Sara María Gómez, la prima donna regista del cinema cubano

Articolo di Gordiano Lupi

Sara María Gómez è una regista nata all’Avana nel 1943 e morta nel 1974, nel momento migliore del genio creativo. Frequenta la Scuola Secondaria e subito dopo si specializza al Conservatorio dell’Avana dove segue un corso di musica della durata di sei anni. Svolge esperienze giornalistiche nel periodico studentesco Mella e nella redazione del settimanale HOY, domingo. Comincia a lavorare presso l’ICAIC nel 1961 e i primi incarichi la vedono aiuto regista al fianco di autori come Tomás Gutiérrez Alea e Jorge Fraga dai quali apprende i segreti del mestiere. Collabora con la popolare Agnés Varda alla realizzazione del documentario Saludos cubanos, che vede la troupe impegnata in una sorta di giro dell’Isola. Dal 1962 al 1963 gira alcune note didattiche per l’Enciclopedia Popolare, nel 1962 dirige il suo primo documentario e per alcuni anni si dedica a questo genere di pellicole. È promossa regista di fiction nel 1974, quando realizza lo storico De cierta manera, suo primo e unico lungometraggio che fonde elementi documentaristi nel contenitore romantico di una storia d’amore. La pellicola viene conclusa da Tomás Gutiérrez Alea, Julio García Espinosa e Rigoberto López, a causa della prematura scomparsa della giovane regista.

Vediamo in sintesi i suoi film più significativi.

Iré a Santiago (1964) è un breve documentario di 15 minuti che racconta gli aspetti storico – culturali di Santiago de Cuba, si sofferma sulle tradizioni, i culti sincretici e le usanze. Guanabacoa: Crónica de mi familia (1966) è un documentario intervista di 13 minuti che vede la regista in primo piano lungo strade di Guanabacoa, quartiere avanero che l’ha vista nascere. Sara Gómez va alla ricerca delle sue radici, presenta un quadro familiare che è la testimonianza di un’epoca e di un modo di vivere a Cuba.

…Y tenemos sabor (1967) è un documentario di 30 minuti che analizza la musica cubana a partire dalle sue origini e dagli strumenti fondamentali. Una isla para Miguel (1968) dura 22 minuti e racconta il processo di rieducazione di un adolescente che, a causa di una precaria situazione economica dovuta alla sua estrazione sociale, rischia di diventare un delinquente.

En la otra isla (1968) è un’inchiesta di 41 minuti realizzata sull’Isola dei Pini, dove si sta formando una nuova generazione di giovani. Isla del Tesoro (1969) è un lavoro documentaristico di soli 10 minuti che ripercorre la storia dell’Isola dei Pini dalla sua scoperta sino al 1969, anno in cui la Rivoluzione decide di costruirvi una nuova società con la partecipazione della gioventù.

Poder local, poder popular (1970) è un lavoro a contenuto propagandistico di soli 9 minuti dove si spiega come viene eletto il Presidente all’interno del Poder Popular. De bateyes (1971) è un reportage di 24 minuti sulla storia delle case costruite per i tagliatori di canna da zucchero, che si sofferma sulla presenza e sul significato culturale dell’immigrazione. Atención pre-natal (1972) è un breve lavoro informativo su come far nascere un bambino sano. Sobre horas extras y trabajo volontario (1973) è un documentario propagandistico di soli 9 minuti che riporta le opinioni di alcuni operai tessili in merito a lavoro straordinario e volontario.

