San Valentino pandemico: tra amori liquidi e virtuali

Articolo di Francesco Pira

Che San Valentino sarà senza una bella cena a lume di candela in cui non ci si guarda negli occhi, perché i due innamorati sono fissi sullo smartphone. Come celebrare un amore vero senza una fuga d’amore dove in hotel di lusso lontani da parenti ed amici, magari con beauty farm per dedicarsi alla cura del corpo, alternandola con momenti di intenso amore. Nulla di tutto questo potrà accadere in questo giorno dedicato a chi si ama, o fa finta, in una domenica di febbraio. C’è il Covid 19, c’è il distanziamento, e gli unici che possono spassarsela sono quelli che hanno fatto il vaccino, o quelli che vivono vicini e sono sposati o conviventi. Per gli innamorati a distanza non resta che tentare la strada dell’approccio virtuale, del sesso on line. Per chi cerca l’anima gemella e vuole scatenarsi nel giorno di San Valentino, non c’è che dividersi tra Facebook Dating e le altre app per incontrare l’anima gemella. Insomma è triste questa ricorrenza da celebrare in forma pandemica nell’era dell’amore liquido. E del resto al netto del virus il sociologo Zigmunt Bauman, uno dei più grandi pensatori degli ultimi due secoli, lo aveva predetto: “ l’uomo della modernità liquida si caratterizza per lo stato mutevole instabile di ogni sua forma organizzativa (famiglia instabile, ricomposta, multipla, informale ed ancora denatalità e lavoro precario)”.

Le relazioni umane sono difficilissime, anche senza il virus, perché “gli uomini e le donne disperati perché abbandonati a sé stessi, si sentono degli oggetti a perdere, che anelano la sicurezza dell’aggregazione”.

Sono, secondo il sociologo polacco, al contempo: “ansiosi di instaurare relazioni e timorosi di restare impigliati in relazioni stabili”. Temono “relazioni che possano comportare oneri e tensioni che non vogliono né pensano di poter sopportare e che questo possa limitare la libertà di instaurare relazioni”.

Ora in un periodo così era meglio sospendere la Festa di San Valentino per evitare di mettere in crisi ancor di più chi si ritrova anche a spendere dei soldi per regali, che devono essere anche recapitati tramite corriere, o consegnati di persona rischiando i contagi.

E’ il festival della Coppia Flessibile. E su questo tema mi piace fare un passo indietro. Correva l’anno 1997 ed un filosofo italiano, Luciano Ballabio, pubblicava il libro “La coppia flessibile” (Franco Angeli) con un sottotitolo che era tutto un programma: le relazioni poligamiche tra libertà e responsabilità.

Avendolo conosciuto personalmente, il filosofo Ballabio prima di aver letto il libro, non gli avrei mai attribuito doti di chiaroveggenza. Eppure, con quel libro era stato lungimirante. Non aveva rinunciato, Ballabio, nel capitolo 3 “Divieto e tolleranza della trasgressione” ad una citazione di Arthur Schopenhauer, molto cara a qualche maschietto, tratta da Metafisica della sessualità.

Questo lo Schopenhauer-pensiero: …la fedeltà coniugale è artificiale nell’uomo e naturale nella donna, perciò l’adulterio della donna è molto più imperdonabile di quello dell’uomo, sia oggettivamente per via delle conseguenze, sia soggettivamente perché contro natura.

Ballabio sostiene, e lo fa in maniera molto convincente, che “l’ideale monogamico, imperniato su un’unica relazione vissuta all’interno di un unico matrimonio che dura per tutta la vita, trova sempre meno conferme nella realtà che conosciamo e soprattutto in quella che si profila nel prossimo futuro”. E poi sottolineava: “Lo sviluppo di una relazione monogamica soddisfacente, creativa e al tempo stesso durevole tra una sola donna e un solo uomo implica oggi l’acquisizione, da parte di entrambi, della capacità di affrontare e di gestire razionalmente ed emozionalmente le relazioni poligamiche, attuali e potenziali, dell’uno e dell’altra”.

Ora creare un “codice flessibile” per una “coppia flessibile” in una società liquida (come la definisce Bauman) può essere impopolare, ma utile. Sempre secondo le nuove teorie. Nel senso che ci vuole quella che Ballabio nel 1997 definiva “competenza, necessaria a gestire con la mente, con le emozioni e con i comportamenti, le reciproche tendenze e le reciproche esperienze poligamiche”.

Per il filosofo “questa competenza è intelligenza emozionale e sessuale: è capacità di controllare, guidare e gestire con responsabilità emozioni e comportamenti affettivi e sessuali nel contesto di una poligamia relazionale che, anche quando non viene praticata, è pur sempre riconosciuta come possibile”.

Riepilogando: codice flessibile, in una coppia flessibile cercando di essere abili, generosi e pronti e tutto. A questo punto come la mettiamo con San Valentino pandemico, liquido e molto virtuale?

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