“Lisanka”, immagini legate a una certa estetica delle pellicole sovietiche anni ’70

Articolo di Gordiano Lupi

A Veredas de Guayabal, paese immaginario di una Cuba anni Sessanta, giungono soldati sovietici per procedere al posizionamento dei missili. Due giovani cubani – Sergio e Aurelio – si disputano l’amore di Lisanka, il primo è un rivoluzionario convinto, l’altro è un cattolico dissidente. Lisanka è la ragazza più bella e desiderata del paese, figlia di un padre fervente comunista che veste sempre in camicia verde olivo. La donna guida il trattore, è indipendente, vive diverse avventure ma non si decide per il matrimonio. La Crisi dei Missili è alle porte, i sovietici arrivano in massa per aiutare i cubani, si teme un conflitto nucleare e un’invasione statunitense. Volodia è un soldato sovietico che si innamora di Lisanka, in parte corrisposto, e si trasforma in un rivale per i due cubani. La ragazza non se la sente di lasciare il paese e di andare in Russia con Voloda, anche perché non lo ama. Il suo cuore è a Cuba, con la rivoluzione, per questo resterà con Sergio. Il ruolo di Lisanka – contesa da tre amori ma nessuno dei pretendenti si sforza di capire la sua essenza profonda – è interpretato con sicurezza dalla debuttante Mirielys Cejas. La pellicola è liberamente tratta dal racconto En el kilómetro 32 di Francisco García. Si tratta di un buon lavoro, ma con maggiore libertà di azione si poteva fare di meglio perché tutta la parte critica sulla Crisi dei Missili risulta omessa e le figure dei controrivoluzionari vicini alla chiesa vengono descritte come macchiette. La fotografia è stile cartone animato, i colori sono vividi e sfolgoranti, come per sottolineare che Veredas non esiste.

Veredas è una metafora per descrivere Cuba nel periodo storico, ma anche la Cuba attuale composta da attivisti di partito, dissidenti, uomini che credono di cambiare le cose e altri che vivono un anonimo quotidiano. Il rapporto di dipendenza tra sovietici e cubani è reso per mezzo di gustose immagini comiche. Arrivano i soldati e in loro onore si disputa una gara di tiro alla fune che viene vinta dai cubani. “La prossima gara devono vincerla i russi, anche se la facciamo di rumba!” tuona il comandante. Quando Voloda si innamora di Lisanka e rischia di portarla via dal paese, Sergio e Aurelio si uniscono per boicottarlo e mettono succo di guayaba nel serbatoio del suo camion. I due ragazzi hanno opposte idee politiche, amano la stessa donna, ma sono pur sempre cubani. Pare un messaggio positivo che auspica l’unità dei cubani di ogni ideologia. Il prete è il capo dei controrivoluzionari, le riunioni dei dissidenti si tengono in chiesa, come per citare la situazione attuale che vede Oswaldo Payá e il movimento cattolico rappresentare i non conformi. Il prete dice a Lisanka di aver simpatizzato con la Rivoluzione, ma soltanto nei primi tempi, quando non era ancora comunista. “Dio ha perdonato la Maddalena perché era una puttana, ma non le avrebbe mai perdonato di essere comunista!”, esclama. Il prete non vuole vedere la sua terra trasformata in un gulag e teme la presenza dei sovietici. Il resto del paese riceve i russi in pompa magna, improvvisando una festa rivoluzionaria a base di musica, canti e fuochi d’artificio. Lisanka è un bel personaggio di donna cubana indipendente che vive la sua vita e lavora nei campi con un trattore. Concede speranze a Sergio, ad Aurelio, infine al soldato sovietico, ma resta sempre se stessa e non si impegna con nessuno. Un bel giorno dice a Sergio: “Con te voglio vincere la guerra, non una battaglia!”. Per dire che lo vuole sposare e non si concederebbe mai prima di essere sicura del matrimonio. Il padre di Lisanka è una bella figura di vecchio rivoluzionario sognatore che immagina un mondo senza capitalismo, dove tutte le sue speranze diventeranno realtà. Sergio è il comunista attivo, ma pure l’uomo geloso di una donna che vuole in prima linea, ma teme di perderla per colpa del rivale sovietico. Tete è la puttana del paese, amica di Lisanka, destinata ad andare in Russia, ma insicura del suo futuro. Morirà per colpa di un sabotaggio e salterà in aria con i fuochi d’artificio, proprio quando un cubano aveva promesso di sposarla nonostante il suo passato. Aurelio è un dissidente cattolico che non ama il comunismo, disprezza i russi, continua a corteggiare Lisanka e vorrebbe sposarla pure se la ragazza guida un trattore, vuole partire per la Russia e fa gli occhi dolci a Voloda. Sergio e Aurelio si battono per lei, ma Lisanka sceglie il russo, fa l’amore con lui a bordo del camion, anche se non lo sposerebbe perché non lo ama.

