Totò e la censura

Articolo di Gordiano Lupi

I film di Totò sono lavori produttivamente poveri, spesso convenzionali e stereotipati, ma la grande forza comica di un attore unico nel panorama del cinema italiano sopperisce a molte mancanze. Un film con protagonista Totò non ha bisogno di grande intreccio, di una trama elaborata, di sequenze spettacolari e di una sceneggiatura accurata. Il regista conta sulle gag dell’attore, sulla sua inventiva, sull’imprevedibilità delle situazioni e persino sulla pura e semplice improvvisazione. Totò non è solo interprete di un testo narrativo, ma è anche autore, elaboratore di macchiette, ideatore di situazioni irrazionali e trasgressive. Totò è libero di essere se stesso soprattutto quando non viene diretto da registi di grande personalità, ma da artigiani che assecondano le imprevedibili trovate. I film di Totò sono una catena di gag tenute insieme da un esile soggetto, spesso parodie di pellicole di successo, a volte trasformazioni della realtà e di fatti presi dalla cronaca. Totò non dimentica mai il suo repertorio di battute che proviene dalle commedie degli anni Trenta e Quaranta, riproponendo al cinema vecchie gag e situazioni comiche. Persino il film più fiacco e scontato risulta ravvivato dall’ingresso in scena di Totò. Mattòli, Mastrocinque e Paolella sono gli autori che lo lasciano più libero sulla scena, limitando il loro compito a un mero ruolo di esecutori formali. Non è così per Steno, Bragaglia, Bolognini e Pasolini, che guidano l’attore e lo portano a esprimersi secondo la loro poetica. I ritratti di Totò sono figure di meridionali perdenti che non riescono a integrarsi e lottano senza successo contro la burocrazia, sono individualisti senza voce che lanciano proteste mai raccolte, persone soggiogate dalla storia. I personaggi di Totò sono disoccupati che lottano per sopravvivere, alle prese con i problemi del dopoguerra e di un’Italia da ricostruire. Non manca l’erotismo nella commedia di Totò, come non mancano le bellezze femminili e le battute legate al sesso. Tutto va rapportato ai tempi, ben poco permissivi, ma quando in Totò le Mokò (1949) di Carlo Ludovico Bragaglia l’attore parla di Casbah di tolleranza (“Con quest’aria che tira la chiuderemo!”) registriamo una battuta di evidente doppio senso. Il film è una parodia di Pepé le Mokò e presenta la bellezza di Gianna Maria Canale, straniera che fa innamorare il direttore di banda Totò, convinto di dover dirigere ben altro tipo di banda. Nei film di Totò non mancano le bellezze discinte, persino in Fifa e arena (1948) di Mario Mattòli l’attore se la prende con un pesce democristiano che non gli permette di vedere le bellezze muliebri di Isa Barzizza. Totò è esilarante nei ruoli da farfallone donnaiolo come in Totò terzo uomo (1951) di Mario Mattòli, commedia degli equivoci ante litteram che lo vede accanto a Franca Marzi, Diana Dei e Bice Valori. A proposito di erotismo e di bellezze femminili va citato Il ratto delle Sabine (1945) di Mario Bonnard, interpretato da Clelia Matania e Olga Solbelli.

   Vediamo in rapida sintesi alcuni film interpretati da Antonio De Curtis, in arte Totò, che presentano elementi di commedia erotica.

