La commedia balneare: situazioni comiche legate alle vacanze

Articolo di Gordiano Lupi

Negli anni Cinquanta riscuote grande successo il neorealismo rosa e la commedia paesana, leggera, di argomento romantico – sentimentale, ma al tempo stesso comico e spensierato. La commedia paesana diventa cittadina negli anni del boom, ma si fa sempre più pensierosa, assume toni meno sdolcinati e più impegnati.

 La commedia balneare può essere considerata un antecedente della commedia erotica, perché la spiaggia serve a mostrare attrici in bikini e situazioni comiche legate alle vacanze. Domenica d’agosto (1950) di Luciano Emmer, il primo film a episodi a struttura intrecciata del cinema italiano, ambientato tra la spiaggia di Ostia e la città deserta.  La spiaggia (1954) di Alberto Lattuada – sceneggiata da Luigi Malerba, Rodolfo Sonego e Charles Spaak –  è ancora un film strutturato per storie parallele, ma la storia di Annamaria Montorsi (Martine Carol) che porta la figlia al mare funge da filo conduttore. La donna si finge vedova per evitare pettegolezzi, diventa amica del sindaco (Raf Vallone) del paese, ma alla fine un villeggiante (Carlo Romano) racconta la verità sul suo conto. Le signore borghesi a questo punto snobbano con disprezzo la prostituta, anche se nel segreto delle loro case fanno cose peggiori. Annamaria, disperata, decide di accettare la protezione dell’uomo più ricco del paese (Carlo Bianco) e di colpo torna a essere stimata da tutti. Lattuada sviscera il tema dei vizi privati e pubbliche virtù che al tempo scandalizza non poco i solerti censori. Commedia balneare di costume abbastanza impegnata che simpatizza con gli emarginati e strizza l’occhio a una polemica antiborghese. La pellicola viene censurata e provoca discussioni in parlamento per colpa di una scena audace di Valeria Moriconi in bikini sotto la doccia. L’interpellanza è di un parlamentare democristiano che forse legge nella pellicola un messaggio vicino alle idee comuniste e un riferimento al caso Montesi. Sono molte le commedie balneari e cittadine girate con il meccanismo degli episodi incrociati, ma su tutte spiccano Racconti romani (1955) e Racconti d’estate (1955), ispirate a racconti di Alberto Moravia e sceneggiate da Amidei, Flaiano e Sonego. Peccato che il regista sia il modesto Gianni Fanciolini, tra l’altro alle sue ultime prove d’autore. Altre commedie balneari sono vere e proprie pochade, ai nostri fini interessanti perché anticipano il discorso sexy insistendo sulle epidermidi femminili e sui bikini in campo lungo. Sono film di vario tenore diretti da Giorgio Bianchi (Brevi amori a Palma di Majorca, Peccati d’estate), Marino Girolami (Ferragosto in bikini, Scandali al mare, Veneri al sole, Spiaggia libera), Camillo Mastrocinque (Diciottenni al sole), Mario Mattòli (Tipi da spiaggia), Giulio Petroni (Una domenica d’estate), Vittorio Sala (Costa Azzurra, I dongiovanni della Costa Azzurra, Il treno del sabato, Ischia operazione amore). Si tratta di piccole commedie che si assomigliano l’una con l’altra, prive di spessore, senza temi impegnati da proporre, ma girate solo per divertire senza farsi tanti problemi e mostrare qualche bella ragazza in bikini.

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