Cerbero Podcast, Marta De Vivo e la potenza della censura

Articolo di Alberto Maccagno

Giusto qualche tempo fa, noi de Il Salto Della Quaglia abbiamo pubblicato un approfondimento in merito alla questione “blackface” e alla polemica sollevata dal rapper Ghali nei confronti della trasmissione serale di Rai 1, Tale e Quale Show.

Bene, se i sentori di un perbenismo tossico (scusatemi il termine) rilevati in quella situazione non vi fossero bastati, quanto segue potrebbe farvi accendere una spia d’allarme per quanto concerne le derive del moralismo e i comportamenti sociali delle relative fazioni di sostenitori (ironicamente, molto accaniti).

Il 12 gennaio 2021, sulla testata Domani, è stata pubblicata un’intervista, a cura della giovane collaboratrice del giornale Marta De Vivo, ai conduttori del Cerbero Podcast, una delle trasmissioni più seguite e discusse di Twitch Italia, ossia Davide Marra, Simone Santoro (in arte Tutubbi) e Mr. Flame, coadiuvati dalla “quarta testa” David Rubino. La trovate QUI.

Un’intervista piacevole e semplice in cui si parla, tra le altre cose, di lavoro sul web, libertà d’espressione e degli effetti dell’hating. Le affermazioni fatte dai tre ragazzi romani risultano scrupolose e misurate, meritevoli di una lettura e stimolanti nell’ottica di un dibattito, ma basta una sola affermazione per far crollare il mondo.

Infatti, quando l’intervistatrice chiede ai tre un’opinione in merito all’esistenza di un’eccessiva semplificazione dei concetti da parte dell’informazione (et similia) riceve risposta affermativa, accompagnata da una critica ai vari tipi di estremismo di pensiero, fortemente in voga ai giorni nostri, come anche quello che spesso traspare dai dettami del nuovo femminismo (definito “tossico” dal trio), e alla loro lettura degli avvenimenti; è la fine.

Il cielo cambia colore, la terra inizia a tremare e svariate esponenti dell’appena citato movimento decidono di dimostrare esattamente quanto asserito dagli host del Cerbero, attuando una vera e propria shitstorm nei loro confronti e riempiendo la messaggistica diretta di Domani con richieste di cancellazione e di rettifica per quanto pubblicato.

La valanga travolge anche la povera Marta De Vivo, rea di aver condotto un’intervista faziosa (?!) e di non aver fatto il giusto fact checking in fase di preparazione (ci torneremo tra poco), e arriva fino al direttore della testata Stefano Feltri. Quest’ultimo, incredibilmente, decide di scusarsi con i lettori aggiungendo come premessa all’articolo una dichiarazione in cui si cosparge il capo di cenere per l’accaduto e in cui, fermamente, prende le distanze dai toni utilizzati dal trio capitolino.

Ma di che toni parla, nello specifico, Stefano Feltri?

L’intervista risulta molto rilassata, priva di offese e ricca di osservazioni, schierata contro i vari tipi di estremismo che si annidano in molte ideologie, spesso positive alla base (come il femminismo), e non contro le filosofie stesse. Tutto ciò, però, viene ignorato.

Nel frattempo, le proteste continuano a imperversare su Instagram e Twitter con accuse di istigazione al fascismo e di misoginia per quelli del Cerbero e con l’imputazione alla testata di non aver contemplato la presenza del contraddittorio durante l’intervista.

Il contraddittorio. In un’intervista. Andiamo oltre.

Il 22 gennaio, inoltre, il direttore Feltri pubblicherà, proprio su Domani, un editoriale di critica verso il Cerbero Podcast, che definisce ben più noioso che irriverente. Purtroppo, deciderà di cancellare il tutto poche ore dopo, rendendone indisponibile la lettura, per poi ripubblicare l’articolo ma, stavolta, a sola fruizione degli abbonati della testata. Che confusione!

In ogni caso, fra tutte queste accuse, particolarmente azzardata e fuori luogo risulta essere quella perpetrata nei confronti di Marta De Vivo, relativa al mancato “fact checking”.

Come già riportato dal giornale online Open, nell’articolo a cura del collega Juanne Pili pubblicato il 20 gennaio 2021 (di cui vi lasciamo il link QUI), a non essersi informata sufficientemente riguardo ai fatti non è stata De Vivo, bensì gli attivisti che hanno portato avanti e diffuso l’accusa.

Il Cerbero Podcast non ha MAI inneggiato al fascismo né tantomeno espresso pensieri vicini a estremismi politici e di pensiero, se non per goliardia e in un contesto comico sul quale Twitch è sembrato sorvolare colpevolmente a più riprese, e lo stesso discorso vale per le accuse di body shaming e misoginia. In compenso, la trasmissione ha spesso ospitato avvocati, attivisti, musicisti, conduttori radiofonici, artisti ecc. con cui il confronto è stato onesto e propositivo, ad esempio nel caso di Francesca Florio (in arte Checcaflo), admin della pagina Alpha Woman e femminista dichiarata, che ha speso per i conduttori del podcast parole di supporto riguardo all’accaduto.

Questo non vuol dire che il Cerbero Podcast debba obbligatoriamente piacere o che non abbia mai sbagliato i modi o i contenuti, come tutti, o ancora che non sia mai andato sopra le righe, anzi. Semplicemente, occorre sottolineare come ogni cosa vada giudicata nel merito dei contesti e delle situazioni in cui viene espressa e non decontestualizzandola e privandola del significato originario, così da poterla modellare a proprio piacimento. Sarebbe come ignorare completamente il contesto comico di Ricky Gervais o di Filippo Giardina, in modo pretestuoso, così da poter condurre accuse di matrice morale contro questi, esattamente come abbiamo visto fare nel mondo della musica a più riprese. Così non vale, è scorretto. Così è censura.

E quello a cui si dovrebbe pensare, in casi come questo, è a come la censura che oggi colpisce il Cerbero Podcast e la nostra collega Marta De Vivo, in futuro, potrebbe colpire qualunque giornalista, qualunque talk show, qualunque testata, qualunque artista e, addirittura, qualunque profilo social che decida di esprimere un punto di vista contrario al piacere di alcuni e che non rientri nelle grazie di un gruppo più o meno ampio di persone (al di là della fazione e dell’orientamento).

Insomma, oggi il Cerbero… e “Domani”?

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