   Totò al giro d’Italia (1948) di Mario Mattòli è la prima pellicola che vede il nome di Totò nel titolo e si caratterizza per la presenza femminile (castigatissima) di Isa Barzizza. Totò deve vincere il Giro d’Italia per sposarla. Totò sceicco (1950) di Mario Mattòli ci presenta Totò nei panni del maggiordomo del marchesino Aroldo Tieri, finito nella Legione Straniera per una pena d’amore. A un certo punto la pellicola ha una brusca sterzata fantastica. La bellezza femminile del film è Tamara Lees, nei panni della regina Antinea che governa il regno sotterraneo di Atlantide. Totò si innamora di lei e finisce per portarla con sé a Napoli. Il film si ricorda per una serie di battute immortali: “Alì mortà…”, “No, Alì Babà, come sta mammà…”, “Vedi Omàr quant’è bello…”… Totò Tarzan (1950) di Mario Mattòli è una parodia di Tarzan che contiene modesti elementi erotici nelle ragazze che circondano il protagonista, tra le quali spicca la procace ma sconosciuta Sofia Lazzaro, non ancora diventata Loren. Dov’è la libertà (1952) è importante perché diretto da Roberto Rossellini, ma pare che il regista abbandoni presto il set e che lo completino Mario Monicelli (l’interessato nega), Lucio Fulci e Federico Fellini (soltanto una scena). Nonostante l’intenso travaglio di gestazione, Rossellini è il solo regista accreditato. Guardie e ladri (1951) di Steno è un film di una certa importanza che scandalizza i censori per l’insolita amicizia tra ladro (Totò) e tutore dell’ordine (Fabrizi), ma il ritratto di un’Italia da ricostruire è perfetto. Totò a colori (1952) di Steno è uno dei primi film italiani a colori e vede l’attore nei panni di un compositore incompreso, ma si ricorda soprattutto per la scenetta in treno con Mario Castellani nei panni dell’onorevole Trombetta. Battute storiche: “Ma mi faccia il piacere!”, “Chi non conosce quel trombone di suo padre!”, “Io sono un uomo di mondo. Ho fatto tre anni di militare a Cuneo” e “Ogni limite ha una pazienza!”. Il film è un’antologia del Totò teatrale con gag eterne come il Pinocchio disarticolato, il direttore d’orchestra, lo sputo in un occhio…Bellezza femminile di turno è la stupenda Isa Barzizza, mentre Franca Valeri ricopre un più consono ruolo comico. Totò e le donne (1952) di Steno è un film dove l’attore interpreta un marito misogino ed è anche il primo lavoro insieme a Peppino De Filippo. Franca Faldini conosce Totò proprio sul set di questa pellicola e diventa sua compagna di vita. Steno fa interpretare al figlioletto Carlo Vanzina (futuro regista) il ruolo del protagonista da piccolo. Le donne sono presenti nella sceneggiatura ma sempre in funzione negativa, il cavalier Filippo Scaparro (Totò) le odia a tal punto che preferisce la soffitta e i libri gialli alla compagnia femminile. Nel cast femminile ci sono anche Ave Ninchi (la moglie che ha per amante un medico), Giovanna Pala (la figlia) e Lea Padovani. Destinazione Piovarolo (1955) di Domenico Paolella si ricorda per la macchietta del capostazione che conosce a memoria il regolamento ferroviario. Ottimi i duetti con Tina Pica e interessante il tono insolito da satira politica. Marisa Merlini è la moglie del ferroviere impossibilitato ad adempiere ai doveri coniugali per colpa del lavoro. Totò, Vittorio e la dottoressa (1957) di Camilo Mastrocinque è un film modesto salvato dalla presenza di Totò, ma anche la bellezza di Abbe Lane nei panni di un’avvenente dottoressa riesce a portare sul grande schermo un tocco di erotismo consentito dai tempi. Vittorio De Sica è un dongiovanni impenitente che si ricorda per la battuta rivolta ad Abbe Lane (nella finzione signora Bellomo): “Lo sa che come Bellomo è proprio una bella donna!”