Migranti respinti in Slovenia: il comportamento illegittimo dell’Italia

Articolo di C. Alessandro Mauceri

La bagarre mediatica per il processo a Salvini per aver impedito l’attracco della nave con i migranti sembra essere stata coperta dalla crisi di governo. Un problema che ha impedito ad un altra notizia analoga di ricevere il peso che avrebbe meritato:  il Tribunale di Roma, il 18 Gennaio, ha dichiarato illegittimi  i respingimenti dei migranti in Slovenia, con esposizione consapevole degli espulsi, tra i quali alcuni richiedenti asilo, a “trattamenti inumani e degradanti” lungo la rotta balcanica oltre che a “vere e proprie torture inflitte dalla polizia croata”. La decisione presa dal Ministero dell’Interno, in attuazione dell’accordo bilaterale con la Slovenia mai ratificata dal Parlamento (le così dette riammissioni),  è stata definita illegittima.

La storia ricorda quella delle migliaia di migranti in situazioni atroci in viaggio lungo la rotta balcanica, al confine tra Bosnia e Croazia.

Alcuni migranti arrivano al confine con l’Italia. Uno, in particolare, scappa dal Pakistan dove è stato vittima di persecuzioni a causa del suo orientamento sessuale. Dopo mesi di viaggio è riuscito finalmente a raggiungere il confine con l’Italia dove vorrebbe chiedere asilo. Invece, mentre sta ricevendo cure mediche offerte da un gruppo di volontari, viene avvicinato da agenti in borghese portato in una stazione di polizia con le manette ai polsi. Quindi, lui e altri migranti in condizioni simili  “sono stati caricati su un furgone e portati in una zona collinare e intimati, sotto la minaccia di bastoni, di correre dritti davanti a loro, dando il tempo della conta fino a 5” si legge nell’ordinanza. Giunti in Slovenia vengono fermati dagli agenti sloveni che li arrestano di nuovo e li caricano su un furgone. Inutili i tentativi di far valere i propri diritti internazionali, di richiedere la protezione come rifugiati. Vengono sbattuti in una stanza per tutta la notte. Senza cibo nè acqua nè alcuna possibilità di accesso ai servizi igienici. Poi, il giorno dopo vengono rispediti in Croazia dove “vengono picchiati dagli agenti con manganelli” e “presi a calci sulla schiena” prima di essere portati al confine con la Bosnia e poi nel campo bosniaco di Lipa.  Da lì la denuncia.

Secondo il ministero “La Slovenia come la Croazia sono considerati paesi sicuri sul piano del rispetto dei diritti umani e delle convenzioni internazionali” (nel corso del question time alla Camera il 13 Gennaio). Per questo, solo nel 2020, sono state oltre 1300 le riammissioni dall’Italia alla Slovenia. Tutto sulla base di un Accordo bilaterale tra i due governi. Il punto è che tale accordo, stipulato nel 1996, ma mai ratificato dal Parlamento italiano. Ma non basta. Secondo il Tribunale di Roma, “Il ministero era in condizioni di sapere, in considerazione dei report e delle inchieste dei più importanti organi di stampa internazionali, dei report delle Ong, delle risoluzioni dell’ Unhcr e da ultimo della lettera del 7 dicembre 2020 della Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa sulla situazione dei migranti in Bosnia, che la riammissione in Slovenia avrebbe comportato a sua volta la riammissione informale in Croazia e il respingimento in Bosnia, nonché che i migranti sarebbero stati soggetti ai trattamenti inumani e alle vere e proprie torture inflitte dalla polizia croata”. Cosa questa vietata dal diritto internazionale.

Il comportamento dell’Italia è stato considerato “illegittimo” dal Tribunale poiché violerebbe “numerose norme di legge”. La riammissione informale “non può mai essere applicata nei confronti di un richiedente asilo senza nemmeno provvedere a raccogliere la sua domanda”. In secondo luogo, questa prassi sarebbe avvenuta “senza che venisse emesso alcun provvedimento amministrativo” e negando “sostanzialmente allo straniero di poter esercitare i suoi diritti e il diritto a un ricorso effettivo”. A questo si aggiunge che sarebbe stato violato il diritto “l’esame individuale” delle singole posizioni previsto dalla Carta del diritti fondamentali dell’Unione europea.

Ma, forse, è proprio questo il punto: al di là di tutte le belle parole, degli accordi tra i paesi dell’Unione, ogni governo agisce in modo indipendente e senza tenere conto (a meno che non si tratti di questioni economiche) di ciò che avviene al di là dei confini all’interno dell’Europa.

Lo dimostra il fatto che né l’Unione Europea né i paesi che ne fanno parte hanno mai nemmeno preso in considerazione la possibilità di firmare e di ratificare la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dei migranti. Di loro si parla solo quando c’è bisogno di manodopera a basso costo. O quando si vuole fare un po’ di propaganda politica. Poi, come se questi uomini, queste donne, questi bambini non esistessero, tutto continua come prima.

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