I social network e la corsa ai Mi piace

Articolo di Antonino Schiera

Quanti mi piace ha ricevuto il mio ultimo post? Una domanda che fino a una ventina di anni fa, non avrebbe avuto nessun senso, ma che oggi, con l’avvento dei social network, ha un senso eccome. Facebook, Instagram, YouTube, LinkedIn, Pinterest, TikTok, Snapchat, Padlet e l’elenco non si esaurisce qua. Tutti in un modo o in altro offrono la possibilità di condividere contenuti e di ricevere commenti e apprezzamenti. Si perché il numero dei mi piace che riceviamo rappresenta un importante indicatore del gradimento dei nostri amici sul nostro modo di essere e di rappresentarci, attraverso pensieri, fotografie e condivisioni. Eric Berne psicologo canadese, autore della teoria chiamata analisi transazionale, definiva nei suoi studi l’importanza delle cosiddette carezze verbali, ovvero il mostrare affetto verso una persona attraverso le parole, soprattutto nell’età infantile. Oggi in una società in continua evoluzione parlerei di carezze sociali veicolate, appunto, attraverso i mi piace.

Premesso che non bisogna farsene una malattia, nel senso che non sono i mi piace ricevuti che devono dare un senso alla nostra esistenza, va detto che può capitare che vengano apposti senza che i post vengano letti e che sarebbe opportuno decretare il successo di un profilo e dei suoi contenuti con atti concreti e non puramente virtuali. Evitando pertanto che resti una grande illusione, semplicemente un modo virtuale di esserci e comunicare oltre che di essere approvati. Ma con il passare del tempo ritengo che l’enorme massa degli iscritti ai social, in particolar modo facebook, abbiano capito che non ha senso distribuire mi piace senza un reale approfondimento, nel dubbio e in mancanza di tempo e di voglia di approfondire si preferisce, mediamente, ignorare il post.

La grande affermazione e diffusione dei social e di internet in generale ha creato una vera e propria industria che opera nell’immenso mondo del web. Si occupa principalmente di trovare strategie e soluzioni per trasformare le visualizzazioni, i mi piace, le condivisioni in azioni che possono essere, in ultima istanza, monetizzate. Mi riferisco alle vendite, alla sottoscrizione di un abbonamento, alle donazioni, all’iscrizione in una newsletters. Sottolineo ancora che tra un mi piace e un’azione che va dalla semplice lettura dei contenuti ad un’azione che prevede un passaggio di denaro, passando dalla iscrizione per esempio ad una newsletters, concretamente ne passa tantissimo e non avviene in modo casuale. Va detto che uno dei motivi è rappresentato dal fatto che il navigatore è bombardato ogni giorno da proposte di tutti i tipi, a lui il compito di sapere selezionare e di non cadere in trappole, ovvero tempo perso e soldi buttati al vento.

Esiste anche la categoria degli osservatori esterni, che vaga come i fantasmi tra i profili degli amici, ma che per non lasciare traccia della loro esplorazione non mettono mai un mi piace. Il mi piace che si evolve che nel social di Mark Zuckerberg diventa anche un cuore, un abbraccio affettuoso, una faccina piena di stupore, che ride a crepapelle, che piange e un’altra, infine, arrabbiata.

Non tutti sanno e va ricordato, che ciò che pubblichiamo sui social è di grande importanza. Oggi in fase di assunzione un’azienda valuta il profilo del candidato anche attraverso i social, attraverso i contenuti pubblicati e i profili. Si sono già verificati casi di licenziamenti per ciò che si è pubblicato sui social. E poi esiste il pettegolezzo social, esistono le offese social, esistono le liti social, ambienti nei quali sguazzano i cosiddetti hater che rappresentano, come riportato da wikipedia, un’utenza aggressiva che, approfittando dell’anonimato conferito dall’uso di internet, insulta violentemente dei soggetti, solitamente famosi, o intere fasce di popolazione per motivi sociali, etnici o culturali.

Molto spesso i post che condividiamo sui social in particolare nei gruppi, contengono una sotto pagina che riporta tutte le informazioni che si desidera vengano lette. Va detto che raramente i navigatori hanno il tempo e la voglia di approfondire questa ricerca, pertanto l’eventuale mi piace assume un valore puramente numerico. Valore che può assumere un significato soltanto quando in ballo ci sono i cosiddetti grandi numeri, in questo caso la conversione visualizzazioni, click sulla sotto pagina possono diventare un numero consistente. Questa considerazione determina in chi utilizza i social in maniera professionale, se postare i contenuti direttamente sul social o se indirizzare gli amici in un sito con il suo link di riferimento.

Il lungo periodo caratterizzato dalla pandemia ha ulteriormente rafforzato la presenza sul web e sui social in particolare, che a mio parere possono avere e continueranno ad avere una funzione importante soprattutto se poi favoriscono l’incontro in presenza, pandemia permettendo, e le azioni descritte in precedenza. Insomma i social come veicolo, come strumento di conoscenza, da utilizzare con intelligenza e sensibilità e non per essere a nostra volta strumentalizzati. Una strada da percorrere è quella di privilegiare contenuti originali e soprattutto che non inneggino mai alla violenza e all’odio.

Riguardo l’argomento social può essere utile la lettura di un articolo che ho scritto recentemente su questo sito d’informazione che si intitola Cultura e social network: progressione o regressione?

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