Jean Louis Trintignant e la parentesi francese

Articolo di Paolo Quaglia

Acquieta la mente e l’anima parlerà. Questa massima descrive fino in fondo il lavoro dell’attore che riesce a creare un’anima nell’anima dello spettatore. Jean Louis Trintignant è arrivato a novant’anni senza dirlo a nessuno e sapendo che a tutti fa piacere saperlo. L’attore francese è uno degli ultimi leoni appartenuti a un cinema che sapeva emozionare. Nella sua carriera ha lavorato con i migliori diventando lui stesso un supremo interprete delle passioni umane. I suoi personaggi non sono mai stati sopra le righe o eccessivamente carichi di un’enfasi marcata. Osservando il suo modo di recitare è evidente come sia la sottrazione, l’arma migliore delle sue performance. Nel soprasso di Risi il suo sguardo ingenuo è efficace allo stesso modo della recitazione marcata di Gassman. Osservando lavorare Trintignant la recitazione appare una cosa per tutti. Uomo intelligente e riservato, ha saputo costruire una carriera salendo un gradino alla volta senza clamori o facili applausi. Da Valerio Zurlini a Claude Lelouch passando per Costa Gravas l’attore francese ha attraversato, con estremo, talento tutti i generi del cinema. Un viso in grado di trasformarsi lentamente facendo sorridere e annichilire lo spettatore con quella straordinaria lentezza necessaria emozionarsi. Proporre dei film necessari a conoscere Jean Louis è un dovere quasi quanto guardarli.

Estate violenta (1959)

Storia d’amore che fa della malinconia e della leggerezza la sua principale cifra stilistica. Durante l’estate del 1943 un ragazzo, figlio di un gerarca fascista, s’innamora della vedova di un caduto, la loro passione è intensa e i due decidono di scappare in treno a causa dell’escalation militare. Il sentimento rimarrà forte ma le decisioni dovranno scontrarsi con un mondo in procinto di dissolversi.

Zurlini supera se stesso mettendo insieme le caratteristiche di Antonioni, Visconti e Rossellini e lo fa raccontando una passione che si stringe grazie alla malinconia e a un linguaggio lieve. I dialoghi sono carichi di rispetto, verso il sentimento e la sceneggiatura priva di alcun compiacimento. Difficilmente il cinema italiano ha avuto un film, dove l’amore riesca a trascinare il pubblico rendendo, altresì, il periodo storico.

La terrazza Ettore Scola 1980

Quando si mette nello stesso campo d’inquadratura : Vittorio Gassman, Mastroianni e Ugo Tognazzi i risultati possono essere molto alti o incredibilmente rasoterra. Né La terrazza la scena del “mesto erudito” in cui Gassman racconta ai suoi amici cosa sono diventati vale il prezzo di qualsiasi biglietto.

Questa commedia sulla commedia è la vera madre de La grande Bellezza, il pretesto è una cena di intellettuali radical da cui si snodano delle storie di fallimenti e di rimpianti da parte di una classe di privilegiati che si scontra, arrivata ad una certa età, con il fallimento di una felicità solo apparente.

Scola riesce a staccarsi dal registro di C’eravamo tanto amati e rendere, aiutato da una sceneggiatura superba, i caratteri e le complessità di chi al potere avrebbe voluto la fantasia, ma si è scoperto averne ben poca.

Il cast stellare lavora in maniera elegante per mettere in scena un ritratto sulla condizione dell’intellettualità italiana ferma ai valori della piccola borghesia che tanto aveva osteggiato in un recente passato.

Tre colori –Film rosso Krzysztof Kieślowski 1994

Valentine è una modella che vive a Ginevra gestendo una relazione a distanza con il fidanzato fermo a Londra. Una sera investe il cane di un vecchio giudice in pensione. L’uomo, affetto da misantropia, si diverte nell’ ascoltare le conversazioni telefoniche degli sconosciuti. La ragazza, inizialmente refrattaria alla cosa, diventa la confidente più intima del vecchio solitario. E’ il terzo capitolo di una trilogia dedicata agli ideali francesi più famosi. Libertà, uguaglianza e fraternita diventano il pretesto per raccontare la dissoluzione dei rapporti nella vecchia Europa. Film rosso è il saluto di un regista che ha fatto della spiritualità il suo tema portante.

Trintignant, qui nel ruolo del giudice, riesce a trasmettere la disaffezione di un uomo di legge per l’umanità e i suoi opposti. Un personaggio duro e provato, quello portato in scena dall’attore, che vive senza umanità e incapace di provare sentimenti. L’incontro con Nadine lo riporterà brevemente a osservare la vita. Il suggerimento è di recuperare i primi due capitoli di questa tetralogia in grado di toccare con la medesima silente maestria del suo autore.

Finalmente Domenica Francois Truffaut 1983

Agente immobiliare è indagato per l’omicidio di amante e moglie. L’uomo comincerà un’indagine personale al fine di dimostrare la sua innocenza senza grandi risultati. Barbara, la segretaria, andrà in aiuto riuscendo a dimostrare l’innocenza del principale. Ultimo film del maestro francese che cita dichiaratemene i noir americani degli anni quaranta. L’atmosfera è quasi da commedia, nonostante l’intreccio giallo ci sia tutto. Truffaut rende omaggio a Hitchcock lo mischia con John Houston e un pizzico di Nora Ephron, il risultato è un ottimo intrattenimento.

Trintignant, nel ruolo del distratto sospettato, rende perfettamente la sensazione di “fuori posto” che il regista aveva pensato per lui. Il film è piacevolmente al femminile. Truffaut ha il coraggio in tempi non cosi semplici, di affidare la parte dell’eroina a Fanny Ardant e al suo fascino da femme fatale.

Amour Micheal Haneke 2012

Coppia di ottantenni vive isolata dal mondo ascoltando cd di musica classica e facendosi compagnia. I due, ex musicisti, passano le giornate scambiandosi opinioni e ricevendo di tanto in tanto la figlia e alcuni ex allievi. Alla donna è diagnosticato l’Alzheimer e la situazione precipita. Il marito, non volendola rinchiudere in un ospizio, la assiste diligentemente. Con il passare delle giornate il loro amore viene messo in discussioni dalla pressione degli eventi. Il film è un capolavoro di onesta intellettuale e di verità.

Senza cadere nel sentimentalismo e raccontando quello che succederebbe in una situazione simile, il regista marca i toni sull’assenza della logica in una vicenda simile. Il calvario di una coppia che sente la fine e non ha alcun potere di contrastarla se non la malinconia. Trintignant è un marito inizialmente sano, che si occupa di sua moglie per dovere e qualche ricordo di sentimento.

L’uomo comincia a sentire il peso degli anni quando si rende conto che non esiste via d’uscita. Altro elemento della coppia è la straordinaria Emanuelle Riva in grado di duettare con lui perfino sui silenzi.

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