“Se mi porti con te”, la raccolta di poesie di Marisa Cecchetti

Articolo di Gordiano Lupi

Marisa Cecchetti è pisana di san Giuliano, scrive racconti e traduce, soprattutto è poetessa sensibile e colta. Ho avuto modo di apprezzare il suo Come di sola andata (Il Foglio) ma anche diverse opere precedenti uscite con Giovane Holden (Il tavolo antico, Mi rotola il vento …) e con altri editori (Nonostante la rosa, Lietocollle). La breve raccolta Se mi porti con te (disponibile anche in e-book), affronta il tema della reclusione forzata, nei giorni del lockdown, quando fuori era primavera e noi dovevamo fingere di non saperlo.

Sembra domenica mattina presto/ con le auto a dormire nei cortili/ e sulla strada non trascorre un’anima/ sembra sempre domenica/ per le famiglie che sento/ vivere negli appartamenti/ per la musica/ che arriva a sera/ dopo il lavoro/ e qualche volta disturbava il sonno/ ma ora suona forte in ogni tempo/ esce dalla finestra primavera/ e va – la musica può -/ va verso la strada – lei./. Poesia del tempo immobile, sospeso, assenza di vita e sentimenti, costretti a ritagli di cuore, a piccole cose che aiutano a vivere, come un fiore che spunta in giardino nel giorno del compleanno.

Ho indossato una lunga gonna a fiori/ dimenticata nell’armadio/ ridono le corolle di tanti anni fa/ ho passato un filo di rossetto/ poi scenderò in giardino/ ché ho visto/ due tulipani fioriti/ ne colgo uno solo – giuro -/ perché è il mio compleanno. Solitudine e riflessione, un tempo che si usa per guardarsi dentro, per scrivere, perché non sia un tempo inutile, gettato, abbandonato, sconfitto. Persino la pioggia può essere una dolce attesa, fa compagnia e serve a bagnare un sepolcro che non si può visitare.

Ho sentito la pioggia/ scrosciare all’alba/ ora che aneliamo alla luce/ e adoriamo il giardino d’intorno/ per due passi nell’aria/ ma ormai da tempo/ mi tormenta il pensiero dei fiori/ senza un filo d’acqua/ sulla sua Pietra/ divenuta deserto/ non ho amato mai la pioggia/ come stamattina. E infine accorgersi che Siamo sagome che l’ombra/ proietta a terra e sui muri/ ci riconosciamo dagli occhi/ solo se sono grandi e luminosi/ e sanno parlare.

Poesia intensa, fatta di solitudini e abbandono, composta di brevi parole musicali, che fanno riflettere e pensare. Un libro da leggere più volte e da assaporare lentamente come un buon bicchiere di vino invecchiato. (Gordiano Lupi – www.ilfoglioletterario.it)

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