I documentari di Sara Gómez sono lavori piuttosto brevi, marcati da un rigore ideologico che non si discosta dalle linee governative e da un’evidente volontà pedagogico – didattica. La sua pellicola più importante che ancora oggi merita di essere vista e apprezzata per alcuni contenuti sempre attuali è De cierta manera (1974), primo e unico lavoro di fiction della durata di 79 minuti. La pellicola si basa su avvenimenti reali e unisce interessanti parti documentarie a una inconsistente storia romanzata. Il tema è molto caro a Tomás Gutiérrez Alea – che tra l’altro termina il film insieme a Julio García Espinosa e Rigoberto López dopo la morte prematura della regista – perché si basa sul conflitto tra vecchie usanze e nuova morale rivoluzionaria. La storia si svolge nel nuovo quartiere di Miraflores nel 1962, proprio durante la costruzione delle abitazioni e degli spazi comuni. Vediamo conflitti, contraddizioni, riti santeri, cambiamenti individuali e sociali. Il soggetto e la sceneggiatura sono di Sara Gómez e Tomás González Pérez, la versione drammatica e i dialoghi di Julio García Espinosa, la fotografia è di Luis García Mesa e la musica di Sergio Vitier. Aiuto regista è il futuro regista Daniel Díaz Torres che si cimenta in una delle prime prove. Interpreti: Mario Balmaseda, Yolanda Cuéllar, Mario Limonta, Isaura Mendoza, Bobby Carcassés, Sarita Reyes e gli abitanti del quartiere Miraflores in vesti di comparse. Il film viene segnalato dall’Associazione della Stampa Cinematografica come uno dei migliori lavori dell’anno.

De cierta manera è girato in un intenso bianco e nero e vuole mostrare la differenza tra la cultura capitalista e quella cubana. Si tratta senza ombra di dubbio di un film pedagogico – propagandistico per mettere in evidenza i meriti della Rivoluzione che ricostruisce il paese, assegna a tutti una casa, porta l’istruzione nei luoghi più impervi, non conosce la piaga della disoccupazione e dell’emarginazione. La fiction si inserisce in un collaudato schema documentario che illustra i momenti della campagna di alfabetizzazione, il rapporto docenti – allievi e il difficile dialogo con genitori ignoranti. Sara Gómez gira usando il suono in presa diretta e la macchina a mano per conferire maggior veridicità al racconto. La parte documentaria realizza una breve storia della società cubana, mette in evidenza l’importanza della canna da zucchero, descrive i culti afro cubani e racconta la società segreta degli abakuás. Le sequenze dedicate alla religiosità cubana – che fa parte del folklore e della tradizione – sono molto interessanti anche perché non è facile venire ammessi ai riti della società abakuá, machista all’eccesso e composta da soli uomini. La storia d’amore si intreccia con la relazione tra un uomo e una donna di diversa estrazione sociale che si raccontano il passato e si innamorano l’uno dell’altra. Lei è una maestra dai modi rudi e con poca sensibilità verso bambini e genitori incapaci di educarli perché hanno troppi figli e poca cultura. L’uomo è un mancato abakuá che ha frequentato i riti della santeria, è una persona semplice, dai modi bruschi ma sinceri. Sara Gómez sembra aver assimilato la lezione del neorealismo e di molto cinema sovietico, perché riprende i volti espressivi di creoli, mulatti e anziani nel loro quotidiano. Vediamo casi difficili di figli in riformatorio, maestre eroiche che se ne assumono la responsabilità e sono convinte di rieducarli alla morale rivoluzionaria. All’interno del film spicca la storia vera di Guillermo Díaz, boxeur degli anni Cinquanta che rievoca incontri e successi del passato, ma soprattutto la gelosia che lo portò a uccidere un uomo. Adesso è un apprezzato compositore di boleri che intrattiene coppie di innamorati. La regista conclude la pellicola con un invito al lavoro, stigmatizzando il comportamento di un operaio non interessato alla produttività. Una particolare attenzione è dedicata al machismo che non porta a niente e genera solo tensioni in famiglia e litigi tra uomo e donna. De cierta manera è un film contenitore che utilizza una flebile trama romantica per raccontare la vita quotidiana a Cuba, i problemi delle famiglie marginali, gli abbandoni scolastici e l’importanza del lavoro. 

Sara Gómez è la prima donna regista dell’industria cinematografica cubana e la sola nella storia ad aver diretto un lungometraggio di fiction. I temi fondamentali affrontati dalle sue opere sono la cultura popolare, le tradizioni, la delinquenza, il razzismo e le donne. La sua improvvisa scomparsa priva il cinema cubano di un talento creativo che, nonostante la giovane età, aveva già lasciato un’impronta indelebile nella sua opera.

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