Nel mondo si producono oltre due miliardi di tonnellate di rifiuti. Responsabile? Il consumismo!

Articolo di C. Alessandro Mauceri

Ogni anno, nel mondo, si producono oltre due miliardi di tonnellate di rifiuti. Responsabile il “consumismo” che ormai la fa da padrone: molte delle cose che vengono comprate finisce nella spazzatura nel giro di pochi mesi.

Una quantità impressionante, sufficiente a riempire 822.000 piscine olimpioniche o, se caricata su camion, a creare una fila lunga abbastanza da fare 24 volte il giro del mondo! 

Le ultime stime parlano di una media mondiale dei rifiuti che si aggira intorno a 0,74 chilogrammi per persona al giorno. Un valore che cambia molto da paese a paese (da 0,11 a 4,54 chilogrammi a persona al giorno). I paesi ad alto reddito, pur rappresentando solo il 16% della popolazione mondiale, producono circa il 34% dei rifiuti mondiali (683 milioni di tonnellate). Non sorprende trovare gli Stati Uniti d’America al primo posto di questa classifica (negativa): da soli, producono più rifiuti solidi urbani di qualsiasi altro paese al mondo (come conferma il database della Banca mondiale), quasi 258 milioni di tonnellate di RSU all’anno. Negli USA, ogni giorno, ogni persona produce mediamente circa 4,4 libbre (oltre due chili) di rifiuti urbani. Ma se si cerca il valore per abitante, al vertice di questa classifica si trova l’Islanda.

La composizione di questi rifiuti varia molto in base al reddito (e ai conseguenti stili di vita). Nei paesi ad alto reddito la percentuale di rifiuti “verdi” o organici è pari al 32% del totale; maggiore è la percentuale di altri rifiuti, che rappresentano il 51% dei rifiuti (di questi almeno una parte potrebbero essere riciclati, come plastica, carta, cartone, metallo e vetro). Al contrario, nei paesi a medio e basso reddito, sono maggiori i rifiuti alimentari e “verdi”, rispettivamente il 53% e il 57% del totale.

Per strano che possa sembrare, la maggior parte dei rifiuti viene ancora scaricata in una qualche forma di discarica (il 37% dei quali l’8% in discariche con sistemi di raccolta del gas di discarica). Solo il 19% viene recuperato attraverso il riciclaggio e il compostaggio e l’11% viene incenerito. All’incenerimento (oggi tanto di moda sui media) fanno ricorso soprattutto paesi ad alta capacità, alto reddito e limitate disponibilità di spazio (segno che più che non si tratta di voler essere ambientalisti o di rispettare la natura ma di una necessità). 

Il conferimento in discarica evidenzia una differenza tra paesi ricchi e paesi poveri. I paesi a reddito medio-alto hanno la percentuale più alta di rifiuti che finiscono in discarica (54%) ma le loro discariche sono spesso gestite in modo rigoroso. Al contrario nei paesi a basso reddito, generalmente, si fa ricorso al dumping aperto. Le regioni che scaricano all’aperto più della metà dei rifiuti sono il Medio Oriente e il Nord Africa, l’Africa subsahariana e l’Asia meridionale. 

Inevitabili le conseguenze sull’ambiente: nel 2016, dal trattamento e dallo smaltimento dei rifiuti solidi siano state generate 1,6 miliardi di tonnellate di emissioni di gas serra equivalenti di anidride carbonica (CO2). E le previsioni parlano di una situazione in netto peggioramento. Con la crescita della popolazione e degli stili di vita, secondo la Banca Mondiale, entro il 2050, i rifiuti potrebbero aumentare del 70% (fino a raggiungere 3,40 miliardi di tonnellate di rifiuti all’anno).

Una situazione che aumenterà i costi di gestione, che sono già oggi un problema non secondario. Nei paesi ad alto reddito, i costi per la gestione dei rifiuti (inclusi raccolta, trasporto, trattamento e smaltimento) spesso superano i 100 dollari per tonnellata. Al contrario nei paesi a basso reddito si aggirano intorno ai 35 dollari per tonnellata. Appare evidente quindi che alcun paesi preferiscano spedire i propri rifiuti all’estero. Nei giorni scorsi, dopo le rivelazioni di un’indagine giornalistica e la conseguente interrogazione parlamentare del governo tunisino, è emerso che l’Italia preferiva spedire i propri RSU in Tunisia, pagando “solo” – a quanto hanno riferito alcuni giornali – poco più di 40 euro a tonnellata.

A volte questi rifiuti vengono stipati in discariche senza controllo, dove finiscono anche rifiuti pericolosi per la salute delle persone. Recentemente 4.000 tonnellate di rifiuti tossici sono state spedite in Nigeria etichettate come “fertilizzanti” sebbene includessero 150 tonnellate di bifenili policlorurati altamente tossici, o PCB, i cui effetti nocivi vanno dalle carenze ormonali a ridurre lo sviluppo cognitivo nei bambini. 

Capitolo a parte per i rifiuti elettronici, la cui percentuale nelle discariche è cresciuta sensibilmente negli ultimi anni: ogni anno, vengono prodotti circa 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. E ancora una volta la maggior parte viene spedita nei paesi poveri dell’Asia e dell’Africa.Anche questi rifiuti, se non trattati adeguatamente, sono altamente tossici. La più grande discarica di rifiuti elettronici del mondo è a Guiyu, in Cina, con 700 tonnellate di rifiuti elettronici all’anno. I rifiuti che vi vengono scaricati includono Arsenico, Cadmio, Cromo, Cloruro di vinile, Diossine, Antimonio, PCB, PCDD, PCDF, DDT e molto altro ancora.

Di altri tipi di rifiuti, poi, non parla mai nessuno. Come gli inquinanti organici persistenti (POP): sostanze chimiche organiche che rappresentano una grave minaccia globale per la salute umana e per gli ecosistemi. Tutti questi rifiuti finiscono in discariche che rappresentano una minaccia per la salute umana e per l’ambiente. Da Agbogbloshie, Accra, in Ghana, dove finiscono circa 192.000 tonnellate di rifiuti elettronici all’anno, alla discarica di Bantar Gebang a Bekasi, in Indonesia, che riceve oltre 230.000 tonnellate di rifiuti domestici ogni anno. O  la discarica di Jam Chakro, in Pakistan: 202 ettari dove “lavorano” 5mila persone.

Tutti questi sono tra gli effetti negativi del consumismo. E con il numero dei paesi consumatori che cresce di secondo in secondo e genera quantità di rifiuti insostenibili la situazione potrebbe diventare insostenibile: se tutti  i paesi producessero rifiuti come i paesi dove il consumismo impera, per smaltire i rifiuti prodotti non basterebbero 5 pianeti come la Terra.

Foto:  focus.it

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