Fenomenologia di Maria Elena Boschi

Articolo di Paolo Landi

La televisione, questo mezzo ormai obsoleto, inteso come “apparecchio” che troneggia in salotto, ha mostrato qualche giorno fa, in un talk show, una nota anchorwoman perdere le staffe davanti a una impassibile Maria Elena Boschi. Nel campo dei fenomeni qualitativi, il livellamento alla media corrisponde al livellamento zero: da una parte l’esponente politico, una donna sicuramente intelligente, giovane e bella; dall’altra, una famosa conduttrice televisiva, sicuramente intelligente. Le regole di un talk di qualità vorrebbero l’intervistatrice porre domande nell’interesse di chi sta guardando, possibilmente chiedendo quello che, da casa, gli spettatori vorrebbero essi stessi chiedere.

E l’esponente politica fornire, auspicabilmente, risposte chiare. Ma, nella televisione obsoleta, vincono spesso le regole dello spettacolo. Non si è più interessati a fornire un servizio,  un approfondimento, si vuole piuttosto eccitare il pubblico, ricorrendo a ogni mezzo, compresi i colpi bassi. Nella fattispecie la giornalista ha mostrato a un certo punto alcune immagini tratte dal settimanale di gossip Chi dove Maria Elena Boschi si baciava col fidanzato, abbassandosi ovviamente la mascherina antivirus: non staremo qui a sottolineare la mestizia del climax che la giornalista tentava di far salire chiedendo solidarietà agli altri ospiti che, imbarazzati, gliela negavano.

Qui interessa capire perché si può fallire, quando ci si prefigge un obiettivo fasullo e vincere, quando si riesce a mantenere la calma.   La giornalista, quasi sempre deferente con gli uomini, diventa competitiva con alcune donne. Nel caso in questione sembrava non accettare che a una domanda potesse esserci più di una risposta. “Onorevole Boschi, non crede che un leader politico come lei dia un messaggio sbagliato se si fa fotografare senza la mascherina?”. “Ero all’aperto, in un parco, da sola con il mio fidanzato, ci siamo abbassati la mascherina per farci un selfie”. “Massimo Gramellini, è un messaggio corretto abbassarsi la mascherina?”.

Trascinati tutti in portineria gli ospiti non riuscivano a dire niente di intelligente mentre l’esponente politico chiedeva di poter parlare di cose serie (nella fattispecie come il suo partito intendeva allocare il Recovery Fund). La giornalista voleva “demolire” l’esponente politico che la irritava, si capiva, ma non era chiaro perché. Forse proprio perché si manteneva cortese, calma (e vagamente scoraggiata). Ma perché voleva demolirla? La portineria, che la giornalista stessa aveva così coloritamente evocato, risponderebbe “perché è brava, giovane e bella”.

Sembrano non esserci altre spiegazioni perché quelle che forniva l’esponente politico (dicendo che erano altri i politici che scendevano in piazza senza mascherina, che il suo era stato solo un attimo perché lei credeva nell’assoluta utilità delle mascherine ecc.) non placavano la furia della giornalista che persisteva nell’ignorare gli argomenti “seri”: a un certo punto, brechtianamente, si è rivolta verso la telecamera guardando idealmente negli occhi gli spettatori basiti a casa, cercando conforto: “Vige l’obbligo di indossarla, perché non lo hanno fatto? Altrimenti sembriamo quantomeno eccentrici!”.

Le foto di Chi hanno preso uno spazio sproporzionato nella trasmissione e nella conseguente eco mediatica e questa è una delle regole del giornalismo straccione quando intende screditare qualcuno: invece di farlo sembrare intelligente facendolo argomentare sulla sua materia, si tenta di farlo sembrare stupido trascinandolo a difendersi per colpe che non ha. Maria Elena Boschi, una donna colta, ha un alto senso dell’istituzionalità che il suo ruolo richiede. Inoltre è avvocato ed è perciò abituata al sangue freddo.

Risulta convincente in politica (alle persone che credono che la politica debba parlare al loro cervello, non alla loro “pancia”) proprio per questo understatement, questa calma, che si traduce in chiarezza di concetti, espressi senza la bava alla bocca, le palle degli occhi fuori delle orbite e le vene del collo gonfie. E’ plausibile che faccia saltare i nervi a qualcuno. Chi è chiamato a rappresentare gli elettori che lo hanno votato, ha un dovere anche verso quelli che non lo hanno votato perché, in caso di incarichi governativi, governa per l’appunto tutti, quelli della sua parte e quelli della parte avversa, si spera con equilibrio.

Per questo i politici “divisivi”, quelli che aizzano le rispettive “curve”, possono avere valanghe di like sui social ma, alla lunga, sono perdenti. Un comportamento “istituzionale”, neutro, si richiederebbe anche ai giornalisti, che non devono vendicare nessuno ma devono possibilmente rendere chiaro, con domande appropriate, il pensiero dei politici che stanno loro davanti. Ecco perché Maria Elena Boschi ha vinto, ecco perché la giornalista di quel talk show ha subìto una delle sconfitte più brucianti per una donna: quella di essere umiliata dalla forza tranquilla di una più giovane, più bella, più intelligente di lei.

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