“Tre passi nel delirio”, un film ispirato ai Racconti straordinari di Edgard Allan Poe

Articolo di Gordiano Lupi

Tre passi nel delirio è un film a episodi di produzione italo – francese girato da Roger Vadim, Louis Malle e Federico Fellini, ispirato ai Racconti straordinari di Edgard Allan Poe.

Roger Vadim gira Metzengerstein, storia di una contessa che provoca un incendio per uccidere un cugino che l’ha respinta ma fa la stessa fine. Louis Malle filma William Wilson, per raccontare il duello tra un ufficiale e un sosia surreale che compare davanti ai suoi occhi per impedire di compiere azioni disoneste. Federico Fellini gira Toby Dammit ispirandosi al racconto Non scommettere la testa col diavolo, interpretato da Terence Stamp, Salvo Randone, Polidor (Ferdinand Guillaume), Milena Vukotic e Antonia Pietrosi. La storia racconta la vita di un attore alcolizzato che accetta di girare un western italiano in cambio di una Ferrari, ma finisce per morire dopo una folle corsa. Fellini non rinuncia a fare il suo cinema e a mettere un marchio d’autore anche in una pellicola di genere fantastico, perché la storia passa in secondo piano quando il regista esprime il suo mondo interiore. Toby Dammit è un personaggio complesso, viene in Italia controvoglia, è strafottente con giornalisti e televisione. I produttori della pellicola sono uomini di Chiesa che vogliono fare un western cattolico e raccontare il ritorno di Cristo in una desolata terra di frontiera. Fellini gira con stile inconfondibile, esprime le sue idee sulla religione, inserisce scene di suore, parti musicali ispirate al circo, parentesi a base di clown (Polidor), polemica nei confronti dei media e dei premi cinematografici. “Non credo in Dio ma nel diavolo”, dice Toby Dammit durante un’intervista. Il film è critico nei confronti della religione, del clero, del mondo cinematografico, degli inutili premi e delle serate di gala.“Perché mi avete chiamato?”, grida l’attore ubriaco prima di una folle corsa in Ferrari. Il finale con il fantasma che raccoglie la testa mozzata dell’attore mentre la palla rimbalza accanto a un corpo privo di vita è puro cinema dell’orrore. Il richiamo a Mario Bava è più che evidente: la speranza è che sia soltanto una citazione voluta di Operazione paura.

Tre passi nel delirio è una trilogia horror atipica per i tre registi, non del tutto riuscita, ma con esisti altalenanti e frammentari.

L’episodio di Vadim non convince perché spinge sull’erotismo di Jane Fonda, che avrà maggior successo come Barbarella (1968). Malle mette in scena un lavoro mediocre che si perde in psicologismi e in una tematica che approfondisce lo sdoppiamento della personalità. Fellini salva la pellicola partendo dal racconto di Poe e dal nome del protagonista per realizzare una storia nuova. L’horror di Fellini è un incubo delirante che mette in primo piano i perversi meccanismi del mondo dello spettacolo e fa da cartina di tornasole per gli orrori quotidiani. Il regista parte dal personaggio di una novella fantastica per approfondire le angosce e le oppressioni del’esistenza contemporanea. Per realizzare Toby Dammit Fellini si ispira a Operazione paura (1966) di Mario Bava, per il personaggio della bambina – fantasma che appare e scompare con una palla in mano.

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