“Clandestinos”, il primo film di Fernando Pérez che si affaccia al cinema cubano

Articolo di Gordiano Lupi

Clandestinos è il primo film di Fernando Pérez che si affaccia nel mondo del cinema cubano con un’opera di grande interesse pur se inserita senza riserve nel solco rivoluzionario. Il regista – con la collaborazione di Jesús Diaz – racconta la vita di un gruppo di giovani che lottarono contro la dittatura di Fulgencio Batista tra il 1956 e il 1958. La storia d’amore tra Ernesto (Luis Alberto García) e Nereida (Isabel Santos) costituisce la struttura romantica del film che vede come tema portante la lotta armata dei rivoluzionari. La pellicola è dedicata alla memoria dei combattenti che lottarono contro la tirannia ed è caratterizzata da una fotografia che passa dal bianco e nero al colore per realizzare un perfetto quadro d’epoca. La ricostruzione di ambienti, costumi, strade cittadine e situazioni fine anni Cinquanta è molto accurata, così come la colonna sonora presenta vecchi boleri (Contigo en la distancia) e brani musicali a ritmo di cha cha cha.  Il regista ricostruisce le manifestazioni di protesta contro Batista durante le partite di baseball, alla televisione e nelle Università. Fernando Pérez non manca di realizzare sequenze veritiere che riprendono torture ed eccidi da parte della polizia di regime. Sono ottime anche le scene in prigione che stigmatizzano gli scioperi della fame dei ribelli in lotta per un futuro migliore. La polizia di Batista reprime, manganella, uccide senza arrestare, aggredisce i dissidenti e attacca a colpi di mitragliatrice. Ernesto e Nereida vivono da clandestini, rischiano ogni giorno la cattura e le atroci torture perpetrate dalla Sicurezza di Stato, compiono azioni di sabotaggio e rapine per finanziare la lotta armata. Clandestinos è un film rivoluzionario, scritto per raccontare le gesta dei ribelli prima della Rivoluzione castrista, per stigmatizzare il clima di violenza dell’epoca batistiana e per far capire il bisogno di una società più giusta. Fernando Pérez condivide in pieno i principi della Rivoluzione e nel suo primo film si presta a girare un’epopea della ribellione intrisa di eroismo. Le critiche non mancheranno nei lavori successivi, quando la condivisione totale tra artista e regime comincerà a stemperarsi. Fernando Pérez si avvale di un montaggio serrato curato da Jorge Abello, della fotografia cromaticamente adeguata di Adriano Moreno e di una colonna sonora rispettosa del periodo storico realizzata da Edesio Alejandro. Sono ottime le sequenze di sparatorie notturne tra ribelli e polizia, così come ogni sequenza girata in esterni è un piccolo capolavoro cromatico. Ricordiamo sequenze con lividi notturni, un tenue albeggiare, tetti avaneri costellati di antenne, strade polverose e lungomare roccioso. Fernando Pérez non fa cinema retorico ma realizza un melodramma rivoluzionario permeato di neorealismo. Le sequenze finali della pellicola sono un vero capolavoro. La polizia stringe d’assedio la casa dove Ernesto, Nereida e un compagno soprannominato El gordo si sono rifugiati. Una raffica di mitra uccide El gordo, un’altra ferisce Nereida e costringe Ernesto alla resa. Il ribelle si consegna alla polizia ma chiede in cambio la salvezza della compagna che sta per partorire un bambino. Gli sbirri di Batista uccidono Ernesto a sangue freddo, mentre Nereida si lancia sul suo corpo senza vita  con un gesto disperato. Fernando Pérez dimostra di aver appreso in peno la lezione neorealista e si pone all’attenzione della critica come un epigono ideale di Tomás Gutiérrez Alea. La sua cifra stilistica è il melodramma, perché non pare adatto a girare commedie e film leggeri, ma si trova a suo agio con la materia drammatica che nel corso del tempo assumerà connotazioni surreali e metaforiche. Clandestinos è una pellicola che soprattutto nella parte finale ricorda opere come Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini. Viene spontaneo paragonare la mirabile interpretazione drammatica di Isabel Santos con la corrispondente di Anna Magnani. I due attori principali sono bravissimi: Luis Alberto García e Isabel Santos sostengono con disinvoltura una pellicola molto teatrale.

Fernando Pérez ha detto a El Caimán Barbudo, a proposito di Clandestinos: “Ho sempre avuto ben presente il tema della clandestinità. Sin da quando avevo 13 anni e cominciavo a sentire la vocazione cinematografica, ho provato il desiderio di girare una pellicola su questo argomento. Questa necessità è cresciuta in me per molto tempo e alla fine è venuta fuori con il film d’esordio, realizzato quando avevo 43 anni e non ero più un ragazzino. Non ho vissuto la lotta clandestina, ma ho dovuto sopportare l’oppressione, ho sentito esplodere le bombe e ho visto molti morti… ma la cosa che più mi ha impressionato è stato rendermi conto, al trionfo della Rivoluzione, che molti combattenti avevano la mia età: quattordici, quindici, diciassette, diciotto anni…  Mi dicevo: com’è possibile? Frank País era un diciottenne… ecco, questa cosa mi ha commosso e affascinato al punto che ho scritto il film. Ho letto molto, ho fatto ricerche in archivi, ho visto Los ángeles negros e La batalla de Argel, due pellicole che mi hanno impressionato. Sentivo che c’erano molte altre cose da raccontare su Cuba e che volevo farlo in maniera originale, come nessuno ancora era stato capace di fare”.

All’inizio Fernando Pérez pensava di scrivere il soggetto con la collaborazione del poeta e narratore Luis Rogelio (Wichy) Nogueras, ma non fu possibile perché lo scrittore si ammalò e subito dopo morì. Il regista si mise al lavoro con Jesús Díaz, scrittore più votato alla forma cinematografica.

“Era il mio primo film. Volevo fare una pellicola più epica che psicologica e, quel che più mi interessava, volevo raccontare una storia d’amore nel clima epico della Rivoluzione”. 

Clandestinos ha una struttura classica ed è un prodotto atipico nella filmografia del regista, ma è importante per la contaminazione dei generi che realizza: thriller, melodramma, suspense, realismo fatto di momenti di vita quotidiana e cinema politico. Il film lancia due attori feticcio di Fernando Pérez come Isabel Santos e Luis Alberto García, che diventeranno collaboratori permanenti del regista.

Regia: Fernando Pérez. Durata: 103’. Soggetto e Sceneggiatura: Fernando Pérez e Jesús Diaz. Produzione: Santiago Llapur per ICAIC (Cuba). Distribuzione: Distribuidora Internacional de Películas ICAIC. Montaggio: Jorge Abello. Fotografia: Adriano Moreno. Musica: Edesio Alejandro. Suono: Ricardo Istueta. Interpreti: Luis Alberto García, Isabel Santos, Susana Pérez, René Losada, Amado del Pino, Miguel Gutiérrez, Miguel Navarro. Alcuni Premi: Premio Opera Prima e Miglior Interpretazione Femminile, Festival Internazionale Nuovo Cinema Latinoamericano (1987); Premio Opera Prima, rivista culturale El Caimán Barbudo (1987); Premio Opera Prima, Federazione Nazionale dei Cineclub (1987); Miglior Regia, Miglior Montaggio e Miglior Colonna Sonora, Festival Uneac di Cinema, Radio e Televisione (1988); Premio India Catalina Miglior Regia e Miglior Interpretazione Maschile (1988).

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