Ciak, non si gira!

Articolo di Antonino Schiera

L’avvento improvviso e inaspettato del coronavirus e della pandemia che ne è scaturita, è una piaga ormai cristallizzata e consolidata che non accenna a sparire dalla scena mondiale. Da quattordici mesi a questa parte, rare sono state le notizie diverse da quelle relative al covid-19, che sono riuscite a scalzare la posizione dominante nei titoli principali di giornali e telegiornali, insomma in tutte le forme di comunicazione. Una situazione che, come noto, sta mettendo il bavaglio a un numero consistente di attività produttive e commerciali e tra queste in prima fila possiamo annoverare l’industria del cinema, dello spettacolo e della tv.

La categorie dei doppiatori è tra quelle che, all’interno dell’industria cinematografica, soffre di più così come ha spiegato bene un anno fa all’AGI, Agenzia Italia il presidente dell’Anad, Roberto Stocchia: “come è facile capire, in un momento di pandemia siamo uno dei settori dello spettacolo più a rischio perché lavoriamo a stretto contatto con i colleghi, parlandoci e urlandoci addosso, parlando a un microfono con l’assistente in sala”. Una soluzione è rappresentata dall’inserimento dei sottotitoli, che però non è molto gradita al grande pubblico. Rimanendo in tema è evidente che, come altre categorie, anche quella legata alla produzione di nuovi film e serie tv sta mordendo il freno per ricominciare a lavorare a pieno ritmo, partendo dal presupposto che le restrizioni per arginare il dilagare del coronavirus hanno di fatto bloccato anche questo comparto. La chiusura totale delle sale cinematografiche rappresenta la classica ciliegina di una torta amara che si ripercuote sui palinsesti tv, che fanno abbondantemente ricorso alle repliche per tenere viva l’attenzione del pubblico sul piccolo schermo e per non spegnerlo del tutto. Neanche durante le due guerre mondiali il cinema ha subito un’interruzione così drastica delle sue attività. Con riferimento all’anno record duemiladiciannove si è repentinamente passati al crollo del fatturato nell’anno successivo. Secondo l’Enpals, l’ente nazionale di previdenza e assistenza per i lavoratori dello spettacolo, tra trecentomila e trecentottantamila addetti dello spettacolo e della cultura hanno perso il lavoro.

Il paradosso di questa situazione sta nel fatto che molto probabilmente nei prossimi mesi, si spera il prima possibile, l’industria cinematografica e quella legata al piccolo schermo produrrà un’enorme massa di storie legate all’evento pandemia, che allo stato attuale rappresenta il freno e che presto potrebbe rappresentare la benzina che alimenterà la rinascita. Le trasposizioni cinematografiche serviranno a elaborare il lungo periodo di privazioni, di frustrazioni, di modellamento e di adattamento causate dal covid-19. Chissà quante storie di solidarietà, quanti paradossi, quanti colpi di scena saranno raccontati all’interno di una trama e di una sceneggiatura di un film o di una serie tv, nel preciso istante in cui qualcuno griderà finalmente di nuovo “ciak si gira!” con gli attori che reciteranno con la mascherina per riprodurre sulla scena un periodo in cui tutti le portavamo.

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