Il negazionismo al tempo della pandemia

Articolo di Antonino Schiera

Mi aggiro in una tiepida mattina di marzo, tra gli enormi padiglioni della Fiera. Semplificando così è chiamata dai palermitani la struttura che, quasi ogni anno dal millenovecentoquarantasei, ospita la storica Fiera Campionaria del Mediterraneo, che sorge all’ombra del Monte Pellegrino e del suo castello Utveggio. Oltre settantamila metri quadrati di padiglioni e sale espositive collegati da viali, da pochi mesi trasformati in un enorme polo dedicato ai tamponi e alle vaccinazioni in tempo di coronavirus. Le salette per le vaccinazioni sono una cinquantina, tutte presenziate da personale sanitario che accoglie le persone da vaccinare. Adiacente sorge un’enorme sala d’attesa con centinaia di persone ordinatamente sedute in attesa del proprio turno e poi protezione civile, volontari, guardie private, forze dell’ordine dispiegati per mantenere l’equilibrio precario e instabile di un sistema, che può essere paragonato ad un enorme formicaio umano, all’interno del quale ogni elemento si muove e agisce secondo la propria funzione. Di bar aperti per ovvi motivi neanche l’ombra, li sostituisce qualche distributore automatico di caffè, cappuccini, merende e salatini: la paura del virus non toglie il piacere di una pausa caffè rivisitata al tempo del coronavirus. All’esterno un lungo serpentone di automobili in fila non per imboccare l’autostrada che porta al mare, ma in attesa del tampone per escludere la positività al coronavirus. Entro, insieme ai mie due anziani genitori, in una delle salette per le vaccinazioni, in qualità di accompagnatore. In precedenza un medico aveva fatto l’anamnesi e verificato le autocertificazioni. Mentre un giovane infermiere sta per iniettare la dose del vaccino Pfizer a mia madre gli chiedo: “Tutto ciò è un sogno, o peggio un incubo da cui ci sveglieremo presto o è la realtà?” Il giovane infermiere, avendo capito la mia domanda retorica e assurda nello stesso tempo, mi risponde: “È tutto vero! Ma soprattutto non sappiamo quando e come andrà a finire e se basterà un solo vaccino”.

Un racconto come questo, basato sulla descrizione di un fatto realmente accaduto, penso possa minare le convinzioni del più incallito negazionista, riguardo l’evolversi dell’evento pandemico legato al corona virus. Negare la presenza del coronavirus e delle sue varianti equivale a considerare la remota possibilità che possa essere stato architettato un inganno a livello planetario. La questione del negazionismo non va sottovalutata, in quanto rappresenta uno dei principali carburanti delle tesi NoVax attualizzate al momento storico che stiamo vivendo. Personalmente si può discutere sull’efficacia delle strategie adottate per sconfiggere la pandemia, ma non si può certo negarne l’esistenza.

Ma la domanda che è giusto porsi è: perché la nostra mente ha la tendenza a negare l’evidenza quando è riferita ad eventi tragici come questo? Credo che per rispondere bisogna scomodare lo studio della psiche umana e perché no portare qualche esempio a supporto della tesi. Il corona virus e la negazione dello stesso da parte di vasti strati di popolazione, sono strettamenti collegati con il tema della morte, considerato che purtroppo non tutte le persone che ne vengono colpite riescono a uscirne indenni. Soprattutto nella cultura occidentale, la difficoltà principale sta nel riconoscere la propria mortalità e la soluzione la si trova nel tentativo di vivere come se la morte fosse una realtà che “non mi riguarda”, e la “morte esiste solo come morte degli altri”. Un maestro tibetano, Sogyal Rinpoche, scrive: “Nonostante le sue conquiste tecnologiche, la moderna cultura occidentale non ha una reale conoscenza della morte. Agli occidentali viene insegnato a negare la morte, che viene presentata solo come annientamento e perdita definitiva”.

Ma c’è dell’altro! Per molte persone viene difficile pensare che l’uomo tecnologico, protagonista di tante scoperte e del grande progresso in campo sanitario e non solo, possa essere sopraffatto, almeno temporaneamente, da un invisibile virus. Il professor Claudio Mencacci, presidente della Societa’ italiana di neuropsicofarmacologia in una intervista su La Repubblica ha dichiarato: “Chi nega l’esistenza del virus lo fa per paura. Il negazionismo è una condizione di sdegno, nell’ambito di una cultura narcisistica, che induce a non sopportare le indicazioni della scienza. Quello che noi vediamo è che di fronte alla scienza e alla ragione vi è un marcato rifiuto, quando invece proprio ragione e scienza sono la base della nostra civiltà e di quello che noi chiamiamo umanesimo. – spiega Claudio Mencacci – Diventiamo più umani nel momento in cui rispettiamo la ragione e i principi a cui la civiltà europea ancora oggi si ispira: quelli della rivoluzione cognitiva e della rivoluzione francese. Dal punto di vista psichico, invece, – spiega lo psichiatra – il negazionismo è un meccanismo difensivo dalla paura e dall’angoscia arcaico, primordiale e molto tenace. È una condizione per la quale il negazionista, facendo uno sforzo enorme, si oppone alla realtà dei fatti e ha bisogno di trovare chi la pensa come lui, perché non può tollerare una condizione diversa, una condizione che proviene dalla ragione.”

Si è visto che la negazione in psicologia è un meccanismo di difesa e nella fase iniziale interviene nel processo di elaborazione del lutto quando viene a mancare un nostro caro. Impariamo ad attivarlo già da piccoli, per proteggerci da pensieri ed eventi che ci appaiono insostenibili o ingestibili. I negazionisti del coronavirus, che spesso confluiscono nel pensiero dei complottisti e di quello dei No Vax, a causa del perdurare del problema tendono a rafforzare il loro pensiero, perché con il tempo sta venendo meno la fiducia nei confronti della scienza, colpevole di non riuscire a liberarci in tempi brevi dalla paura della perdita del controllo e della morte. La negazione è conseguenza e causa allo stesso tempo del problema, in quanto determina una compromissione della percezione della realtà, motivo per cui la cronaca, da un anno a questa parte, non è mai stata scevra di comportamenti errati e imprudenti da parte delle tante persone che continuano a sottovalutare la pandemia causata dal Covid-19 e dalle sue varianti.

Foto: fortuneita.com

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