Il viaggio di Papa Francesco: nel segno del Padre Abramo

Articolo di Pietro Salvatore Reina

Una palma, i fiumi Tigri (che in iranico significa «freccia») e l’Eufrate, una colomba a fianco del motto «Siete tutti fratelli» tratto dal Vangelo secondo Matteo (23,8): è il logo della prima visita di un Papa nella cosiddetta «Terra dei due fiumi» raccontata da Erodoto, Sallustio, Isidoro di Siviglia et alii.

Il Viaggio di papa Francesco in Iraq dal 5 all’8 marzo è il primo viaggio apostolico in un Paese a maggioranza sciita, che ha vissuto quattro conflitti negli ultimi quattro decenni, ma anche il primo dell’era pandemica, e può così a ragione considerarsi un viaggio non solo «storico» ma anche «profetico», «utopico». Un viaggio di speranza e di fraternità

Un viaggio, una meta, un cammino che toccherà, calpesterà la terra di Ur dei Caldei, ove Yahweh scelse un «arameo errante» (Genesi 10,21), dove con Abram poi cambiato in Abraham – comunemente italianizzato in Abramo – ha inizio la «storia della salvezza». Un uomo onorato da ebrei, cristiani, e musulmani (Ibrahim) con l’epiteto di «amico di Dio», un appellativo che si ritrova, caso unico, nell’Antico e nel Nuovo Testamento e nel Corano. È dunque ad Abramo, padre della fede per le tre grandi religioni abramitiche che bisogna guardare per capire le profonde coordinate storico-politico-religiose di questo viaggio nell’antica Mesopotamia.

«Il viaggio di papa nel segno di Abramo. È un gesto d’amore estremo. Un gesto d’amore verso questa terra lacerata da guerre e violenze. Del resto quando ascoltiamo la struggente ma bellissima aria del Va’ pensiero non è esso il lamento nostalgico del popolo ebraico deportato «sui fiumi di Babilonia? La Mesopotamia, la culla di una grande civiltà, quella assiro-babilonese, la terra di Ur, di Ninive, Babilonia è la terra da dove ha avuto inizio la «storia della salvezza». La città di Ninive sul Tigri e poi la città di Babilonia sull’Eufrate sono state e sono le due città che hanno colpito e colpiscono l’immaginario della Palestina: Ninive con gli Assiri nell’VIII secolo a.C. e poi, due secoli dopo, Babilonia ancora in modo più violento.

Papa Francesco si muove sui passi delle prime pagine della Bibbia: da dove tutto ebbe inizio. Papa Francesco come il Poverello d’Assisi è in cammino in una terra sciita: incontrerà al-Sistani (la maggiore guida politico-religiosa dell’Iraq) nella città santa sciita di Naiaf.

L’Iraq è la culla dell’antica civiltà mesopotamica, la cerniera del Medioriente ma in questi giorni è ed sarà la porta del dialogo, della pace, della fraternità. L’ancora, la chiave di volta, la chiave per la fraternità e la speranza è appesa alle mure di questa terra: attendono – forse tra speranza ed utopia – di essere prese in mano. Possa questo viaggio «storico», «profetico» ed «utopico» avvicinare l’Oriente con l’Occidente ma soprattutto afferrare, finalmente, le chiavi di pace.

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