. Totò, Peppino e la… malafemmina (1956) di Camillo Mastrocinque è un’indimenticabile prova di comicità della coppia Totò – Peppino De Filippo, a partire dall’arrivo a Milano con cappotti e sciarpe come se fossero al Polo Nord, per finire con la lettera scritta per interrompere una relazione tra nipote e soubrette, replicata più volte nel cinema italiano. Il film è ispirato alla canzone Malafemmina, scritta da Totò dopo la fine del rapporto con Silvana Pampanini, e in alcune scene che si svolgono in un ristorante di lusso mostra alcune ragazze in abiti succinti. Teddy Reno canta Malafemmina, mentre il film si ricorda come il capostipite dei numerosi Totò e Peppino… e come un gioiello di umorismo surreale. Nel cast femminile: Dorian Gray, Vittoria Crispo e Linda Sini. Totò, Peppino e i fuorilegge (1956) di Camillo Mastrocinque va citato come situazioni sexy per le sequenze in cui Totò e Peppino si fingono ricchi sfondati per fare la bella vita in un night, tra champagne ed entraîneuses. Totò a Lascia o raddoppia? (1956) di Camillo Mastrocinque è un film memorabile perché porta sul grande schermo la trasmissione del momento inventata da Mike Bongiorno. Totò è un duca squattrinato che partecipa al popolare telequiz come esperto di cavalli per guadagnare un po’ di soldi e dare una dote alla figlia. Totò sostiene da solo un’esile trama quasi priva di sceneggiatura e resta memorabile il dialogo con Dorian Gray a base di fraintendimenti sull’espressione “dica duca”. Edy Campagnoli è la vera valletta di Mike Bongiorno, ma ricordiamo altre bellezze in fiore come Rosanna Schiaffino e Valeria Moriconi. I soliti ignoti (1958) di Mario Monicelli è un piccolo capolavoro di comicità nel quale Totò si ritaglia un ruolo da scassinatore in pensione che insegna il mestiere a un gruppo di ladri dilettanti. Sono importanti anche le bellezze femminili di Carla Gravina e Claudia Cardinale (esordiente) per comporre la miglior commedia all’italiana di tutti i tempi. Tra gli attori ricordiamo Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Renato Salvatori e Tiberio Murgia. Totò nella luna (1958) di Steno è una parodia dei film di fantascienza scritta dal regista con la collaborazione di Lucio Fulci. La pellicola si ricorda ai nostri fini anche per molti elementi che anticipano la commedia sexy. Tra le interprete femminili abbiamo Sylva Koscina (la figlia di Totò) e Sandra Milo (una spia avvenente), mentre tra gli uomini fanno la loro parte Ugo Tognazzi e Luciano Salce. Tognazzi è uno scrittore di romanzi di fantascienza mentre Totò è l’editore che dovrebbe pubblicare il suo ultimo lavoro: Il razzo nello spazio. Molti equivoci e una trama confusa che cerca di mettere in burletta molti film di fantascienza (Uomini sulla luna, L’invasione degli ultracorpi…) portano alla lotta contro gli extraterrestri (gli Anellidi) che clonano i nostri eroi, ma finiscono per spedire nello spazio il vero editorie con una copia dello scrittore. Alla fine Totò si adatterà a vivere sulla luna ricavando dal clone dello scrittore una bella ragazza. Le due protagoniste femminili mostrano con abbondanza le loro grazie, anche se dobbiamo fare le debite proporzioni ai tempi. Interessante notare che aiuto regista è Mariano Laurenti (L’infermiera di notte, 1979 – con Gloria Guida e molte altre commedie sexy), una collaborazione che serve ad apprendere il mestiere. Luciano Salce è giovanissimo e molto divertente nella parte della spia tedesca che vuole ibernare i due malcapitati e spedirli sulla luna. Francesco Mulè è pure lui alle prime interpretazioni ma convince. Sandra Milo è l’elemento sexy della pellicola, perché la sua mise in costume prima di un tuffo in piscina e le gambe nude per farsi fotografare dall’editore sono uno spettacolo sconvolgente per i tempi. Totò è l’editore della rivista Subrette e anche questo elemento fornisce la scusa al regista per immortalare bellezze da copertina. Totò fa riferimento agli adolescenti e ai militari come pubblico di riferimento per mostrare donne seminude nelle pagine della rivista. Il finale è ancora sexy, perché Totò si adatta a vivere sulla luna, a patto che gli extraterrestri trasformino Tognazzi in una bella ragazza in bikini.

