Vittorio De Sica, l’artista italiano che ha rappresentato maggiormente la creatività

Articolo di Paolo Quaglia

Parlare di Vittorio De sica risulta difficile e per poterlo solo evocare occorre fare i conti con la soggezione. Tralasciando i meriti e le qualità viene però da chiedersi quale fosse il talento distintivo del regista di Umberto D. Vittorio, nato il primo anno del secolo scorso, è stato l’artista italiano che ha rappresentato maggiormente la creatività. De Sica sapeva essere cantante, attore, regista e intrattenitore; tutte varianti dello spettacolo che padroneggiava in maniera eccellente. Nella sua carriera di attore ha saputo destreggiarsi tra il comico e il drammatico essendo sempre credibile. La sua gamma di personaggi, abbracciati in cinquant’anni di carriera, passa da donnaioli impenitenti a militari cialtroni o padri atipicamente moderni. Ruoli che mantenevano la stessa classe dell’uomo. Come regista ha partecipato attivamente al neorealismo superandolo e continuando la professione cui alternava il suo ruolo di attore spesso e volentieri in pellicole di grande intrattenimento . La formazione nelle riviste degli anni venti e il cinema dei telefoni bianchi gli hanno permesso di affinare un rapporto simbiotico con gli attori e costruire l’occhio per qualsiasi tipo di inquadratura. Vittorio De sica era anzitutto un inventore d’immagini, capace di prendere qualsiasi soggetto e renderlo visivamente al meglio. Nel lungo sodalizio con Mastroianni e la Loren ha dimostrato come uno spogliarello o una litigata possano diventare poesia. Sapeva cosa far fare all’attore e che tipo di gesto sarebbe stato il più naturale per ogni personaggio. Non si può racchiudere la carriera di De Sica in pochi titoli ma si possono segnalare alcuni esempi dei molti periodi che questo talento indiscutibile ha affrontato.

Un italiano in America 1967

Il film è una commedia satirica interpretata da Vittorio De Sica, oltre che da Sordi. Uno squattrinato cialtrone italiano residente negli Usa accetta di coinvolgere il figlio, un benzinaio romano, in una sorta d’incontro davanti alle telecamere di un emittente per racimolare dei soldi. Inizialmente entusiasta all’idea di rivedere il vecchio padre Giuseppe ( Sordi) si accorgerà delle reali intenzioni del genitore che, dopo aver speso tutti soldi, lo coinvolgerà in un viaggio attraverso l’America alla ricerca di un’ improbabile eredità. Esame sul potere che i media stavano acquisendo man mano e sulla tendenza delle persone a far merce delle loro emozioni . Alla fine degli anni sessanta il regista e lo sceneggiatore mostrano in che direzione sarebbe andato il mondo nei successivi decenni. Il tono lieve e coppia di attori fanno il resto.

Gli uomini che mascalzoni 1932

Siamo a Milano nei primi del novecento, un giovanotto s’innamora di una bella ragazza e la invita a salire sulla macchina del suo padrone. Il ragazzo si vergogna ad ammettere di essere l’autista e per un disguido litiga con la signorina. A causa di questo incidente perderà il lavoro. I due si rincontreranno, dopo tempo, a una fiera popolare. Il film di Camerini ha una trama leggera e leggermente melensa, ma riesce a rasserenare gli animi attraverso dialoghi abbastanza arguti e una facilità generale nell’affrontare la vita. Sembrano tempi molto spensierati, nonostante la guerra, dove la comunicazione tra individui sia comunque possibile e i drammi privi di contorni definiti. Nonostante la poca attendibilità, la vicenda intrattiene e fa sorridere. Interessante spaccato d’inizio secolo che strizza l’occhio alla classe media già chiave di volta di ogni successo commerciale. Camerini, sapiente regista, mette insieme un cast di attori professionisti affidando all’istrionismo di un giovane De Sica il ruolo più importante.

