Jenny Tamburi (Zanetta), Gianni Macchia (Checco), Renzo Montagnani (compare Menico) Renzo Marignano (massaro di Beolco), Gastone Moschin (Ruzante), Sergio Tramonti (sarto padovano), Piero Vida (Nane, il ruffiano), Luigi Antonio Guerra (Tonino Stropabusi), Marcello Bonini Olas (marito ruffiano).

Altri lavori di Vittorio De Sisti

Quando l’amore è sensualità (1973) è un buon erotico scritto da Luigi Russo, interpretato da Agostina Belli e Gianni Macchia. Troviamo anche Ewa Aulin in una delle sue ultime apparizioni, Femi Benussi, Françoise Prévost, Monica Monet e Umberto Raho. Si tratta di un film erotico- psicologico che presenta Agostina Belli nei panni di una ragazza timida e inibita che viene fatta sposare dalla madre (una contessa decaduta) a un ricco macellaio padano (Gianni Macchia). Il matrimonio va in bianco, soprattutto perché il macellaio è un vero caprone e la moglie è troppo imbranata. Il marito comincia a frequentare prostituite e donne compiacenti e qui si scatenano le varie Femi Benussi e Monica Monet. Agostina Belli fugge dall’amica Ewa Aulin molto più esperta di lei che le insegna un po’ di cose e la istruisce su come comportarsi. Il marito diventa l’amante della suocera che è ancora vogliosa e piacente. Quando la moglie si accorge della tresca torna a casa, si spoglia nuda davanti al marito e se lo riprende. Il film è scritto e sceneggiato da Luigi Russo e dal regista che costruiscono una storia niente male, erotica quanto basta e ben congegnata. Un film pensato per il lancio di Agostina Belli che va a ruota (pure per assonanza di cognome) del grande successo che stava riscuotendo Laura Antonelli. Ewa Aulin recita una parte secondaria, oltre tutto poco in sintonia con un ruolo tradizionale di lolita ingenua che alla fine si scopre mangiatrice di uomini. In questo film è addirittura la donna esperta che dà consigli all’amica imbranata, pure se ricordiamo tra le cose migliori della pellicola una breve sequenza saffica tra lei e Agostina Belli. Spogliati, protesta, uccidi (1974) è un introvabile film politico sul mondo della protesta giovanile. Sesso in confessionale (1974) è un altro film documentaristico di argomento erotico. Lezioni private (1975) è un erotico che vede protagonista Rosalino Cellammare (il cantante Ron non ancora famoso). Ron studia al conservatorio e non se la cava bene con le donne. Viene svezzato eroticamente prima da una matura Carrol Baker, insegnante di piano, poi dalla servetta Femi Benussi e infine dalla compagna di scuola Eleonora Fani. Per completare il cast ci sono anche Renzo Montagnani, Carlo Giuffrè e Leopoldo Trieste, ma il tenore della pellicola è più da erotico che da commedia. Rock’n roll (1978) non ha niente a che vedere con l’erotico, ma è un’imitazione de La febbre del sabato sera e di Grease alla moda italica. La supplente va in città (1979)è una vera e propria commedia sexy nella quale Vittorio De Sisti dirige Carmen Villani per bissare il successo de La supplente, ma non ci riesce. Il titolo non c’entra niente con la storia e serve soltanto a evocare nell’immaginario collettivo il vecchio film di Guido Leoni che andò molto bene. Non per niente gli spagnoli lo intitolarono De criada a señora che era più pertinente, anche perché la storia è tratta dalla commedia Da serva a padrona. Il soggetto è di Domenico Calandruccio e Roberto Natale, mentre alla sceneggiatura collaborano Vittorio De Sisti, Jaime Comas e Paolo Mercuri. La fotografia è di Raul Perez Cubero, le musiche sono di Stelvio Cipriani, il montaggio di Anita Cacciolati e Vittorio De Sisti e le scenografie di Jaime Perez Cubero. Produzione italo – spagnola. Un finto sequel de La supplente, ma in realtà è la storia della Villani che arriva a Roma e si vendica con il fidanzato che l’ha violentata, si fa assumere come cameriera in una famiglia e s’impone come amante di tutti. Alla fine diventa la padrona di casa. Il film è scadente. Si ricorda come ultima esperienza di Carmen Villani nel cinema italiano, un mesto canto del cigno per una brava attrice e cantante irretita in un cliché da simbolo erotico. Gli ultimi film di De Sisti sono il musicale Dance Music (1984) e il giallo Delitti e profumi (1988) con Jerry Calà e Umberto Smaila. Infine esce Volare!  (1997), interpretato da Massimo Ranieri e Marina Suma, una storia di provincia, una commedia per ragazzi ambientata nel meridione, girata a Serravalle Pistoiese. Vittorio De Sisti trova nuova linfa e una seconda vita professionale in televisione, dove firma alcuni sceneggiati, film e serie piuttosto apprezzate: La felicità (1981), Casa Cecilia (1982), I veleni dei Gonzaga (1984), Un uomo in trappola (1985), Professione vacanze (1986), Tutti in palestra (1987), L’eterna giovinezza (1988), Il colore della vittoria (1989), Un inviato molto speciale (1992), Occhio di falco (1996), Professione fantasma (1997), Orgoglio (2003 – 2004), Gente di mare  (2005). Il regista muore a Roma il 22 aprile del 2006. Era sposato con la scrittrice a attrice teatrale Lucia Vasilicò. Il necrologio apparso su Il Giornale lo ricorda come il regista di Orgoglio, cosa che fa capire quando l’esperienza televisiva avesse segnato il suo nome in tale direzione popolare. Il suo cinema, invece, lo ricordano in pochi.

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