Il regista descrive bene la campagna cubana con pennellate di cielo azzurro solcato da nubi e distese di palme altissime, così come si sofferma con cura sui caratteri degli abitanti. Il rischio di guerra con gli Stati Uniti è reso per mezzo di immagini contrastanti, tra momenti di istruzione e rifugi sotterranei, canzoni socialiste (Somos socialistas, Todos unidos, Cuba que linda es Cuba…), pellicole edificanti (Muerte al invasor di Tomás Gutiérrez Alea) e cinema sovietico per creare una coscienza rivoluzionaria.

Il regista ha il coraggio di inserire nel film anche le tesi dei controrivoluzionari, pure se il loro destino è quello di rappresentare i cattivi della situazione, i vermi (gusanos) da ripudiare e da scacciare dal paese perché la patria è per i cubani.

“La Rivoluzione è come quelle donne irraggiungibili che una volta conquistate ti rendi conto che sono la stessa merda”, dice il padre di Aurelio. Difficile dire quanto regista e sceneggiatori condividano questa frase, perché lo sviluppo del film porta a conclusioni diverse, ma è importante che un personaggio la pronunci. I controrivoluzionari suonano le campane, proiettano una Vergine Maria sulla facciata della chiesa con la scritta “Abbasso il comunismo”, ma si guadagnano solo un meeting di ripudio da parte della cittadinanza. “Cuba si rispetta!” grida il popolo all’indirizzo del prete che viene cacciato dal paese mentre invoca: “Dio, ti prego che la Terra si ribelli ai comunisti”. Nella realtà gli atti di ripudio nei confronti dei dissidenti non sono quasi mai spontanei, ma in queste sequenze il regista opta per la tesi di un vero sentimento di ribellione del popolo contro chi non segue le idee rivoluzionarie. Il produttore – distributore si chiama ICAIC. Non si può pretendere l’impossibile. Segnaliamo una sequenza del circo russo che pare una citazione felliniana. Vediamo un clown comunista decapitare con la falce un fantoccio capitalista.

Lisanka mette in giro la voce che attende un figlio dal russo, ma non è vero. Il padre va su tutte le furie, ma anche Sergio e Aurelio sono disperati. Voloda si fa arrestare perché provoca un grave incidente con il camion per correre dalla ragazza e viene rispedito in Unione Sovietica. Il finale mostra una grave crisi simbolizzata dalla morte degli aura tiñosa (condor) che cadono dal cielo stecchiti. Il paese si ribella e caccia i controrivoluzionari: “Gusano, va fuera, la patria es para los cubanos!”. Una bandiera cubana copre per intero la facciata della chiesa e si odono le campane suonare. Sergio parla al dissidente Aurelio che se ne va e cita Hemingway: “Queste campane suonano anche per te”. Sergio e Aurelio sono diversi politicamente ma si sentono cubani e sembrano uniti da un vincolo di fraternità. Lisanka resta con il suo amore comunista e sceglie la fedeltà alla Rivoluzione lottando dalla sua terra. Il regista termina la pellicola con un dialogo surreale tra due madonne che compaiono sulla facciata della chiesa. “A Veredas hanno cercato ogni strada per essere felici…” “…e a volte ci sono riusciti”.  

Tra gli sceneggiatori troviamo Eduardo Del Llano che mostra la sua capacità onirica in alcune sequenze surreali. Daniel Díaz Torres aveva colpito nel segno con Alicia en el pueblo de Maravillas, ma anche il suo ultimo lavoro è degno di nota. Il regista afferma che il suo film non può essere inserito in un genere ben determinato: “Dopo il postmodernismo è molto difficile incontrare qualcosa di puro, perché tutti i generi si mescolano e per questo è difficile giungere a definizioni precise. Non mi piace inquadrare e classificare le mie pellicole, ma in ogni caso penso che Lisanka  sia un lavoro tragicomico, perché nonostante la sua comicità possiede situazioni tragiche che colpiscono in qualche modo lo spettatore. Ho notato che ultimamente esiste una tendenza contro la commedia nel nostro cinema, ma è una banalità, un luogo comune, visto che esistono cattive e buone commedie, così come esistono geni del cinema che hanno girato commedie e mediocri registi che si sono avventurati nel genere. Fare una buona commedia è difficile”. Il regista aggiunge: “Le difficoltà di realizzazione sono state notevoli perché gli attori sono molti e la ricostruzione del paese immaginario dell’oriente cubano non è stata facile. Ho cercato di ottenere immagini che fossero legate a una certa estetica delle pellicole sovietiche degli anni Sessanta”.

Regia: Daniel Díaz Torres. Durata: 113’. Produzione e Distribuzione: Audiovisuales ICAIC.  Produttore: Frank Cabrera. Soggetto e Sceneggiatura: Francisco García, Eduardo Del Llano, Daniel Díaz Torres. Fotografia: Ángel Alderete. Montaggio: Dámian F. Font. Musica: Kelvis Ochoa. Suono: Osmani Olivare, Valeria Mancheva. Direzione Artistica: Onelio Larralde. Animazioni: Alexander Rodríguez, José Eduardo García. Interpreti: Carlos Enrique Almirante, Rafael Ernesto Hernández, Mirielys Cejas, Blanca Rosa Blanco, Enrique Molina, Jorge Ali, Raúl Pomares, Kirill Zolygin.

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