   Totò, Eva e il pennello proibito (1959) di Steno racconta le avventure del pittore italiano Totò Scorcelletti chiamato a Madrid da due lestofanti per dipingere una copia della Maya desnuda in camicia da notte da spacciare come inedito di Goya. Primi tentativi di commedia sexy messi in evidenza dalla bellezza di Abbe Lane, starlette del momento, ma anche dal mariuolo Mario Carotenuto, attore simbolo della futura commedia degli equivoci. Arrangiatevi! (1959) di Mauro Bolognini è uno dei migliori film interpretati da Totò e contiene numerosi riferimenti alla futura commedia erotica. Tra gli interpreti ci sono Peppino De Filippo, Laura Adani, Cristina Gajoni, Vittorio Caprioli, Franca Valeri, Achille Majeroni, Adriana Asti e Mimo Poli. Bolognini gira una pellicola critica nei confronti del perbenismo piccolo borghese e del matriarcato tipico della famiglia italiana. Il bersaglio è un’Italia legata al passato che deve ancora digerire la legge Merlin e la conseguente chiusura delle case di tolleranza. Il film va incontro a molti problemi con la censura per le situazioni scabrose che vivacizzano la commedia degli equivoci quando Peppino De Filippo trasferisce la sua famiglia nella nuova residenza. Soltanto lui e il figlio militare sanno che si tratta di un ex casino riadattato a uso abitativo, mentre le donne sono del tutto inconsapevoli. Quando la moglie scopre la verità, il matrimonio rischia di andare a rotoli, ma alla fine ci ripensa e affronta le malelingue con grande dignità. “Questa è una casa rispettabile!”, esclama. Indimenticabile il grido di Totò dalla finestra che chiude la pellicola: “Oramai li hanno chiusi. Arrangiatevi!”. Il lieto fine è assicurato e un sorriso stempera qualche lacrima familiare. Si tratta di una commedia ispirata a un lavoro teatrale, scritta da Leo Benvenuti e Piero De Bernardi, un testo che mette in risalto le grandi doti comiche di Totò – in un insolito ruolo da nonno – e Peppino De Filippo. Bravi anche Franca Valeri come ex prostituta e Vittorio Caprioli nei panni di un imbroglione privo di scrupoli. La recitazione è teatrale perché il film girato in interni lo impone e si basa su dialoghi freschi e divertenti. Il tono passa da commedia a farsa, ma non mancano parti sentimentali e accenni di commedia rosa che ricordano modi antichi di relazionarsi tra uomo e donna. Aiuto regista è Mariano Laurenti, futuro autore della commedia sexy. La pellicola non contiene elementi erotici espliciti, ma per i tempi che corrono è già trasgressivo imbastire una sceneggiatura basandosi su case di tolleranza e prostituzione. Signori si nasce (1960)di Mario Mattòli è un film che ha molto a che fare con la commedia sexy, perché vede Totò nei panni dello squattrinato barone Ottone Spinelli degli Ulivi, detto Zazà, sempre circondato da ballerine di varietà e assillato dai debiti.  Peppino De Filippo è l’avaro e integerrimo fratello che nasconde un passato da tombeur de femmes e per questo motivo lo aiuta a risolvere i suoi problemi. Siamo alla fine del rapporto Totò – Mattòli, celebrato da un film che ricorda mestamente la scomparsa della rivista come genere teatrale. “Signori si nasce e modestamente io lo nacqui”, dice Totò coniando una battuta eterna. Molto divertente anche la parte sulla tomba di famiglia quando Totò dà la precedenza al fratello per inaugurarla. Interessante il cast femminile: Delia Scala, Liana Orfei e Angela Luce. Tra gli uomini c’è anche Carlo Croccolo. Tototruffa ’62 (1961) di Camillo Mastrocinque si ricorda per la vendita della fontana di Trevi a un impiegato italoamericano, ma è un modesto collage di sketch costruito in maniera poco uniforme. Totò, Peppino e la dolce vita (1961) di Sergio Corbucci è un film scritto rapidamente da Steno e Lucio Fulci per sfruttare un titolo che doveva ricalcare il successo del capolavoro di Fellini. Pure in questo film abbiamo la scena dei poveracci al night in mezzo alle ballerine, tra droga scambiata per borotalco e champagne napoletanizzato (“Mo’ esce Antonio” invece di Moët & Chandon). Presenze femminili da segnalare: Gloria Paul, Rosalba Neri e Tania Beryll. Sua eccellenza si fermò a mangiare (1961) di Mario Mattòli è una commedia con molti elementi sexy interpretata da Totò, Ugo Tognazzi, Raimondo Vianello, Francesco Mulè, Virna Lisi, Lauretta Masiero e Lia Zoppelli. Si tratta dell’ultimo film girato da Mattòli con Totò interprete principale, la fine di un sodalizio che ha dato buoni frutti.  Totò è un ladro che si introduce in un appartamento e cerca di sfruttare a suo vantaggio una bugia detta da Tognazzi alla moglie Virna Lisi per nascondere una scappatella extraconiugale. Commedia degli equivoci allo stato puro, ambientata nel periodo del fascismo, con Totò che si traveste da medico ma viene scambiato per il dottore di Mussolini. Alla fine il ladro nei panni del dottor Tanzarella si appropria delle posate d’oro cesellate da Benvenuto Cellini.

