Il Giorno della Memoria come lezione d’umanità

Articolo di Pietro Salvatore Reina

La Legge 20 luglio 2000, n. 211 «Istituzione del “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti» è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000 firmata dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Gli antichi Greci fecero della «Memoria» una dea: la madre delle nove Muse. La «memoria» ha una funzione di primo piano nelle dottrine orfiche e pitagoriche: essa è l’antidoto all’oblio.

La «memoria», insegna il grande storico Jacques Le Goff, è un «elemento essenziale di ciò che si usa chiamare «l’identità» individuale o collettiva. La «memoria» – afferma e scrive magistralmente Le Goff, «alla quale attinge la storia, che a sua volta la alimenta, mira a salvare il passato soltanto per servire al presente e al futuro».

La storia – scrive il grande storico Andrea Giardina nel «manifesto» promosso nell’aprile del 2019 per ridare dignità nelle scuole a tale insegnamento – «è un bene comune. La sua conoscenza è un principio di democrazia e di uguaglianza tra i cittadini».

Il Giorno della Memoria si celebra ogni 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento, di lavoro e di sterminio di Auschwitz-Birkenau, il più grande complesso di campi di concentramento e di lavoro realizzato dal nazismo – composto da tre campi principali ma nelle cui vicinanze c’erano altri quarantacinque sottocampi, che ha svolto un ruolo fondamentale nel progetto di sterminio di ebrei, di prigionieri politici, di migranti, di religiosi cristiani, di Testimoni di Geova, di omosessuali, di Rom e Sinti, di invalidi, ecc… portato avanti dal nazionalsocialismo.

Al campo di concentramento, di lavoro e di sterminio di Auschwitz-Birkenau sono legate persone come Anna Frank (che morì di tifo nel campo di concentramento di Bergen-Belsen) Edith Stein, Etty Hillesum, il frate francescano Massimiliano Maria Kolbe, Franceska Mann, Irène Némirovsky e tantissime altre uccise in questa «fabbrica della morte».

A questo immenso «campo di morte» sopravvissero Primo Levi (morto nel 1987), Elie Wiesel (morto nel 2016), Sami Modiano, Liliana Segre, Piero Terracina (morto nel 2019), Andra e Tatiana Bucci ed altre poche decine di persone.

Nel 2015 Sami Modiano si decide di accompagnare, per la prima volta, ad Auschwitz-Birkenau trecento studenti di Roma. «Dicono che sono uscito vivo da Birkenau, ma io sono ancora lì» disse tra le lacrime a chi lo ascoltava.

Gli ultimi testimoni della Shoah (termine ebraico tratto dal profeta Isaia [47,11] che letteralmente significa «tempesta devastante» con il quale si suole indicare lo sterminio del popolo ebraico) ci insegnano che dobbiamo ricordare, fare «memoria», di più, essere «memoria» per respingere – come scrive Liliana Segre – «la tentazione dell’indifferenza verso le ingiustizie e le sofferenze» (Scolpitelo nel vostro cuore, p. 102).

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