Fenomenologia del Populismo

Articolo di Paolo Landi

Ora che il populismo sembra perdere terreno, con l’arrivo di Mario Draghi al governo, è arrivato il momento di provare a disintossicarsi dall’ubriacatura che ci aveva provocato il mal di testa in questi ultimi due anni. In estrema sintesi: un comico disse in piazza “Vaffanculo!”, un politico del Nord si fece fotografare con una felpa con sopra scritto “Napoli” dopo aver detto che i napoletani puzzavano, una deputata rilanciò il remix di un suo comizio in cui sosteneva di essere Giorgia, di essere donna, di essere italiana e di essere cristiana: le masse impazzirono, facendo salire il consenso nei confronti del comico, che superò il 30%, del nordista convertito napoletano al 28%, e della deputata, una curva che continua a salire (i sondaggi la danno oggi al 16%, dal 6 che era).

Che ci fossimo tutti bevuti il cervello? Macché. In questi due anni fior di sociologhi e di giornalisti hanno sdottoreggiato sulla fine della politica, sul prevalere dell’antipolitica, un quotidiano si è completamente riconvertito a megafono delle masse non perdendo ogni giorno l’occasione di irridere i così detti “giornaloni”, al di là dell’Oceano un vecchio twittava compulsivo di notte senza che nessuno ordinasse un TSO, in Ungheria un altro alzava dei muri contro gli immigrati e un suo vicino metteva fuorilegge chi osava pronunciare la parola “Auschwitz” associandola a “Polonia” perché gli ebrei erano nemici della nazione polacca.

Ma le scemenze (alcune purtroppo, tragiche), prese sul serio e analizzate dai giornaloni e dai giornalini, non finiscono qui: un modesto impiegato IT che aveva messo su la sua agenzia viene fatto passare per un grande teorico della rivoluzione digitale, suo figlio che ha rilevato l’agenzia alla morte del padre per non perdere i clienti, battezza con il nome di un grande filosofo (morto anche lui, così non protesta) una specie di carretto a pedali chiamandolo pomposamente “piattaforma”, il fenomeno con la felpa comincia a sventolare rosari nei comizi, la deputata donna, italiana e cristiana combatte delle guerre sante urlando che vogliono toglierci i presepi, da un balcone una sera un gruppetto di scappati di casa annuncia che, finalmente, “è stata abolita la povertà” facendo tirare un momentaneo sospiro di sollievo – momentaneo però – agli italiani, il comico, sempre più intronato, continua a urlare che un certo Di Battista, una certa Castelli, una certa Taverna sono “ragazzi meravigliosi”, senza però specificare in cosa consistesse la meraviglia, che alcuni non riescono a vedere per quanto si ingegnino.

Il comico era definitivamente “fallen in love” dei computer che gli sembravano delle macchine straordinarie e, dopo averne fatto a pezzi uno davanti ai fotografi perché prima li odiava, ora diceva che tutti dovevano possederli, senza rendersi conto che Steve Jobs non aspettava certo il suo via per venderli. Le sciocchezze che uscivano (che continuano a uscire) dalla bocca di questo comico inspiegabilmente innamorato di se stesso potevano far presa solo su quegli italiani probabilmente “meravigliosi” come il trio Di Battista-Castelli-Taverna (aggiungiamo Toninelli, per sparare sulla Croce Rossa) che avevano contribuito a mandare in Parlamento. Erano tutti convinti che lo avrebbero (il Parlamento) “aperto” come una scatoletta di tonno, e la modestia della metafora diceva purtroppo molto di quell’obiettivo trascurabile.

Una intera televisione, la 7, dava voce “H24” (come amano dire i moderni profeti del tech populista) a questi geni della politica che si gasavano a vicenda finendo per coprire di ridicolo una conduttrice, e diversi direttori di giornali che però non se ne accorgevano e tutte le sere ridacchiavano in diretta, chiamandosi con il nome di battesimo perché tra compagni di sventura, è ovvio, ci si conosce tutti, e intervistandosi l’uno con l’altro, un giornalista che diceva la sua opinione a un altro giornalista che gli rispondeva cosa ne pensava lui ed era tutto un “Sono d’accordo con te Beppe…Come diceva prima Marco…Vorrei rispondere a Andrea”. E poi tutti insieme, il fenomeno con la felpa, Giorgia, il comico intronato con i suoi ragazzi, a ripetere come pappagalli “Parlateci di Bibbiano”.

