“Sogni e bisogni”, una serie televisiva quasi pasoliniana

Articolo di Gordiano Lupi

Sogni e bisogni è una serie televisiva in sei puntate e undici episodi – cortometraggi di trenta minuti – con una storia base (Prologo) che lega i singoli segmenti, trasmessa la domenica sera alle 20 e 30, su Rai Tre, dal 6 ottobre 1985. Ogni puntata è composta da due episodi, a parte la prima che consta di un solo episodio anticipato da un prologo più lungo per presentare i tre personaggi che fungono da raccordo per l’intera serie. Come sempre, quando si parla di Citti, siamo di fronte a un progetto insolito, fuori da ogni logica commerciale, molto pasoliniano sia nello schema narrativo che nello specifico filmico, ma così innovativo da riunire interessanti interpreti sia italiani che stranieri. Le singole storie – cortometraggi con il respiro di brevi racconti – sono favole grottesche e paradossali, quasi tutte basate sull’amore, non un amore consueto e sdolcinato, ma un sentimento che parte dalla realtà e finisce per esasperarla, rasentando la follia. Il filo conduttore delle singole storie – una cornice narrativa che riporta alla struttura del Decameron tanto cara a Pasolini – è il viaggio di tre insoliti amici: Padreterno (Alterio), Diavolo (Dufilho) e Destino (Masina), che i primi due sono venuti a incontrare per capire come mai nel mondo stiano accadendo strani eventi. L’episodio base è una passeggiata lungo strade polverose stile Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini, ridendo e scherzando (alla Menandro), per dire un sacco di verità. I singoli racconti sono vissuti come sogni di Destino: Amore cieco (Paolo Villaggio, Lara Naszinsky), Il ritorno di Guerriero (Maurizio Nichetti, Daria Nicolodi, Alessandro Haber, Asia Argento), Micio Micio (Gigi Proietti, Andréa Ferréol), La morte porta consiglio (Marina Confalonieri, Piero Tordi), Il fattaccio (Enrico Montesano), I ladri, (Ninetto Davoli, Mario Brega), L’imbiancone (Carlo Verdone, Serena Grandi, Isabella Amedeo),  Anche questo è amore (Angelo Infanti, Ida Di Benedetto, Michela Miti), Verde luna (Renato Pozzetto), Sant’Analfabeta (Francesco Nuti, Franco Javarone), Cuore nero (Ugo Tognazzi, Marilù Tolo, Sasà Muccardi).

Sesta Puntata
Sant’Analfabeta – Cuore nero

Interpreti Sant’Analfabeta: Francesco Nuti, Franco Javarone, Annie Cerreto, Jones Gerald Cooper, Maria Luisa De Benedittis, Giuseppe Cederna, Giuseppe D’Aloia, Rodolfo Laganà, Alfredo Leggi. Interpreti Cuore nero: Ugo Tognazzi, Marilù Tolo, Sasà Muccardi, Nadia Malverti, Barbara Montanari, Silvia Pepoli, Giorgio Tirabassi.

L’ultima puntata prevede – come la prima – un prologo più articolato, perché si devono tirare le fila anche di questo episodio che funge da filo conduttore. In apertura soltanto l’accenno dell’incontro dei tre amici con una quaglia. Pensaci tu, dicono gli altri al Diavolo.

Comincia il primo episodio ambientato al Santuario di Chiusi della Verna con Francesco Nuti mattatore incontrastato nei panni di un frate francescano dotato del potere di saper fare i miracoli. Basta chiedere e Sant’Anafabeta (così chiamato perché è del tutto ignorante) fa apparire cibo, fa spuntare denti, guarisce malati e resuscita morti, cambia persino il carattere a ragazzine scapestrate. Il priore rimprovera il frate perché i miracoli non sono graditi dalla Chiesa di Roma, contrastano con le leggi, sono passati di moda, ma lui replica che non può farne a meno, gli vengono naturali, non gli costano niente. In ogni caso si impegna a non farne altri, ma quando vede un muratore cadere da un’impalcatura non può fare a meno di salvarlo, anche se preso dal rimorso lo lascia sospeso per aria e chiede consiglio al priore. Sant’Analfabeta finisce per salvare il muratore, contro il parere dei colleghi e viene punito dal priore che si fa venire la buona idea di sfruttare il suo potere per fare la bella vita. Sant’Analfabeta viene messo alla catena, costretto a cucinare fastidiosi uccellini che sono più utili alla griglia che quando cantano al mattino, adesso fa miracoli soltanto per il convento. Tutto ma non le donne! Intima il priore. Un episodio abbastanza blasfemo, grottesco e divertente, intriso ancora una volta di elementi fantastici e surreali, caratterizzato dalla comicità sopra le righe di un Nuti in gran forma. Citti si scatena contro quella chiesa che Pasolini non amava, stigmatizza la funzione negativa del potere ecclesiastico, che combatte i veri religiosi, non comprende i santi, i semplici uomini di Dio che fanno il bene senza pensare ad alcun interesse.

