La vedova inconsolabile ringrazia quanti la consolarono

Articolo di Gordiano Lupi

La vedova inconsolabile … è una vera e propria commedia erotica che si inserisce nel minifilone dei titoli interminabili. Sceneggiatori Gianni e Aldo Grimaldi, mattatori assoluti Carlo Giuffrè e Edwige Fenech che si avvalgono di caratteristi e attori come Didi Perego, Guido Leontini, Pino Ferrara, Franco Ressel, Mario Maranzana, Gino Pagnani ed Enzo Andronico. Il film si ricorda anche per il Tango del cu fu, sigla di testa cantata da Pino Ferrara e che accompagna buona parte del film, musicato niente meno che da Bruno Nicolai: “Con quest’arte del cu fu lunga vita puoi goder/ basta che non sarai tu a rispondere cu fu…”. Abbonda la pubblicità indiretta: Punt e Mes, Fernet Branca, J&B e Pejo, pure quella è un segno dei tempi. Nella prima sequenza del film Edwige Fenech (Caterina) rimane vedova del ricco marito che in auto tiene la sua foto seminuda con scritto: “Se penso a te non vedo l’ora di …”. Il marito pesta sull’acceleratore e muore in un incidente stradale, forse proprio perché non vedeva l’ora di arrivare dalla bella moglie. Si apre la successione ereditaria e la Fenech viene nominata usufruttuaria dei beni del marito. Per ottenere l’eredità deve avere un figlio e la madre (Didi Perego) si affretta a dire che la figlia è incinta del defunto. I fratelli del morto Tano (Leontini) e Nico (Ferrara) sanno che il loro congiunto era sterile, quindi sospettano un imbroglio da parte delle due donne per accaparrarsi l’eredità. Da notare la mise da sexy vedova di Edwige Fenech che presenta un’ampia scollatura e un vestito nero molto corto. La madre cerca di trovare un uomo per ingravidare la figlia, ma il loro avvocato è omosessuale e tutto il personale di servizio viene allontanato dai picciotti dei due fratelli. La Fenech sulle prime non sarebbe d’accordo, poi cambia idea e decide di assecondare la madre, anche perché in ballo ci sono quindici miliardi. A tal proposito ricordiamo i divertenti dialoghi tra Caterina e la foto del defunto marito (Maranzana recita soprattutto in foto) che cambia espressione secondo le battute della donna. Si tratta di un vecchio trucco comico che al tempo andava di moda, oggi pare piuttosto datato se non inquadrato in un umorismo slapstick di taglio surreale. La difficoltà di trovare un uomo che metta incinta la Fenech è il sale del film, perché i fratelli del defunto marito sorvegliano la villa notte e giorno. Divertente la parola d’ordine che si scambiano. Domanda: “Se nasce l’erede?”. Risposta: “Fottuti siamo”. Particolarmente comico lo scambio di battute mimiche e corporali tra Leontini e un sotto utilizzato (ma bravo) Pagnani. Un barone spiantato (Giuffrè) aggira il cordone di protezione degli avidi cognati solo per rubare le cambiali che il marito di Caterina gli aveva fatto firmare. La madre lo blocca e lo convince a fare l’amore con la figlia, ma Giuffrè deve fare i conti con i suoi problemi psicologici. Giuffrè fa cilecca un paio di volte, prima dice di avere il complesso del puttano, che non si può far pagare da una donna, poi che ha troppe preoccupazioni per i problemi economici, infine che l’amore non vuole pensieri. Si ricorda la parte onirica con Giuffrè uomo delle caverne munito di clava che si muove al rallentatore e straccia i vestiti della Fenech in attesa di un amplesso bestiale. La Fenech le prova tutte, pure in cucina con le ricette de L’amore in pentola e facendo intuire un seno prosperoso in trasparenza, sotto un velo nero. Alla fine il barone riesce nel suo intento grazie alla cooperazione attiva della madre di Caterina che lo sblocca sessualmente. Nico (Ferrara), il fratello più sciocco del defunto marito, è innamorato di Caterina, ma va a letto con la madre credendo di far l’amore con la figlia. I due rapporti sessuali Giuffrè-Fenech e Ferrara-Perego sono il massimo del comico-erotico, entrambi credono di fare l’amore con un’altra persona. Dopo nove mesi nascono due figli e quello di Caterina viene spacciato per l’erede del marito morto. Nico invece deve sposare la madre. Il film è invecchiato bene, dotato di una comicità fisica, cabarettistica, persino da avanspettacolo, tutto giocato su ritmi da pochade e da teatro alla Feydeau. Inoltre la bravura degli interpreti è notevole, non solo dei protagonisti, pure di molti comprimari, prima tra tutti una travolgente Didi Perego. Pino Ferrara non è da meno come divertente fratello innamorato, mentre Guido Leontini si abbandona a una recitazione troppo urlata, molto sopra le righe, più da farsa che da commedia.  Edwige Fenech (doppiata in siciliano), in piena parte sexy-maliziosa, si spoglia poco, appena un nudo frontale e un posteriore nella parte onirica. Carlo Giuffrè è un meridionale perfetto e regge bene la parte dell’uomo con problemi di erezione. Abbondano i doppi sensi e le situazioni da commedia degli equivoci, in una trama semplice, quasi ridotta all’osso, che però funziona. Devo rivedere il giudizio negativo espresso alcuni anni fa, in sede di visione per scrivere un testo sulla commedia sexy: “La comicità è scarsa, l’erotismo inesistente, i dialoghi sono pesanti, il contenuto ripetitivo, il montaggio lento e privo di ritmo”. Rivisto su Cine 34 mi ha fatto l’effetto di un film leggero e frizzante, che a distanza di anni conserva una carica comica straordinaria. Scusami Laurenti per il giudizio affrettato. La critica colta, invece non si smentisce mai: “La faccia peggiore del cinema italiano di consumo, privo di ogni luce e intelligenza e protervo di parolacce e di dialetti male utilizzati” (Cladio G. Fava). Il commento di Tatti Sanguineti su Cine 34 è degno del miglior revisionismo storico, d’altra parte pure il sottoscritto ha fatto ammenda … Girato ad Acireale, proprio come Malizia, film capostipite di un genere.

Regia: Mariano Laurenti. Genere: Commedia sexy. Soggetto: Aldo Grimaldi. Sceneggiatura: Giovanni Grimaldi. Casa di Produzione: Devon Film. Fotografia. Tino Santoni. Montaggio: Giuliana Attenni. Musiche. Bruno Nicolai. Scenografia: Antonio Visone. Interpreti: Edwige Fenech (Caterina Prevosti), Carlo Giuffré (Barone Carlo Niscemi, il ladro), Didi Perego (Francesca, la madre), Guido Leontini (Tano Santenocito), Pino Ferrara (Nicolino Santenocito), Enzo Andronico (il notaio), Franco Ressel (avvocato di Caterina), Mario Maranzana (Salvatore Santenocito, il marito di Caterina), Fortunato Cecilia (il domestico), Gino Pagnani (il picciotto), Carla Mancini (baby-sitter), Paola Arduini, Luigi Antonio Guerra, Angela Leontini.

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