Quando le donne si chiamavano madonne

Articolo di Gordiano Lupi

Edwige Fenech si inserisce nel sexy di derivazione pasoliniana con tre titoli fondamentali come Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda (1972) di Mariano Laurenti, di cui abbiamo già parlato e che deve la sua fortuna a un titolo che promette molto di più di quanto in realtà mantiene. Un altro decamerotico di Mariano Laurenti con protagonista Edwige Fenech è La bella Antonia prima monica e poi dimonia (1972), un film decisamente inferiore al precedente che si ricorda soprattutto per il titolo curioso. Infine arriva il divertente Quando le donne si chiamavano madonne (1972) che Aldo Grimaldi scrive e sceneggia insieme al padre Gianni, il montaggio è di Daniele Alabiso, le musiche sono di Giorgio Gaslini e le scenografie di Giuseppe Bassan.

Grimaldi è un esperto di musicarelli che dirige bene anche questo decamerotico, senza spingere l’acceleratore sul versante del sesso, ma lasciando intuire le situazioni erotiche. Il film è recitato tutto in fiorentino (la Fenech è doppiata in un italiano classico da Ada Maria Serra Zanetti), ambientato nel Medio Evo in una località non precisata tra Prato e Signa. Edwige Fenech è la protagonista dell’episodio che funge da filo conduttore: interpreta la bella Giulia Varrone che tradisce il marito Romildo (Peter Berling) – doppiato da Renzo Palmer –  con il più giovane Mercuzio (il cantante-attore Don Backy).

Giulia viene processata per adulterio e secondo lo statuto toscano rischia il rogo, ma la sua verve femminista convince il podestà (Vittorio Caprioli) a indagare più a fondo. La Fenech prima fa un discorso rivoluzionario parlando di una legge fatta dagli uomini a uso e consumo degli uomini, poi si denuda davanti al tribunale e mostra il suo splendido corpo. Denuncia che il marito non la soddisfa abbastanza. Chiede alla giuria: Che cosa dovrei fare di quello che mi avanza? Il marito fa davvero la parte del coglione, cornuto e bastonato, perché è l’unico teste del tradimento, pure i giudici dicono in un latinetto maccheronico che unicus teste testiculus est (un coglione).

Il podestà decide di fare la prova decisiva e riunisce il tribunale davanti al letto della donna per assistere al suo accoppiamento con il marito. Romildo Varrone riesce a portare a termine solo un breve rapporto che non soddisfa la moglie (“Lui parte lento e arriva rapido, io parto rapida e arrivo lenta”, dice la Fenech). L’amante invece riesce a possederla ben trentacinque volte di seguito e la camera da letto di casa Varrone diventa lo spasso del paese dove tutti si riuniscono per vedere lo spettacolo e per consumare cibi e bevande.

Alla fine il tribunale assolve la donna perché il fatto non sussiste, soprattutto perché la colpa è solo del marito che non riesce a soddisfare una femmina così esuberante. Nell’ultima scena Giulia si porta a letto il podestà e tutto il tribunale, ma noi immaginiamo soltanto quel che accade nella stanza perché sullo schermo campeggia la parola Fine e scorrono i titoli di coda. Alla storia principale sono concatenate altre avventure comico-erotiche secondarie che vedono protagonisti tre ragazzotti che se la spassano con altrettante ragazze.

Tra le interpretazioni migliori citiamo Carletto Sposito nei panni di Frate Mariaccio che circuisce le donne con la scusa che sono indemoniate. Mario Carotenuto (attore poco utilizzato nel decamerotico), ottimo nella parte dell’avido Quinto Fulvio, turlupinato da moglie e figlia che si fingono sonnambule per rubare i suoi tesori e spassarsela con due giovanotti. Tra le presenze femminili citiamo Stefania Careddu (Francesca) che pare avere tendenze omosessuali ma alla fine scopre di essere una donna come le altre.

Francesca Benedetti è Gisa, la moglie di Quinto Fulvio, disinibita pure lei mentre amoreggia con il frate. Petronilla, figlia di Quinto, è la bella Eva Garden ma non concede nudità di sorta. Antonella Brancati è la nipote del frate che viene circuita da un ragazzo travestito da donna. Tutti gli episodi collaterali si basano sull’equivoco, a sprazzi si ride, alternando la comicità corporale e lo sberleffo alla battuta ricca di doppi sensi.

Il tono è da pochade, pure se in primo piano troviamo lo stereotipo decamerotico del marito coglione e della moglie puttana, condito dal fatto che i preti a quel tempo se la spassavano come meglio potevano. Edwige Fenech imperversa nel suo episodio che la vede molto nuda e piuttosto attiva ma sempre censurata al momento giusto. Per Mereghetti si tratta di una comicità greve e stantia, basata solo sulle qualità fisiche della Fenech. Tra gli attori ricordiamo anche l’ottimo Vittorio Caprioli nella parte del podestà e il diligente Carlo De Mejo.

Il decamerotico è un genere che muore lentamente e si ripiega su se stesso cucinando per lo spettatore minestre sempre più scipite e riscaldate. Lavori come Fiorina la vacca (1972) di Vittorio De Sisti si ricordano per la bella presenza di una giovanissima Ornella Muti e per una recitazione in dialetto veneto. E si salvò solo l’Aretino Pietro … con una mano davanti e l’altra dietro (1972) diretto da Silvio Amadio (lo scopritore di Gloria Guida) si menziona per la bella e sfortunata Franca Gonella. Sul decamerotico resta poco altro da dire. Edwige Fenech non ne interpreterà più, di lì a poco si apriranno per lei e per le altre attrici italiane, le porte della ben più longeva commedia sexy.

Regia: Aldo Grimaldi. Soggetto e Sceneggiatura: Aldo Grimaldi, Gianni Grimaldi (liberamente ispirato al Decameron di Giovanni Boccaccio). Durata: 100’. Genere: decamerotico, commedia boccaccesca. Montaggio: Daniele Alabiso. Musiche: Giorgio Gaslini. Scenografia: Giuseppe Bassan. Costumi: Giuditta Mafai. Trucco: Franco Schioppa, Gloria Granati. Interpreti: Edwige Fenech (Giulia Varrone) – doppiata da Ada Maria Serra Zanetti, Vittorio caprioli (Ser Cecco, il podestà), Stefania Careddu (Francesca), Don Backy (Marcuzio dei Lucani), Jurgen Drews (Ruberto), Paolo Turco (Tazio), Antonia Brancati (Lucia), Carlo De Mejo (Gisippo), Mario Carotenuto (Quinto Fulvo), Francesca Benedetti (Gisa), Peter Berling (Romildo Varrone) – doppiato da Renzo Palmer, Carletto Sposito (frate Mariaccio), Eva Garden (Peronella), Renato Malavasi (il cerusico).

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