La polverizzazione della classe media

Articolo di Manlio Distefano

Una questione che accomuna diversi paesi occidentali, per esempio gli Stati Uniti e l’Italia, è l’erosione, ormai sempre più veloce, di ciò che resta della classe media. Per lungo tempo il consenso si è basato su di essa, e questo lo sanno non solo le democrazie ma purtroppo anche le dittature. La consapevolezza di poter mantenere lo stesso stile di vita dei propri genitori, se non di poterlo migliorare, è stato alla base della vita delle famiglie occidentali. Adesso qualcosa si è rotto.

Ad anticipare questo fenomeno sono stati, come spesso accade, gli Stati Uniti, dove il progressivo impoverimento della classe media bianca è considerato uno delle cause che hanno portato all’elezione di Donald Trump nel 2016. Anche da noi la pandemia ha accelerato questo processo e sembriamo assistere ad un livellamento non, come sarebbe auspicabile, verso l’alto, ma sempre più verso il basso. Tutto ciò avviene mentre pochi soggetti riescono ad accumulare sempre più capitali nelle proprie mani.

Anche in Cina, a partire dagli anni di Deng Xiaoping, si è affermata l’idea che la formazione di una classe media forte non fosse in contrasto con i progetti del Partito Comunista, ma che potesse garantire una maggiore stabilità politica, e così è avvenuto da quando si è affermato il motto “arricchirsi è glorioso”.

Allo stesso tempo, in Occidente si distruggeva la classe media, si sostituivano lavori stabili a una serie di lavoretti che impediscono l’indipendenza economica di chi li svolge. Partono come semplici lavori temporanei, poi diventano sempre più definitivi, come denunciava già Naomi Klein nel libro No Logo, senza però che i suddetti lavoratori si vedano garantire le tutele che questo dovrebbe comportare. Ci si ritrova così per quarant’anni a svolgere un lavoro occasionale “da studenti”, che occasionale non è per niente.

Le esperienze del passato ci insegnano che è la stabilità a favorire la moderazione nelle idee politiche delle persone. Solo chi ha potuto soddisfare i propri bisogni primari, citando Maslow, potrà poi pensare a ciò che viene dopo, per citare un esempio l’ambiente o altre questioni sociali e culturali, e non è un caso che questi argomenti siano più cari nei paesi del Nord Europa che nel nostro, o in California piuttosto che nel Midwest.

Difendere la classe media non è, pertanto, una politica rivoluzionaria, ma dovrebbe essere nello stesso interesse di chi a parole desidera stabilità e moderazione. Ma che sembra averlo dimenticato.

Foto: agensir.it

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