Orson Welles e la necessità di non farsi mancare mai

Articolo di Paolo Quaglia

Qualche film di Orson Welles è una necessità da non farsi mancare mai. Negli anni il maestro ha saputo passare da diversi ruoli con il talento e l’ingenuità di chi crede ancora che l’arte sia una cosa seria. Approfondire la carriera di questo straordinario artista sarebbe inutile, si è detto già tutto. Proporre qualche titolo che ha accompagnato il cammino di Welles, è fondamentale per permettere di vivere delle esperienze difficilmente dimenticabili. Il cinema di Orson, piaccia o no, è un tutt’uno di parole e immagini che lanciano lo spettatore in una dimensione parallela. Dopo l’uscita di Mank si è parlato molto di Welles e della sua tendenza a inventare limitandosi a spostare uno sguardo. La carriera del cineasta americano non è certo stata lineare ma gli alti e bassi, voluti e dovuti, l’hanno portato a creare un linguaggio del tutto personale che a distanza di anni non smette di affascinare.

Quarto Potere 1941

Magnate dell’editoria muore in totale solitudine. Dimesso dall’umanità e ritiratosi in una magione, l’uomo perde tutti i suoi affetti e si affida ai ricordi. Le sue ultime parole “Rosabella” diventano lo spunto per una serrata indagine giornalistica. Esordio alla regia di Welles è un film perfetto in grado di cambiare ritmo alla storia creando un mondo parallelo in cui la vita di un uomo diventa metafora dell’esistenza. Le gesta di Charles Foster Kane assumono un tono epico e portano il pubblico a identificarsi con questo essere condannato a una grandezza fallimentare. Il film rappresenta un punto di svolta nella storia del cinema dopo il quale tutto sarà diverso. Dalle tecniche di ripresa al montaggio, passando per i dialoghi, Welles riesce nell’impresa di reiventare la settima arte. Ogni personaggio della storia ha un’anima che vive di estremi inconciliabili eppur si fonde e diventa parte di qualcosa di geniale.

F come Falso –Verità e Menzogna 1973

In un documentario dove la goliardia regna sovrana sfilano storie di mentitori . Orson Welles presenta al suo pubblico i casi più bizzarri di manipolazioni della realtà. Il film è un connubio di vicende reali riproposte in salsa fantasiosa, si passa dai falsi biografi a pittori specializzati in copie. A far da maestro di cerimonie un artista famosissimo per il più grande scherzo del 900 che gli è valso Hollywood e non una cella. A margine della storia si riflette sul concetto di falso e su quanto la verità non dovrebbe mai rovinare una splendida bugia. Un esercizio di stile che potrebbe far dubitare qualche spettatore poco attento ma godibile e profondo.

Otello 1952

Tratto da Shakespeare è la storia del Moro cosi geloso da diventare un assassino e del perfido Iago perennemente a caccia di vendetta. Soggetto a parte la peculiarità di questo film è nella realizzazione con pochissimi mezzi a disposizione della troupe. Welles riesce nell’impresa di fare un capolavoro d’immagini alterando completamente riprese e montaggio. Il film prende forma nell’allestimento teatrale, vira al cinema espressionista e termina come qualcosa di classico. Il regista sceglie di non toccare il testo e sorprendere con la costruzione maniacale delle immagini. Assistendo alla proiezione ogni fotogramma sembra un dipinto e ogni passaggio della tragedia acquista, qualora fosse possibile, maggiore vita. Un prodotto virtuoso senza presunzione di colpevolezza.

Lo straniero 1946

Ex criminale nazista, scampato a Norimberga, vive in America sotto mentite spoglie. Un detective è incaricato di pedinarlo da un ente governativo. La caccia si rivelerà più faticosa del previsto. Unico successo al botteghino per Orson Welles lo straniero è un perfetto film noir dove le forze del bene e del male si confondono nelle passioni della storia. La seconda guerra mondiale era appena terminata quando Welles scrive, interpreta e dirige la pellicola e i temi

scelti molto sentiti dall’opinione pubblica. Lo straniero è dotato di un gran ritmo e riesce a intrattenere lo spettatore attraverso una regia che alterna la staticità a colpi di scena seguiti incessantemente. Il valore totale di Welles si capisce guardando oggi un film simile, che pur avendo più di settant’anni rappresenta un capolavoro di stile. Il colpo di scena finale è un fiore all’occhiello su una vicenda pensata e realizzata con grande maestria.

Falstaff 1966

Un corpulento e godereccio perdigiorno diventa amico del principe di Galles. In sua compagnia il futuro monarca si da a goliardate e scorribande. Falstaff è convinto che la sua vita abbia finalmente preso una buona piega ma quando il Delfino sale al trono, le cose cambieranno. L’etichetta costringe il re a rinnegare l’amico imbarazzante cui non rimarrà che la solitudine e il rimpianto. Un film poco conosciuto tra quelli di Welles che ha le caratteristiche di una vera perla nascosta, sicuramente il film più personale e affascinate del regista. Le fattezze e il disincanto del protagonista ricordano molto l’esilio di un Orson ormai provato dalla vita e dubbioso sull’avvenire. Realizzato con il solito talento creativo e pochi mezzi economici, Falstaff è un film che vive e si confonde con la figura del regista e attore. Tratto da alcuni lavori di Shakespeare rappresenta un vero atto di fede verso il piacere per la riflessione. La solitudine cui è condannato il protagonista ha qualcosa di contagioso e la sua dignità nell’accettare una sconfitta è da applausi. Una storia che esce dallo schermo per contagiare la realtà, come Welles spesso riesce a fare.

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