“Io e Caterina”, una storia noiosa e inconcludente

Articolo di Gordiano Lupi

Regia: Alberto Sordi. Soggetto: Rodolfo Sonego. Sceneggiatura: Rodolfo Sonego, Alberto Sordi. Fotografia. Sergio D’Offizi. Montaggio: Tatiana Casini Morigi. Produttore. Fulvio Lucisano. Produttori Esecutivi. Raimondo Castelli, Gianni Hecht Lucari. Musiche: Piero Piccioni. Scenografia. Lorenzo Baraldi. Costumi: Bruna Parmesan. Durata. 105’. Colore. Interpreti: Alberto Sordi, Catherine Spaak, Edwige Fenech, Valeria Valeri, Victoria Zinny, Susan Scheerer, Andrew I. Miller, Sandra Mantegna, Laura Franci, Danuta Chawalek, Fiorella Buffa, Ugo Bologna. Daniela Caroli è la voce del robot Caterina.

Il 1980 è l’anno di grazia per Edwige Fenech che lavora in ben sei film e viene chiamata anche da Alberto Sordi per il deludente Io e Caterina. Il film è davvero pessimo, una storia noiosa e inconcludente che ricordiamo con fastidio, ma per la bella attrice lavorare con Sordi rappresenta un bel salto di qualità. La produzione è ancora italo-francese e accanto a Sordi e alla Fenech lavorano niente meno che Monica Vitti, Catherine Spaak, Rossano Brazzi, Valeria Valeri e Victoria Zinny. Alberto Sordi è un maturo dirigente d’azienda che è oppresso dalle lamentele di moglie (Valeri), amante (Spaak) e cameriera. Sordi pensa che la soluzione possa essere l’acquisto del robot-cameriera che battezza Caterina e che dovrebbe sostituire le donne della sua vita. Purtroppo l’automa femminile dimostra di avere un carattere molto geloso e possessivo e quando si presenta in casa una bella rivale come Edwige Fenech si lascia andare e ne combina di tutti i colori. Il soggetto piuttosto misogino è di Rodolfo Sonego, ma Sordi lo utilizza al peggio costruendo un film inguardabile che non fa né ridere e né pensare. La noia la fa da padrona tra i soliti luoghi comuni del maschio romano volgare e piccolo borghese, gli sbadigli sono il filo conduttore di una commedia senza nerbo e senza ritmo. Morandini definisce il film “un bieco e sciatto apologo maschilista”, ma secondo noi ha ragione Pino Farinotti quando dice che la storia poteva andare bene tutt’al più per un mediometraggio o per un cortometraggio e che la lunghezza cinematografica è imbarazzante. Sordi regista non vale Sordi attore e questa è una verità sacrosanta. Le cose molto brutte però si ricordano come quelle molto belle e io questo film me lo rivedo scorrere nella memoria come se lo avessi visto ieri invece che ventiquattro anni fa. Ricordo il robot Caterina costruito in maniera molto kitsch che impazzisce e fa a pezzi la casa di fronte alla bellezza di Edwige Fenech. Confesso che andai al cinema soltanto perché c’era lei, di Sordi me ne importava poco, mi aveva già fregato altre volte come regista. La Fenech è vestita con una tutina da tigre del sesso e ci fa vedere ogni ben di Dio, ma lo fa per poco e certo non vale il prezzo del biglietto. Per Marco Giusti è “socio-fantascienza alla Sordi anni Ottanta: un disastro che diventa quasi un cult”. Fantafilm scrive, a firma Lattanzi e De Angelis: “ Alberto Sordi […] in veste anche di regista non sempre è riuscito ad amministrare con senso della misura il proprio talento. Lo dimostra questo film che sulla carta avrebbe le giuste premesse per riuscire una brillante commedia impostata tra ironia e riflessione fantasociologica, con uno spunto abbastanza inusuale nel panorama della nostra produzione cinematografica, che anticipa di molto le analoghe situazioni di Homewrecker. Indeciso, o troppo prudente, nell’indirizzare il racconto sulla satira del femminismo o del maschilismo più esasperati, Sordi sceglie la meno impegnativa strada della comicità bonaria, fatta di piccole e collaudate gag”.  Un pessimo film d’altri tempi, inutile e brutto.

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