Leone Ginzburg: un antifascista risorgimentale

Articolo di Pietro Salvatore Reina

La mattina del 5 febbraio 1944, in conseguenza delle torture subite, muore nel carcere romano di «Regina Coeli», a Roma, il letterato, intellettuale ed uomo politico italiano di origine russa Leone Ginzburg.

Nasce ad Odessa nel 1909. All’età di dieci anni la famiglia Ginzburg si trasferisce e si stabilisce a Torino. Qui il giovane Leone frequenta il Ginnasio-Liceo Classico «Massimo d’Azeglio». Come compagno di classe ha Norberto Bobbio; l’amicizia con Bobbio e la forte personalità già formata di Leone è narrata nel libro dello scrittore Antonio Scurati, «Il tempo migliore della nostra vita» (Premio Viareggio, 2015).

Leone Ginzburg si laurea in Lettere nel 1931. A soli venticinque anni è docente di Letteratura russa presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Torino. Diventa redattore della casa editrice Giulio Einaudi, da poco fondata, ed inizia un’attività politica clandestina. Nel 1934, si rifiuta di prestare giuramento al regime, per questo viene arrestato e trascorre due anni in carcere. Con l’entrata in vigore delle leggi razziali, Leone Ginzburg è costretto al confino in Abruzzo insieme alla moglie Natalia. Nell’estate del 1943 assume la direzione de «L’Italia libera»; nel novembre, sempre del 1943, è condotto in carcere a «Regina Coeli».

La figura di Leone Ginzburg è quella di un uomo formato, di un uomo di rigore morale pronto al sacrificio, all’estremo sacrificio. Un grande uomo degno di grande ammirazione per il coraggio delle scelte compiute. La sua vita ed il suo insegnamento che si rivela nei suoi Scritti e nelle Lettere dal confino, editi da Einaudi, sono un esempio di come la Storia è un «tesoro» della cultura di un Paese.

Nella Prefazione a «Scritti» il compagno di scuola ed amico Norberto Bobbio scrive: «L’antifascismo di Leone Ginzburg […] era nutrito di quella cultura storica, umana e umanistica che permetteva di distinguere, senza possibilità di sbagliarsi, la civiltà dalla barbarie, i germi di progresso da quelli di decadenza, la durevole conquista dall’avventura, il pensiero dalla retorica».

Nell’opera storico-letteraria di Ginzburg si manifesta in pieno la sua grande e matura personalità. Leone Ginzburg, in questo tempo presente assai confuso e disorientato, sia un riferimento politico e culturale. La sua fu sì una breve parabola terrena ma che rifulge di grandi insegnamenti che dovrebbero segnare, in-segnare e dare fisionomia alla nostra quotidianità, alla nostra società.

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