Prosegue il prologo con la quaglia che finisce arrosto come gli uccellini dell’episodio precedente, ma – anche se il destino non si può cambiare – Padreterno la resuscita e la fa volare. I miracoli fanno anche del male, mormora contrariato Destino, adesso questa quaglia dovrà morire un’altra volta. I tre amici riprendono il cammino, ritrovano Arturo e Sam (Citti e Breckenridge), scoprono che sono due finti ciechi, recuperano la borsa di Destino e si rendono conto che il famoso libriccino è nelle mani di un bambino. 

Cuore nero è l’ultimo episodio, molto sopra le righe, crudele quanto basta, in perfetta sintonia con l’umorismo nero di Sergio Citti che non si cura certo del politicamente corretto. Tognazzi e Tolo sono una coppia di ricchi borghesi senza figli, decidono di adottare un bambino ma lo vogliono nero e sofferente, un africano come si vede nei manifesti, magro e affamato, in modo tale da far capire a tutti che compiono questa azione perché sono ricchi e generosi. Purtroppo il bimbo che viene dato in adozione è nato nel continente nero ma è bianco, perché figlio di un napoletano e di un’africana. Tognazzi lo rifiuta, vorrebbe abbandonarlo, gli dice che l’Africa è davanti ai suoi occhi, basta che segua il sole, è libero di tornare da dove è venuto. L’ultima grottesca trovata di Tognazzi consiste nel colorare il bambino di nero con la ceretta, come si faceva con le comparse del cinema popolare degli anni sessanta per carenza di maestranze di colore. Il bambino scolorisce, la madre se ne rende conto e i due genitori adottivi – delusi perché il piccolo non è nero ma napoletano – meditano di abbandonarlo sui gradini di una chiesa. Ci pensa il bambino ad andarsene, dopo aver disegnato un cuore con i petali rossi delle rose che aveva portato, si allontana in direzione del sole. Un episodio molto cittiano, interpretato da un Tognazzi in gran forma, perfetto per un ruolo cinico e sgradevole, da totale menefreghista, che dialoga con un bambino non voluto, con una moglie peggiore di lui e con alcune comari che rappresentano il perbenismo di chi riesce solo a giudicare ma non vuole impegnarsi per cambiare le cose. Ipocrisia ed egoismo sono messi all’indice da una sceneggiatura spiazzante, scritta senza tirare mai il freno.

Finale del prologo. Vediamo il Diavolo farsi il segno della croce. Il librettino è stato ritrovato ma non ha molta importanza: andando dietro a un’illusione abbiamo vissuto le storie, dice Destino. I tre amici si salutano e ognuno prende la sua direzione. Il bimbo riconsegna il librettino a destino, ma la donna glielo regala. Ci puoi scrivere quello che vuoi, dice. Il destino è nelle mani di un bambino, capriccioso e volubile, come sappiamo. Infatti piove, ma non è necessario rivolgersi a Destino perché faccia cessare la pioggia, basta aprire l’ombrello e accettare la realtà, per quello che offre.

Regia: Sergio Citti. Sceneggiatura: Sergio Citti, David Grieco, Giancarlo Scarchilli. Scenografia e Costumi: Mario Ambrosino. Fotografia: Giuseppe Tinelli, Luciano Tovoli. Montaggio: Ugo De Rossi. Musiche: Francesco De Masi. Consulenza Musicale: Dimitri Nicolau, Edizioni Musicali: Cam. Delegato Rai Produzione: Roberta Carlotto. Direttore di Produzione: Paolo Vandini. Produttore Esecutivo: Raffaele Saragò. Aiuto Regista: Giancarlo Scarchilli, Paolo Trotta, Giovanni Ricci. Assistente alla Regia: Annalisa Del Grande. Fonici: Massimo Loffredi, Mario Delli Monti, Luciano Muratori, Fabio Ancillai, Filippo Pallottino. Operatori alla Macchina: Fabrizio Papale, Enrico Sasso. Aiuto Operatore: Lorenzo Tovoli. Fotografi di Scena: Maria Teresa Mattioni, Giovanni Vino. Effetti Speciali: Antonio e Gianni Corridori. Macchine da Presa: Cinenoleggio spa. Pellicola: Kodak Eastmancolor. Teatri di Posa: Cinecittà. Tecnico del Colore: Giacomo Volpi. Effetti Sonori: Luciano Anzellotti. Produzione: Faso TV, Rai Due. Realizzazione Produzione: Achille Manzotti.

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