Un nuovo protagonismo per la marittimità italiana

Articolo di Domenico Letizia

L’Italia prova a ridare la giusta centralità alle politiche marittime attraverso la Cabina di Regia interministeriale sul Mare. Nelle ultime settimane si è svolta una riunione digitale, organizzata dalla Farnesina, della Cabina di Regia dedicata al Mare che ha visto la partecipazione Sottosegretario Manlio Di Stefano e  la partecipazione di rappresentanti del Ministero dell’Interno, del Ministero della Difesa, del Ministero dello Sviluppo Economico, del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nonché l’intervento del Presidente della Federazione del Mare, Mario Mattioli.

Numerosi i focus e i dossier centrali per le istituzioni italiani quali la Blue Economy per l’economia nazionale, la delimitazione dei confini marittimi del nostro Paese con gli Stati vicini e frontisti, anche in funzione del disegno di legge di Iolanda Di Stasio per la istituzione di una Zona Economica Esclusiva (ZEE) italiana nelle acque circostanti le nostre coste e dell’esistente Zona di Protezione Ecologica (ZPE). Nel corso della riunione, da più parti si è rilevata l’importanza di questo coordinamento tra i numerosi attori istituzionali interessati allo sviluppo dell’economia del mare. In un momento storico in cui si ritorna a parlare della centralità del mar Mediterraneo nelle dinamiche geopolitiche mondiali, l’Italia non si ritrovava, purtroppo, pronta, ad affrontare la sfida di altre potenze regionali che stanno guadagnando un posizionamento strategico nel bacino. Paesi come la Turchia, la Grecia, l’Algeria, hanno recentemente provveduto a proclamare questo loro diritto nuocendo, in taluni casi, non poco al nostro interesse nazionale, specie da un punto di vista economico. In alcuni casi, tale ritardo di posizionamento ha causato, e tuttora causa, forti tensioni tra Paesi contigui e frontisti, creando ulteriori punti di rottura dove invece paradigmi di cooperazione dovrebbero essere attuati. L’Italia si dota di uno strumento giuridico che consentirà al governo di gestire e sfruttare in maniera esclusiva le risorse naturali e minerarie presenti entro 200 miglia dalle coste italiane, o comunque entro i confini che reciprocamente saranno stabiliti nei vari negoziati con i Paesi adiacenti e frontisti.

Nello scacchiere mediterraneo è fondamentale avere un posizionamento nazionale deciso ma anche trovare gli strumenti negoziali e giuridici più appropriati per far valere la nostra visione e i nostri diritti, ovviamente nel rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS), nonché in ottemperanza alle normative europee. Il processo di progressiva ‘territorializzazione’ del Mar Mediterraneo non ci trova impreparati, ma anzi determinati a portare avanti in maniera coerente l’interesse nazionale in uno scenario internazionale mutevole e vario”, ha dichiarato il Sottosegretario Di Stefano. “Questi temi non sono solo strategici per il nostro Paese ma hanno anche importantissime ricadute economiche, appunto in quella che chiamiamo Blue Economy, e che riguarda lo sfruttamento responsabile e sostenibile del mare e delle sue risorse. Nel Mediterraneo vogliamo assicurare al nostro Paese quella centralità politica ed economica connaturata alla sua centralità geografica”, ha concluso il Sottosegretario.

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