L’oro di Napoli 1954

Il film è un affresco partenopeo diretto in maniera eccellente da uno dei maestri del cinema italiano. Diviso in cinque episodi trasmette altrettante storie di vita che animano una delle città più interessanti del mondo. Tratto dal libro di Giuseppe Marotta racconta le vicende di personaggi caratteristici e le loro storie di vita. Troviamo Totò nel ruolo di un Pazzariello bullizzato dal guappo di turno che si è stabilito in casa sua vessando lui e famiglia. L’uomo tenterà una reazione con effetti inaspettati. Il film è composto di sei episodi, interpretati dai più grandi attori della tradizione italiana e napoletana. Uno squattrinato giocatore prova a riscattare se stesso sfidando un bambino a carte, un venditore di saggezza a fidanzati delusi, oltre a prostitute, pizzaioli e cortei funebri. Tra la commedia e il drammatico il film, sceneggiato da De Sica e Zavattini è il racconto di una città e delle sfumature che la compongono.

Ladri di bicilette 1948

Attacchino di manifesti cinematografici, viene derubato della bicicletta necessaria alla sua professione. L’uomo, insieme al figlio, la cercherà per tutta Roma. Il film è un viaggio nella mente umana e attraverso una città sintesi di un intero paese. La fine della guerra aveva tirato fuori tutte le paure e il cinismo delle persone, ma anche esaltato la loro voglia di solidarietà e comprensione. Capitolo essenziale del neorealismo, Ladri di bicilette rappresenta uno sguardo nella seconda metà del 900, dove la microstoria delle persone comuni si sostituisce ai grandi eventi narrati dai libri. Il duo De Sica Zavattini riflette sulla realtà, portando sul grande schermo un evento traumatico che scopre una realtà miserabile e poetica allo stesso tempo. Ogni minuto di quest’”on the street” aggiunge allo spettatore empatia, i confini del male sono molto sfumati e su tutto trionfa una comprensione dovuta . Dopo tutti questi anni Ladri di biciclette rimane essenziale testimonianza di microstoria che racconta un tempo e un luogo lontano ma attuale. L’utilizzo d’immagini molto reali cancella nel pubblico il l’accaduto permettendo di arrivare direttamente al problema.

Il giardino dei Finzi Contini 1970

Siamo a Ferrara negli anni che precedono la seconda guerra mondiale. Giorgio e Micol sono due amici di lunga data che vivono in maniera spensierata la loro giovinezza. Le leggi razziali s’insinuano nel tessuto sociale italiano eludendo gli ebrei dalla vita pubblica e lasciando i due ragazzi in uno stato di precarietà morale. Giorgio è innamorato di Micol ma lei non ricambia il suo sentimento pur rimandogli vicina come amica sincera. Tutta la compagnia si ritrova per passare i pomeriggi nel giardino dei Finzi Contini dove il tempo passa lento fino all’arrivo delle deportazioni. Micol, appartenete alla famiglia Finzi Contini, andrà incontro a una sorte avversa mentre Giorgio ricorderà anni dopo quel periodo di privazioni e sentimento.

Tratto dal libro di Giorgio Bassani il film è il racconto lieve di una tragedia, De Sica sceglie di utilizzare la privazione delle libertà personali come immagine descrittiva, evitando qualsiasi tipo di violenza fisica. Le interdizioni che gli israeliti subiscono diventano una scure insopportabile che cancellerà in Giorgio il desiderio di un sano amore adolescenziale trasformando la sua esperienza in un ricordo triste e malinconico. Il film vinse un oscar e fu d’ispirazione a registi, quale Steven Spielberg e Roman Polanski, per raccontare la disperazione attraverso gesti propri della quotidianità. Lavorando su toni tenui il regista riesce a trasmettere la condizione d’intere famiglie isolate progressivamente dalla vita. Lo sterminio arriva al pubblico senza il bisogno di sfoggiare alcun blindato o uniforme sedimentandosi maggiormente per questo, nelle coscienze di chi osserva.

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