La gente, quella non “meravigliosa” ma solo normale, a casa, non credeva ai propri occhi. Ora come si fa non sentirsi superiori, se solo si è frequentata una normale scuola dell’obbligo, per non parlare di un liceo? Perché i recenti insulti di un professore universitario alla deputata dei presepi rubati hanno rilanciato il tema della “superiorità morale” della sinistra nei confronti di questi qua, stigmatizzando i saputoni che non rispetterebbero il popolo. Ma io ho provato a figurarmi uno di sinistra (si fa per dire), che so, uno Zingaretti per esempio, o un Bonaccini che dicono “Da qualche parte si dovrà pur cominciare, no?” quando devono giustificare il blocco di una nave in un porto con sopra cento disperati, epigoni del grande esodo biblico che è sempre esistito e sempre esisterà, nonostante l’alt di Salvini.

Non ce li vedo, non ce la farebbero a dire una simile idiozia: sarà superiorità morale o semplice amor proprio? Sarà arroganza o quel senso della vergogna che segnala ai comuni mortali quando stanno per fare una brutta figura? Ce lo vedete uno di sinistra, Minniti per esempio, Ministro dell’Interno, che va a suonare a un citofono chiedendo se al primo piano c’è uno spacciatore? Non ce la può fare, bisogna non avere il senso del ridicolo e quasi tutte le persone normali ce l’hanno; bisogna essere tronfi e appagati di quei battimani tributati da una decina di sciroccati, forse manovrati da una “Bestia” dall’ istinto malato e senza cervello per prestarsi a questa pagliacciata.

Ce lo vedete il cattolico Del Rio che inizia un comizio rivolgendo un pensiero alla Madonna di Medjugorje? Non ce la fa, nonostante i suoi 8 figli e l’avversione evidente alla contraccezione, ma non perché si sente superiore: è quell’altro che è troppo cinico. Mi direte: ma il cinico è al 28%, mentre il partito di Del Rio sta al 18% (in calo). E allora? Bisogna che la sinistra cominci a mettersi le felpe, a recitare il rosario, a dire che “i cinesi mangiano i topi vivi, li abbiamo visti tutti”, a remixarsi nei comizi cantando che sono italiani, a baciare salami su Tik Tok, a dire che il PIL sale d’estate per via dei condizionatori, a invitare a uscire e a protestare in piazza perché il Covid è una normale influenza, a invocare pieni poteri in mutande con un moijto in mano dal bagno Mario di Milano Marittima, a suonare ai citofoni della gente per combattere la piaga della droga?

Sono questi i politici “empatici” che conquistano il popolo? E bisogna fare come loro per risalire nei sondaggi? Bisogna citare Bertolt Brecht essendo fascisti per dimostrare che il cinismo in politica non ha confini, senza per altro né sapere chi era Brecht né aver capito il senso della frase citata, ma solo per andare “in tendenza” sui social? Ma che miseria di politica è mai questa, che si prende gioco dei più poveri, che li insulta mentre li blandisce, che li truffa mentre li convince che sta facendo il loro interesse? Bisogna mandare “affanculo” le persone serie, che pensano che la politica sia un lavoro più difficile degli altri, perché richiede in più l’energia della passione, per lasciare il posto a “quelli come noi”?

Non abbiamo quindi diritto a sperare in una classe dirigente che sia migliore di noi, invece che uguale a noi? Eppure abbiamo passato più di due anni a far finta che le genialità sesquipedali (tutte vere) elencate sopra fossero cose serie, e a discuterci sopra, senza avere il coraggio di chiamarle con il loro nome. Ancora si discute sulla superiorità della sinistra scambiandola con il semplice senso di realtà e paragonandola agli slogan dei populisti che loro sì che sanno come si parla alla pancia del Paese, come se la politica non fosse difficile, e basta uno qualsiasi che si mette insieme a qualcun altro ed ecco abolita la povertà. Ancora c’è chi insegue Beppe Grillo per fargli dire ai microfoni del TG1 : “Draghi è uno di noi, ora gli facciamo fare un Meet Up, poi lo inseriamo nel Movimento”. Ma non fa più ridere nessuno. Che il gelo scenda finalmente, e per sempre, su di lui e sui suoi meravigliosi ragazzi, che c’è da rimboccarsi le maniche per ricostruire.

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