I film più recenti che spiegano il lato oscuro

Articolo di Alessio Lucignoli

Ecco che l’analisi di film cinematografici come “Il cigno nero,”il sosia- The Double“, “Enemy e “Us” può essere determinante, oltre che interessante, per comprendere come ed in quale maniera il tema del doppio sia stato analizzato da Hollywood nel corso degli ultimi dieci anni.

La pellicola “Il cigno nero” di Darren Aronofsky del 2010 è stata la prima pellicola che, nel prece-dente decennio degli anni Duemila, ha mostrato la natura del doppio cinematografico con gli aspetti di una malattia mentale, la schizofrenia. La trama parla della giovane e dotata ballerina, Nina Say-ers, e della sua ambizione per ottenere l’ambito ruolo della protagonista femminile nel nuovo spet-tacolo teatrale de “Il lago dei cigni”, dove seppur risulti idonea per impersonare il Cigno Bianco, non risulta avere le stesse capacità per interpretarne la controparte oscura, il Cigno Nero.

Il rapporto con la madre non l’aiuta: infatti quest’ultima ha dovuto rinunciare al sogno di diventare una balleri-na per partorirla e crescerla, che da una parte sembra soddisfare le nuove aspettative della madre, ma che dall’altro la figlia rappresenta un monito perenne al suo fallimento artistico, ed è motivo in-fatti di sfogo di odio e di rabbia. Nel mentre, Nina conosce Lily, una nuova ballerina meno dotata ma con un potenziale sensuale più alto del suo, ed è in questo momento che il rapporto tra le due si fa sempre più torbido e complesso: in quella che si rivelerà un’allucinazione delirante, Nina uccide-rà Lily, che era stata scelta per essere il Cigno Nero, affinché possa interpretarne le vesti, che lei porta in scena con assoluta perfezione.

Rendendosi conto però che quella che ha ucciso è in realtà un’allucinazione, realizzerà di essersi ferita a morte nello scontro e proprio prima di impersonare il Cigno Bianco, momento in cui realizzerà artisticamente nuovamente la perfezione tanto agognata, per poi morire. La caduta della rivale immaginaria è fondamentale affinché Nina possa ritrovare il suo lato oscuro, sopito dai soprusi alla quale la madre l’aveva abituata fin da piccola, incarnato nel delirio dalla medesima, per prenderne possesso e canalizzarlo al fine di una performance straordina-ria. Soffocata dalle premure e umiliata ad essere assoggettata al volere della madre, la ritrovata e fi-nale libertà della protagonista conosce il sapore della morte con una catarsi artistica di scena straor-dinaria, e reale dato che all’attrice (Natalie Portman) vincerà l’Oscar come miglior interpretazione.

Gli avvenimenti sono simili a quello che accade nel film “Il sosia –The Double“ Richard Ayorada del 2013, basato sull’opera letteraria de “Il sosia” di Dostoevskij, dove la trama ed i personaggi del grande scrittore sono portati in un contesto moderno, Simon James è un timido e insignificante im-piegato quando incontra James Simon, un nuovo collega di lavoro somigliante a lui alla perfezione, e dove nella finzione cinematografica gli altri non riescono a vederne le somiglianze, ritenendolo unico nel suo genere e acuendo il complesso di inferiorità di Simon.

Come nel precedente caso, la trama è incentrata sulla dinamica incontro-scontro dei protagonisti per arrivare ad un finale surreale dove (e qui ogni interpretazione del film è soggettiva, come voluto al regista) Simon James sembra suicidarsi per far svanire quello che è diventato il suo doppio oscuro, credendolo un’allucinazione visiva e sempre più consapevole di come si provasse a sostituire a lui. Il finale, difatti, sembra sug-gerire questa ipotesi mentre osserviamo un Simon James, incolume dal tentativo suicido ma traspor-tato all’ospedale, sorridente e convinto di essere, ora, veramente unico.

La questione del film vera-mente interessante è l’interpretazione dell’attore che si divide in due ruoli diversi, provando (e riu-scendo nel tentativo) a convincere il pubblico che realmente sono due individui assolutamente iden-tici ma diversi nel carattere, ritenendo semplice eludere la sospensione dell’incredulità che qualun-que spettatore usa per affrontare un’opera cinematografica. La pellicola, infine, sembra più concen-trarsi sulla parte pratica della questione, dando prova di approfondire l’argomento della somiglianza ma nel contempo, provare a dare un taglio realistico a tutta la sceneggiatura, nonostante possa sem-brare di fondo inverosimile.

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