L’economia italiana e il “rimbalzo del gatto morto”

Articolo di C. Alessandro Mauceri

Una delle conseguenze della pandemia e della conseguente chiusura di molte attività (praticamente in tutti i settori) è e sarà una crisi economica senza precedenti a memoria d’uomo.

Le stime parlano di oltre 300mila imprese che hanno chiuso definitivamente  durante il periodo della pandemia. Con conseguenze devastanti: a cominciare dal calo dei redditi fino alla crisi dei mercati e dalla riduzione del potere d’acquisto (con il rischio di chiusura di altre attività economiche). I dati diffusi da Confcommercio e Confesercenti riportano un calo dei consumi del’8,1%. E la situazione è peggiorata nel periodo natalizio quando, per molti settori, normalmente si registra il 40% delle vendite. Particolarmente colpiti settori come i servizi ricreativi (-73,4%), gli alberghi (-60%) e i ristoranti (-34%), ma anche altri settori hanno subito un crollo impressionante. Le prospettive di un perdurare di forme anomale e inspiegabili di lockdown parziali rischiano di fare un massacro dei consumi e del settore del commercio e della piccola e media impresa.

Storicamente, ogni volta che si è verificata una grave crisi per un settore economico o per un paese, è stato registrato il cosiddetto “rimbalzo del gatto morto”: momenti in cui si ha una inversione, un “rimbalzo” verso l’alto seguito poi da una nuova discesa che supera il minimo precedente. Per gli economisti, il “rimbalzo del gatto morto” indica una breve, temporanea ripresa in un prolungato mercato discendente cui segue la continuazione del declino.

L’origine di questa espressione, “rimbalzo del gatto morto”, vene fatta risalire al 1985: dopo una grossa caduta in Borsa avvenuta durante la recessione di quell’anno il mercato azionario di Singapore e della Malesia fece registrare un “rimbalzo”. Descrivendo questo evento, un giornalista del Financial Times, Christopher Shervell, in un articolo del Dicembre 1985, riferì di aver sentito un broker azionario che, prevedendo un ulteriore calo nonostante la crescita degli acquisti il giorno precedente, aveva definito questo fenomeno il “rimbalzo del gatto morto”, dicendo che “anche un gatto morto rimbalza quando cade da una grande altezza”. La conclusione dell’analista era che difficilmente il crollo del mercato sarebbe cessato.

A guardare bene i numeri del passato, anche il crollo storico della borsa del 1929 fu seguito non da uno ma da diversi “rimbalzi del gatto morto”, momenti in cui il declino invertì la propria tendenza per risollevarsi. Ma lo fece solo per un breve periodo: poco dopo la caduta riprese e la situazione peggiorò ulteriormente. Proprio per ridurre gli effetti di quel crollo, nel ‘29, il Presidente degli USA lanciò una campagna per favorire gli acquisti e l’economia (come scavare una buca nel proprio giardino, riempirla e poi scavarla di nuovo). L’idea era che far circolare denaro era l’unico mezzo per rilanciare l’economia.

Ora, invece, da diversi anni (già dai tempi del governo “tecnico” di Monti, nel 2012) si registra un calo dei consumi (anche le misure imposte per favorire il rinnovo del parco auto o l’acquisto di certi elettrodomestici non sono servite a molto) che ha portato a non essere in grado di risollevarsi dalla crisi economica e ad una riduzione ulteriore dei redditi e dei consumi che rischia di iniziare un ciclo vizioso devastante per l’economia. Se le entrate delle famiglie diminuiscono, gli acquisti calano. A volte anche quelli di beni primari (si pensi alle spese per la salute) e si genera una spirale che rischia di portare al crollo totale.

É significativo, però, che, in questo periodo (che esperti come certi dotti docenti universitari avrebbero dovuto prevedere ed evitare), non si sono verificati “rimbalzi del gatto morto”. In altre parole, soprattutto negli ultimi  mesi, legati alla pandemia e alle misure preventive adottate dai governi mondiali ma in particolare da quello italiano (tra i primi è bene ricordarlo a lanciare l’allarme dopo la Cina e a chiudere tutto).

A differenza di ciò che è avvenuto in altri paesi (in Svezia, ad esempio, di lockdown non si è mai parlato; e in Svizzera nessuno ha mai pensato di chiudere le scuole – a differenza dell’Italia dove, dopo aver speso miliardi in banchi discutibili e modifiche strutturali – sono state imposte le lezioni a distanza).

La caduta economica e finanziaria seguita a queste politiche non è stata nemmeno compensata da emissione di valuta (uno degli strumenti spesso utilizzati per far fronte alle crisi) e i prestiti concessi dalla BCE non hanno fatto che peggiorare le previsioni da parte dei tecnici: chi pagherà questi prestiti specie considerando che il carico fiscale che certamente aumenterà dovrà essere sostenuto da un numero sempre minore di contribuenti?

Una situazione che non lascia certo spazi a previsioni di ricrescita neanche momentanee. Ma soprattutto che non lascia spazi a nessun “rimbalzo del gatto morto”.

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