   Totò è il classico attore per famiglie, amato da grandi e piccini, rappresenta un’Italia contadina e ingenua che sta cambiando a passi rapidi verso un’industrializzazione che porterà il boom economico. Alcuni film da lui interpretati sono stati bersagliati dalla solerte censura e in certi casi la sua presenza di attore comico è servita a consentire la visione di spettacoli proibiti. Per concludere la nostra analisi sul cinema di Totò, vogliamo concentrarci su alcune pellicole che si avvicinano in modo specifico alla tematica erotica.

   Totò e Carolina (1955) di Mario Monicelli è uno dei primi esempi di censura cinematografica in un’Italia democristiana che si scandalizzava per timidi nudi femminili e argomenti non abbastanza edificanti. Il soggetto è di Ennio Flaiano, sceneggiato da Age (Agenore Incrocci), Furio Scarpelli, Rodolfo Sonego e dal regista Mario Monicelli. Gli interpreti sono Totò (in splendida forma), Anna Maria Ferrero, Arnoldo Foà, Tina Pica, Maurizio Arena, Mario Castellani ed Enzo Garinei.

   Antonio Caccavallo (Totò) è un agente di Pubblica Sicurezza che durante una retata di prostitute a Villa Borghese arresta per errore Carolina (Ferrero), una ragazza incinta che è scappata di casa. Il film è strutturato come una commedia on the road e vede Totò primeggiare nel ruolo del tenero brigadiere incaricato di riportare a casa Carolina. La ragazza tenta più volte il suicidio, cerca di fuggire, mette nei guai il poliziotto, ma alla fine resta con lui, che decide di farla vivere in casa sua. Totò e Carolina è commedia pura, siamo ben lontani dalla farsa perché il livello di comicità è alto, così come troviamo un’accurata descrizione della società italiana. Monicelli descrive bene una nazione politicamente divisa tra democristiani e comunisti, racconta vizi privati e pubbliche virtù, punta l’indice su ipocrisia borghese e morale bigotta. Goffredo Fofi parla di “timido e toccante amore di Totò per Carolina”, ma non condividiamo il giudizio dell’illustre critico. Il brigadiere è mosso da sentimenti paterni, pensa alla promozione, alla situazione personale, vuole soltanto uscire da un guaio e non prova nessun tipo di attrazione per Carolina.

   La censura del tempo sforbiciò molte sequenze del film. Prima di tutto trasformò in alpini che cantano Di qua e di là dal Piave un camion di comunisti che intonavano Bandiera rossa, rendendo incomprensibile la battuta di Totò: “Buttatevi a destra!”. Nel dvd in commercio edito da Filmauro possiamo apprezzare la versione originale rimasterizzata e montata da Monicelli, priva di tagli. Tutta la prima parte che vede la retata di prostitute era stata massacrata dai tagli e resa quasi incomprensibile dai solerti censori. La tematica del suicidio era stata affievolita, mentre le battute: “I poveri non possono suicidarsi. Non hanno neppure il diritto di morire” venivano soffocate dalla colonna sonora. I cattolici ebbero da ridire sul fatto che non era condannato a sufficienza il tentato suicidio di Carolina. Un’altra sequenza tagliata è ambientata in parrocchia di fronte a un pavido parroco mentre la ragazza accusa di tentata violenza carnale un marito di una famiglia borghese dove prestava servizio. Totò e Carolina fa pochi riferimenti alla commedia erotica, anche se Anna Maria Ferrero mostra timidamente le grazie dopo un bagno fuori programma nel fiume: la vediamo in sottoveste e si intuisce la coscia sopra il ginocchio nudo. Per i censori del tempo erano scene scabrose. Il film viene girato nel 1953 ma esce soltanto nel 1955, mutilato da ottanta tagli e numerosi interventi censori che obbligano a inserire didascalie e impongono di modificare sequenze.

   Totò di notte n.1 (1962) è girato da Mario Amendola, su soggetto e sceneggiatura di Bruno Corbucci e Giovanni Grimaldi. La musica è di Armando Trovajoli, mentre il montaggio è di Bitto Albertini. Il cast: Totò, Erminio Macario, Mario Castellani, Giani Agus, Lando Buzzanca, Giulio Marchetti e Nando Bruno. I protagonisti sono due suonatori ambulanti, Ninì Cantachiaro (Totò) e Mimì Cocò (Macario), che sfruttano l’eredità della defunta nonna dell’ingenuo Mimì per girare i night di mezzo mondo, mostrando a un pubblico a caccia di trasgressioni alcune bellezze femminili discinte. Il motivo del peregrinare di locale in locale sarebbe artistico, perché i due musicisti vorrebbero lavorare, ma non sono molto preparati visto che dichiarano di conoscere soltanto la sorella di Beethoven e non la nona. Vengono buttati fuori a calci dal direttore di un’importante orchestra sinfonica dopo aver realizzato una desolante performance. Tornano al loro angolo in Piazza Navona dove suonano come medicanti e non ricevono che pochi spiccioli di elemosina. Il film è un canovaccio per mostrare spogliarelli, numeri di danza, canzoni, pezzi di cabaret e avanspettacolo, intermezzi comici e battute abbastanza scontate. Siamo un passo avanti rispetto a documentari stile Mondo di notte, veri e propri mondo movies alla scoperta dei luoghi erotici del mondo, perché l’elemento sexy si accompagna con la struttura comica, pure se i due momenti restano separati. I due comici vivacizzano la trama dopo i numeri di striptease (molto casti) messi in scena da Dodò D’Ambourg, Helmut Zacharias, Margaret Rose Keil, Caroline Chérie e le Blue Bells.

