Ricchi, prestatori di ultima istanza…in un mare di debito!

Articolo di Mauro Artibani

Stavamo, stiamo, ancor più staremo affogando in un mare di debito. Ad oggi, son già 280.000 mld di $. Per non andare a fondo, una quisquilia sembra mettere d’accordo tutti: fare crescita, ovvero Pil, quindi ricchezza. Toh, proprio quella ricchezza da decenni generata con il debito!

Debito che poi s’ha da ripagare. Già, ma… da chi?

L’incremento delle tasse sui redditi delle società dal 21 al 28%, incluso nel piano per le infrastrutture pro-crescita presentato da Joe Biden, non convince i capi d’azienda americane. Secondo un sondaggio Business Roundtable, quelli del capitalismo degli stakeholder, il 98% dei 178 sodali intervistati, ritiene che questo incremento danneggerà la competitività delle loro società; il 75% del campione è convinto che l’inasprimento fiscale ridurrà gli investimenti in ricerca della propria compagnia, mentre un altro 71% teme che a ridursi saranno anche le assunzioni.

Mica micchi! Loro sanno come la crescita si faccia con la spesa, non con l’impresa, quindi rifiutano di pagare dazio.

Capito l’antifona?

Bene tocca sbirciar oltre, in quel 2020, “l’anno come nessun altro”. Lo scrive Forbes: “non stiamo parlando della pandemia ma dei super ricchi, i miliardari. Nel mondo sono 2.755, 660 in più rispetto al 2019. In mano hanno 13.100 miliardi di dollari. L’Organizzazione mondiale della sanità stima tra 119 e 124 milioni di poveri in più a causa del Covid e un’escalation delle diseguaglianze. I miliardari, invece, hanno incrementato l’incasso durante la pandemia: ottomila miliardi di dollari in più”. Lo giuro, leggere Forbes “scandalizzato” per le diseguaglianze mi stringe il cuore ma… lo scandalo non sta nell’esser ricchi; ricco, nell’Economia dei Consumi, definisce quel soggetto dotato di un ampio potere d’acquisto non esercitato. Un tizio insomma, che non fa tutto quel che gli tocca per generare ricchezza per tutti.  

Ok, se non si possono toccare i profitti delle Aziende, allora va tassato proprio quel potere d’acquisto non esercitato magari da chi, proprio in quelle aziende, comanda.

Essipperchè, dico a voi: se il debito impiegato per creare quella ricchezza, che avete intascato più d’altri, dev’essere rimesso, credo sia il tempo di restituire la cortesia spegnendo pure la miccia di quel “paradosso della parsimonia” che potrebbe bruciare parte del vostro benessere senza migliorare quello d’altri.

Dunque se si vuol ridurre il gap, che per fare la crescita aumenta il debito, occorre prendere prestito da quei “prestatori di ultima istanza”*; quelli del potere d’acquisto non interamente esercitato, applicando la progressività delle imposte, anche a quelle indirette, dove sono meno evidenti le manifestazioni della capacità contributiva. Magari ristrutturando l’Iva che fin qui ha tassato solo il lavoro di consumazione, non il denaro di chi ha una bassa propensione alla spesa; qui dev’essere prelevato quel contributo: dalla capacità di spesa non spesa!

Un paradosso, dite? Fa niente!

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