“Chiavi in mano”, un film di cui potevamo farne anche a meno?

Articolo di Gordiano Lupi

Corre l’anno di grazia 1996 quando Mariano Laurenti si produce in un’operazione interessante come il remake della storica Ubalda. Il film s’intitola Chiavi in mano ed è interpretato da Martufello (Fabrizio Maturani), Angela Cavagna, Sergio Vastano, Cinzia Roccaforte, Ramona Badescu, Silvio Spaccesi, Enio Drovandi e Antonella Troise. La sceneggiatura è di Antonio Marino e Gino Capone, basata su un racconto di Tito Carpi. Fotografia di Giancarlo Ferrando e Sebastiano Celeste. Montaggio di Gino Bartolini e Alberto Moriani.

Produce Sergio Martino, che fiuta l’affare, per Dania Film. Purtroppo la nuova pellicola non conserva il solito umorismo ambiguo della precedente, i tempi sono cambiati, nessuno si interessa a un finto decamerotico girato fuori tempo massimo e con ritmi televisivi. Martufello recita il ruolo che fu di Pippo Franco, torna dalle crociate e si rende conto che la cintura di castità messa alla moglie (Roccaforte nel ruolo della Schubert) non è servita a niente. Per vendicarsi del fabbro Vastano, reo di aver duplicato la chiave, cerca di sedurre la bella moglie Cavagna (nel ruolo della Fenech).

Laurenti cita se stesso nella parte onirica con la corsa seminuda sul prato, interpretata da Cinzia Roccaforte velata di bianco, certo la sua grazia non è pari a quella di Edwige Fenech, neppure di Nadia Cassini ne L’infermiera nella corsia dei militari. La storia non è proprio la stessa ma le varianti sul tema sono minime. Quello che manca sono le idee. Laurenti confessa: “Si tratta di un tentativo non riuscito di rifare dopo venticinque anni il filone dell’Ubalda.

Oggi non c’è un pubblico che gradisce il genere, non si trovano le sale, non ci sono più attori importanti”. L’idea del film nasce dopo la rivalutazione di Walter Veltroni nel libro di recensioni Certi piccolissimi amori del film Quel gran pezzo del’Ubalda tutta nuda e tutta calda. Luciano Martino e Galliano Juso decidono di fare un remake e si mettono a caccia di idee. Enrico Ghezzi propone un’improbabile Quant’è bella la Ubalda tutta rinuda e tutta ricalda. Non se ne fa di niente. Juso abbandona l’impresa e resta Martino che si affida all’esperienza di Laurenti.

Il difetto principale della pellicola è quello di essere girata con metodo televisivo, anche se alcune trovate comiche sono divertenti, come quando si parla di viados brasiliani, di un trattato sui preservativi da leggere prima del coito, oppure quando si citano vecchi decamerotici come Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno (1972) di Bitto Albertini. Siamo in un periodo storico in cui il decamerotico è morto e sepolto, in compenso imperversano le fiction.

Vediamo un fax che è il piccione viaggiatore, il cellulare, il megafono e un bar del Medio Evo con il calcio balilla di cartone. Angela Cavagna si fa inquadrare sempre di petto, sullo stile della rivale Carmen Russo che si sforza di imitare. Cinzia Roccaforte proviene dal set di Tinto Brass (Fermo posta) e lavorerà con Joe D’Amato, parla bolognese, si esibisce nella scena della corsa sul prato, mostra un bel seno, niente di più. Vastano recita con il solito accento milanese e fa cose molto televisive, così come Martufello non può fare a meno di parlare con il dialetto ciociaro che lo ha reso popolare.

Tra l’altro il film è tutto ambientato nella zona di Macerata e in un castello messo a disposizione da una vera contessa, quindi il comico gioca in casa. Accade di tutto, ci sono persino le televendite di Roberto Da Crema (con la tipica voce asmatica) che interrompono un processo, si cita Il cittadino si ribella (1974) di Enzo G. Castellari e il finale de La bella Antonia prima monica e poi dimonia (1972) con il giudice che va a letto con l’imputata. La pellicola è molto meno sexy, soprattutto meno comica dell’Ubalda, la Roccaforte è l’attrice più nuda, ma come recitazione lascia a desiderare.

La Cavagna è sensuale vestita di nero, petto e gambe in bella mostra quando si frusta in giardino con il cilicio per calmare i bollori. Molte battute sono legate all’attualità, il rogo delle streghe è realizzato come se fosse una festa, si vendono lupini e si balla il twist, ci sono applausi a comando come in televisione. Enio Drovandi presenta il rogo dal Palaroghi (sic!) e riporta la classifica mentre sta bruciando la bellissima strega Ramona Badescu.

In questa parte si toccano altissimi livelli di trash con ballerine brasiliane che danzano una frenetica samba. Il film è un prodotto televisivo girato con poca logica, comicità stile Bagaglino, condita da un po’ di nudo a cura di Badescu, Cavagna e Roccaforte. Molto trash la trovata del cavallo bloccato con le ganasce per divieto di sosta, mentre si tocca il fondo con la cintura di castità aperta da una scheda magnetica.

Il finale – apoteosi dell’anacronismo più assurdo – mette in scena un rogo di Martufello e Badescu interrotto da una televendita di armi per decapitare. Viene bruciata anche la Cavagna perché afferma di voler peccare. Tutto si risolve con la pessima trovata di un elicottero (chiamato uccelli fero), inventato dal fabbro, che dovrebbe permettere la fuga.

Alla guida c’è Ponzio Pilota (sic!). Non è finita qui. L’elicottero salta per aria, tutti muoiono e si ritrovano all’inferno nel girone dei lussuriosi, una sorta di casino tra cubiste e discoteche. Donne e uomini sono separati, le femmine vengono prese dal custode dell’inferno e i maschi sono affidati a due diavoli culattoni. Mitica la battuta finale di stampo televisivo e pubblicitario: “La cintura di castità allunga la vita… ma salva anche il culo!”.

Tra gli attori citiamo in positivo Angela Cavagna, non doppiata, bella ed espressiva, ma se la cava bene anche Ramona Badescu. La comicità è tutta sulle gracili spalle di Martufello e Vastano, comici che vanno bene per mezz’ora di televisione ma che mostrano la corda sulla lunga distanza. Notevoli i soprannomi: il primo è detto di il favagrossa, il secondo il leghista.

Regia: Mariano Laurenti. Soggetto e sceneggiatura: Tito Carpi, Luciano Martino, Gino capone, Nino Marino. Fotografia: Fausto Zuccoli. Montaggio: Daniele Alabiso. Musiche: Ubaldo Continiello. Scenografia. Vincenzo Morozzi. Costumi: Silvana Scandiarato. Durata: 92’. Genere: Commedia boccaccesca. Interpreti. Martufello (Baccello da Semano), Seergio Vastano (Capoccione da Giussano), Angela Cavagna (Genuflessa), Cinzia Roccaforte (Ubalda), Silvio Spaccesi (Giudice), Ramona Badescu (Trielina), Enio Drovandi (presentatore di roghi), Antonella Troise (Lauretta), Sabuina Began, Roberto Da Crema (televenditore).

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