   Totò sexy (1963) è un film successivo diretto sempre da Mario Amendola, sceneggiato da Bruno Corbucci e Giovanni Grimaldi, interpretato da Totò, Erminio Macario, Toni Ucci, Franca Polesello, Mario Castellani, Mario Pisu e Gianni Agus. La musica è sempre di Armando Trovajoli, mentre nei panni di aiuto regista incontriamo un giovanissimo Ruggero Deodato.

   Totò Sexy raccoglie gli scarti del film precedente e li riutilizza in un nuovo canovaccio comico che vede come filo conduttore il carcere. Totò e Macario sono reclusi in una galera dove il secondino è la spalla storica Mario Castellani, quindi per il pubblico il divertimento è assicurato. Per la parte comica fuori dal carcere possiamo contare su altre valide spalle come Gianni Agus e Mario Pisu, che sono giovani ma dimostrano di saperci fare. Vediamo anche un imberbe Gianni Morandi, urlatore dei primi anni Sessanta, mentre interpreta Penelope – un motivetto yé-yé  – e tutta una serie di numeri presi da veri o presunti locali sexy sparsi per il mondo. Il film finisce per essere uno zibaldone di sequenze di spogliarello, balletti, momenti erotici appena intuiti e parti comiche di raccordo. La formula è quella dell’avanspettacolo che ricicla tutto e rende commestibile ogni pietanza, visto che il pubblico non ha il palato fine. Rispetto a Totò di notte n.1 le sequenze piccanti sono molto più audaci. Totò e Macario sognano e ricordano vecchie esperienze nei locali notturni dove cercavano lavoro, ma in realtà il loro vero rimpianto sono le spogliarelliste come Dodò D’Ambourg.

   La pellicola ricicla materiali non utilizzati nel primo film ed è un contenitore di generi che vanno dal comico, al musicarello, passando per il mondo movie erotico. L’originalità è costituita da un paio di scene dove la parte erotica si sposa timidamente ai momenti comici. Nel primo film avevamo una separazione netta tra gli intermezzi cabarettistici e i numeri di striptease, mentre in Totò sexy la scena della dogana evidenzia un momento di voyeurismo che introduce alla commedia sexy. Totò convince il doganiere Giani Agus a far spogliare due turiste per vedere se nascondono merce di contrabbando, subito dopo si mette a guardare dalla serratura e da una porta a vetri trasparente. Nel finale abbiamo un’altra scena che prelude ai temi della commedia sexy. Totò e Macario fuggono dalla galera praticando un tunnel nel muro, ma si ritrovano in un carcere femminile dove vengono ben accolti da alcune prigioniere vogliose. Non si vede niente ma per i tempi che corrono la parte erotica è più che piccante. In ogni caso si tratta solo di un sogno.

   Totò sexy è un film contenitoreunito dall’esile collante dei due comici in galera che interpretano scenette legate alla loro situazione. Sogni e ricordi ci portano a giro per il mondo, passando per aeroporti dove cercano di convincere gli assistenti di volo a fare scalo a Cuneo e per locali dove osservano ballerine discinte dai loro tavolini. Vediamo Parigi e il quartiere a luci rosse di Pigalle, una Spagna vera o di fantasia con ballerine di flamenco e una Cina palesemente inventata con cantanti che intonano motivi italiani. I numeri di varietà sono molto televisivi, al limite da avanspettacolo nei momenti più piccanti, ma non vediamo mai nudi integrali e il massimo della trasgressione sono alcune ballerine in reggicalze che indossano slip molto ridotti.

   Nel periodo storico è il massimo del consentito per il cinema erotico, ma i mondo movies sono dietro l’angolo.

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